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Zelensky apre alle trattative con Putin: “Ma senza Nato vogliamo l’atomica”

(afp)

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Il leader di Kiev “pronto a sedersi al tavolo” con lo zar. “Ci consideriamo nemici, ma non conta”
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KIEV — Uno Zelensky così esplicito non s’era visto mai: «Sono pronto a sedermi di fronte a Putin al tavolo delle trattative se questa è l’unica configurazione per la pace in Ucraina e per non perdere vite», dice in una conversazione fiume con il giornalista britannico Piers Morgan. Lo ha denunciato per tre anni come “criminale di guerra”, ha fatto iscrivere nella Costituzione ucraina che nessuno potesse trattare con lui dopo Bucha e Mariupol, e non ha cambiato idea: «Lo considero un nemico.

E, a dire il vero, penso che lui consideri me un nemico», ma adesso anche per il presidente ucraino è ora di voltare pagina. Il suo «atteggiamento personale» nei confronti di Putin non ha importanza, dice. Alla vigilia del terzo anniversario dell’invasione, tre anni di Zelensky granitico nell’imporre al Paese la linea della durezza per la sopravvivenza sembrano ormai un ricorso sgretolato dall’usura di un fronte in crescente difficoltà.

Anche il mantra del ripristino dei confini del 1991 è arc…

KIEV — Uno Zelensky così esplicito non s’era visto mai: «Sono pronto a sedermi di fronte a Putin al tavolo delle trattative se questa è l’unica configurazione per la pace in Ucraina e per non perdere vite», dice in una conversazione fiume con il giornalista britannico Piers Morgan. Lo ha denunciato per tre anni come “criminale di guerra”, ha fatto iscrivere nella Costituzione ucraina che nessuno potesse trattare con lui dopo Bucha e Mariupol, e non ha cambiato idea: «Lo considero un nemico.

E, a dire il vero, penso che lui consideri me un nemico», ma adesso anche per il presidente ucraino è ora di voltare pagina. Il suo «atteggiamento personale» nei confronti di Putin non ha importanza, dice. Alla vigilia del terzo anniversario dell’invasione, tre anni di Zelensky granitico nell’imporre al Paese la linea della durezza per la sopravvivenza sembrano ormai un ricorso sgretolato dall’usura di un fronte in crescente difficoltà.

Anche il mantra del ripristino dei confini del 1991 è archiviato di fronte alla realtà, l’Ucraina «non può perdere milioni di persone per un risultato che potrebbe non verificarsi», dice il presidente che di questo punto aveva fatto uno dei cardini del suo Piano di pace in dieci punti. Ma questo non vuol dire cedere una fetta cospicua di Ucraina alla Russia, la Costituzione non può essere violata riconoscendo formalmente i territori occupati come russi. È la presa d’atto finale che Kiev accoglie la tesi secondo cui un accordo di pace prevederà la rinuncia a riconquistare quei territori perduti con la forza, configurando una soluzione riconosciuta di fatto ma non di diritto.

E non sono gli unici pilastri della linea sostenuta con tutto il coraggio della prima ora, con la tenacia di quella mimetica da combattente che ancora resiste, a cedere di fronte alla realtà del ciclone che arriva dall’America con il cambio di regia a Washington. Ce n’è un altro anche più clamoroso, nel cuore dell’intervista: Zelensky prende atto che la garanzia numero uno richiesta ai partner occidentali come unica certezza di non dover tornare a fronteggiare un’invasione russa ancora più devastante, cioè l’ingresso nella Nato, è un miraggio destinato a durare a lungo, se non per sempre.

L’attesa potrebbe protrarsi «per anni o decenni», dice, e allora «sorge una domanda assolutamente legittima: cosa ci proteggerà da questo male per tutto questo tempo, lungo tutto questo percorso? Quale pacchetto di supporto, quali missili? Ci daranno armi nucleari? Allora lasciamo che ci diano le armi nucleari», dice. «Facciamo in questo modo: restituiteci le nostre armi nucleari; restituiteci i nostri sistemi missilistici; partner, aiutateci a finanziare un esercito forte di un milione di persone, trasferite il vostro contingente in quelle parti del nostro Paese dove vogliamo stabilità nella situazione, affinché la gente possa stare calma».

E se Nato non sarà, allora quale ragione avrebbe Putin di restare in Ucraina? La logica è solida: «Putin deve ritirarsi completamente dal nostro territorio. Ha invaso perché aveva paura che saremmo diventati membri della Nato. Okay, non siamo membri della Nato: ora fuori dalla nostra terra». Non uno sfogo, ma i nuovi cardini per un negoziato.

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