Gerusalemme — Itamar Ben Gvir non sta nella pelle, già dice che è pronto a tornare al governo con Netanyahu, se realizzerà punto per punto il piano di Trump, ovvero fare di Gaza la riviera del Medioriente, una specie di grande resort pacificato a suon di miliardi e senza più palestinesi, o quasi. Nemmeno lui era riuscito a pensarla così. L’ex ministro della sicurezza nazionale che dopo il 7 ottobre per prima cosa fece distribuire migliaia di pistole alla popolazione civile, si era sfilato dalla maggioranza di governo perché contrario alla tregua. La conferenza stampa di Trump ha cambiato lo scenario. «Abbiamo una grande opportunità e non dobbiamo lasciarla sfuggire. Già prima del 7 ottobre incoraggiavo l’emigrazione (dei palestinesi, ndr) e mi prendevano in giro… È tempo di implementarla e promuoverla», ha dichiarato ieri.
L’estrema destra israeliana applaude e incassa. «Il piano presentato ieri dal presidente Trump è la vera risposta al 7 ottobre», gli ha fatto eco il ministro d…
Gerusalemme — Itamar Ben Gvir non sta nella pelle, già dice che è pronto a tornare al governo con Netanyahu, se realizzerà punto per punto il piano di Trump, ovvero fare di Gaza la riviera del Medioriente, una specie di grande resort pacificato a suon di miliardi e senza più palestinesi, o quasi. Nemmeno lui era riuscito a pensarla così. L’ex ministro della sicurezza nazionale che dopo il 7 ottobre per prima cosa fece distribuire migliaia di pistole alla popolazione civile, si era sfilato dalla maggioranza di governo perché contrario alla tregua. La conferenza stampa di Trump ha cambiato lo scenario. «Abbiamo una grande opportunità e non dobbiamo lasciarla sfuggire. Già prima del 7 ottobre incoraggiavo l’emigrazione (dei palestinesi, ndr) e mi prendevano in giro… È tempo di implementarla e promuoverla», ha dichiarato ieri.
L’estrema destra israeliana applaude e incassa. «Il piano presentato ieri dal presidente Trump è la vera risposta al 7 ottobre», gli ha fatto eco il ministro delle finanze Bezalel Smotrich, che è rimasto al governo ma solo a condizione che non si passi alla fase due dell’intesa con Hamas.«Coloro che hanno commesso il massacro più terribile sulla nostra terra si troveranno a perdere la loro terra per sempre». L’America e Israele «renderanno il mondo di nuovo grande».
È presto per capire se la sortita di Trump corrisponda a un piano reale per il dopoguerra a Gaza o se sia piuttosto una strategia negoziale in linea con la sua storia di immobiliarista spregiudicato: alzare la posta così tanto da spiazzare gli interlocutori e poi trattare. Nella stampa di destra israeliana non manca chi propende per la seconda ipotesi, ovvero che il presidente Usa stia scommettendo sullo shock di una idea così radicale per spingere paesi come l’Egitto, la Giordania, gli stati del Golfo a impegnarsi seriamente per una soluzione, politica ed economica, a Gaza.
Ma certo Trump ha offerto a Netanyahu una carta formidabile da giocare sul tavolo della politica interna e con i suoi alleati riluttanti della destra radicale. Potrà dire loro che l’Arabia Saudita non chiederà uno stato palestinese in cambio della normalizzazione con Israele (l’ha detto Trump), anche se i sauditi vanno ripetendo che è esattamente quello che continueranno a chiedere. E potrà assicurarli che la soluzione dei due stati è morta, il piano di pace è ancora quello di Jared Kushner, il genero di Trump, architetto degli accordi di Abramo. Del resto la proposta di Trump non ha solo esaltato l’estrema destra, è stata accolta con interesse anche da altri politici israeliani.
Il leader centrista Benny Gantz, che per una breve stagione era sembrato l’alternativa politica a Netanyahu, ha definito l’idea del presidente Usa di «permettere» ai cittadini di Gaza di trasferirsi in ambienti «sicuri e fiorenti» fuori Gaza «encomiabile». «Che abbia successo completamente o parzialmente, Israele non ha nulla da perdere, solo da guadagnare». L’ex ministro della difesa ha aggiunto che «il principio più importante sottolineato dal Trump è lo spostamento della responsabilità per Gaza da Hamas alla comunità internazionale». Solo il leader dell’opposizione Yair Lapid si è mostrato più cauto: studieremo la proposta di Trump e la affiancheremo con nostre idee, «perché compito della leadership israeliana è fare proposte, non limitarsi ad aspettare quelle americane».