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Zelensky risponde a Trump: “Gli Usa investano nelle terre rare dell’Ucraina”

(reuters)

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Il presidente degli Stati Uniti non vuole fermare gli aiuti militari ma venderli. E Kiev è d’accordo: “Siamo pronti a ricevere investimenti da parte di aziende americane”
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KIEV – Il presidente Donald Trump non intende affatto fermare gli aiuti militari a Kiev: glieli vuole vendere. E Kiev è perfettamente d’accordo. Dopo tre anni di sangue e trincee, pochi in Ucraina avrebbero scommesso di dover prendere in mano la tavola degli elementi chimici per capire in che direzione andranno conflitto e negoziato. Mobilitazione, garanzie Nato... Macché, da ieri in Ucraina si discute delle “Terre rare e altre cose", come ha detto il presidente americano nello studio ovale, in cambio delle quali gli Usa potrebbero continuare a offrire aiuti militari all’Ucraina. “Siamo pronti a ricevere investimenti da parte di aziende americane”, ha replicato oggi il presidente Volodymyr Zelensky.

La contrarietà del Cremlino

A caldo, invece, la prospettiva non piaceva al cancelliere tedesco, Olaf Scholz: “Nel piano per la vittoria Kiev ha avanzato proposte su come le sue terre rare possano essere utilizzate per il futuro del Paese, dopo la guerra. Sarebbe egoista e autoreferen…

KIEV – Il presidente Donald Trump non intende affatto fermare gli aiuti militari a Kiev: glieli vuole vendere. E Kiev è perfettamente d’accordo. Dopo tre anni di sangue e trincee, pochi in Ucraina avrebbero scommesso di dover prendere in mano la tavola degli elementi chimici per capire in che direzione andranno conflitto e negoziato. Mobilitazione, garanzie Nato... Macché, da ieri in Ucraina si discute delle “Terre rare e altre cose", come ha detto il presidente americano nello studio ovale, in cambio delle quali gli Usa potrebbero continuare a offrire aiuti militari all’Ucraina. “Siamo pronti a ricevere investimenti da parte di aziende americane”, ha replicato oggi il presidente Volodymyr Zelensky.

La contrarietà del Cremlino

A caldo, invece, la prospettiva non piaceva al cancelliere tedesco, Olaf Scholz: “Nel piano per la vittoria Kiev ha avanzato proposte su come le sue terre rare possano essere utilizzate per il futuro del Paese, dopo la guerra. Sarebbe egoista e autoreferenziale usare questi fondi solo per sostenere la difesa” e non per “finanziare la ricostruzione". E non entusiasma certo neppure il Cremlino: Trump instaura un rapporto con Kiev “su base commerciale”, dice il portavoce Dmitri Peskov, ma non è un modo per “contribuire alla fine del conflitto”.

Nei palazzi del governo, a Kiev, l’accoglienza per le parole del presidente Usa è ben diversa: “Il suo approccio alla guerra è puramente pragmatico, e il fattore principale è il vantaggio economico per gli Stati Uniti”, commenta il consigliere Mikhailo Podolyak. Instaurare un rapporto su queste basi, dice, “è possibile. Ma gli Stati Uniti non devono permettere al paese aggressore di mettere piede nei territori occupati. Tutto qui. Non si tratta di pagare gli aiuti con terre rare: si tratta di accordi congiunti sugli investimenti”. Nessuno è stato colto di sorpresa, a Kiev, dalla proposta del presidente americano.

I minerali importanti per le nuove tecnologie

Dal suo insediamento, Trump ha fatto saltare in aria tre anni di diplomazia congiunta di Washington e Kiev, ma a mettere in campo nei rapporti bilaterali i giacimenti ucraini di terre rare e di altri minerali di importanza critica per le nuove tecnologie era stato proprio Zelensky. Presentando il suo Piano per la vittoria, a ottobre il presidente disse che Kiev proponeva agli Stati Uniti insieme ad alcuni partner, e in particolare all’Unione europea, di firmare un accordo speciale sulla protezione congiunta delle risorse critiche disponibili in Ucraina. Le terre rare erano parte della road map di Kiev per una pace da imporre collettivamente a Mosca, ma non è riuscito a coinvolgere il sud globale.

C’è un tesoro sottoterra e Mosca vuole rubarlo

Kiev si era giocato la sua esca: c’è un tesoro, sottoterra, e Mosca vuole rubarlo. Se ci aiutate a difenderci, ne godremo insieme. Già prima che si alzassero i venti di guerra a Est, nel gennaio 2021, Zelensky scrisse un post su Twitter invitando Elon Musk in Ucraina: i giacimenti di litio, spiegava ai giornalisti incuriositi il suo vice capo dell’Ufficio presidenziale, possono certamente interessare uno dei maggiori produttori di auto elettriche al mondo. E’ un filo rosso che non si è mai spezzato. “L’Ucraina – ha detto due mesi fa il senatore repubblicano Lindsey Graham a Fox News - è il paese più ricco d’Europa in terre rare: il valore varia da 2 a 7mila miliardi di dollari. È molto importante che gli ucraini siano pronti a concludere un accordo con noi, e non con i russi. E’ nel nostro interesse che la Russia non occupi questo spazio”.

Trum cerca alternative in Occidente

La diplomazia del berillio e del tantalio ha forte ascendente sui repubblicani. Trump ha addirittura provato a stravolgere l’atlante comprando la Groenlandia e annettendo il Canada, due autentici paradisi per cercatori di terre rare. E se ora l’America alza le barriere doganali con la Cina, è sulla materia prima per le nuove tecnologie che teme il ricatto. Pechino ha già annunciato controlli sulle esportazioni di tungsteno, tellurio, bismuto, indio e molibdeno, terre rare di importanza critica per diversi settori industriali: dalla difesa all’elettronica e alle rinnovabili. Per questo Trump cerca alternative in Occidente. Per Kiev, però, è un’arma a doppio taglio. Nel 2023 in una conferenza sulla ricostruzione l’allora vice primo ministro Yulia Svyrydenko citò le “riserve di litio, titanio e i significativi giacimenti di altri minerali” come uno dei motori della ripresa dell’Ucraina “nei prossimi 10 anni”. Non come un vaglia per i Patriot e gli Atacms. “L’estrazione delle terre rare – ammonisce l’economista Alexey Kushch - richiede grandi risorse idriche, inquina e può addirittura aumentare la radiazione di fondo. Sopportarlo per lo sviluppo della propria industria di trasformazione è una cosa, per il semplice sfruttamento delle risorse un’altra. Dopo la guerra assisteremo alla progressiva sostituzione dei gruppi finanziari e industriali degli oligarchi con le multinazionali”. Ma è una preoccupazione che Zelensky conosce: “Vorrei che le aziende americane sviluppassero questo settore qui", dice.

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