Lo storico Sassoon: “Trump sbaglia, con i soldi non si fa la pace in Medio Oriente”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Donald Sassoon, 78 anni, grande storico britannico con un lungo passato in Italia, ha appena pubblicato "Rivoluzioni. Quando i popoli cambiano la storia” (Garzanti) ma ha anche letto anche le amare parole di David Grossman a “Repubblica” l’altro giorno. Ossia su come l’odio e la paura potrebbero mai più abbandonare i popoli di israeliani e palestinesi. Mentre si staglia sul Medio Oriente l’ombra di Donald Trump e i suoi progetti controversi, come quelli di una località turistica al posto della Striscia di Gaza.
Sassoon, innanzitutto cosa ne pensa delle parole di Grossman?
“Mi sembrano realistiche e non pessimistiche. Del resto, l’odio tra i due popoli non è iniziato con la strage del 7 ottobre, ma ben prima. Ossia quando, nel 1947 e 1948, i palestinesi vennero espulsi e condannati in campi e prigioni all’aria aperta. Dopo l’offensiva a Gaza per i massacri del 7 ottobre, la Striscia è stata distrutta, ci sono stati quasi 50mila morti, per non parlare dei mutilati. Penso …
LONDRA - Donald Sassoon, 78 anni, grande storico britannico con un lungo passato in Italia, ha appena pubblicato "Rivoluzioni. Quando i popoli cambiano la storia” (Garzanti) ma ha anche letto anche le amare parole di David Grossman a “Repubblica” l’altro giorno. Ossia su come l’odio e la paura potrebbero mai più abbandonare i popoli di israeliani e palestinesi. Mentre si staglia sul Medio Oriente l’ombra di Donald Trump e i suoi progetti controversi, come quelli di una località turistica al posto della Striscia di Gaza.
Sassoon, innanzitutto cosa ne pensa delle parole di Grossman?
“Mi sembrano realistiche e non pessimistiche. Del resto, l’odio tra i due popoli non è iniziato con la strage del 7 ottobre, ma ben prima. Ossia quando, nel 1947 e 1948, i palestinesi vennero espulsi e condannati in campi e prigioni all’aria aperta. Dopo l’offensiva a Gaza per i massacri del 7 ottobre, la Striscia è stata distrutta, ci sono stati quasi 50mila morti, per non parlare dei mutilati. Penso sempre all’immagine di quel ragazzino palestinese che va a prendere la farina e un missile israeliano gli distrugge la casa, uccidendogli il resto della famiglia. Perché questo ragazzino non dovrebbe odiare gli israeliani e diventare potenzialmente un altro terrorista? Così nasce e cresce l'odio».
Però l’odio è, per esempio, anche di molti Paesi arabi o musulmani che non riconoscono l’esistenza di Israele.
“Certo. Ma l’intero progetto era sbagliato, ossia la costruzione di uno stato etno-nazionalista in Medio Oriente. Nello stato ebraico se non sei ebreo non ti senti a tuo agio, come io non mi sentirei a mio agio in una stato istituzionalmente cattolico, in ogni suo aspetto”.
Perché lei è ebreo, ma non sionista?
«Non lo sono mai stato, come non lo era la maggioranza degli ebrei prima della Shoah e del Novecento. Dopo l’Olocausto, però, la creazione dello Stato di Israele ne è stata la conseguenza».
Crede ancora in una soluzione a due Stati per Israele e palestinesi?
“La soluzione ideale per me è sempre stata quella di uno Stato unico, in cui ebrei e palestinesi vivano in pace e armonia. Ma questo oggi è utopico e impossibile. In una soluzione a due Stati, inoltre, bisognerebbe espellere i coloni ebrei dalla Cisgiordania ma anche questo è impossibile. Inoltre, l’attuale premier israeliano Netanyahu non vuole i due Stati. Il suo governo cercherà di mantenere una specie di occupazione a Gaza e far espandere ancora di più i coloni, con l’appoggio della stragrande maggioranza degli Stati occidentali. Come la Germania che, dopo le colpe del nazismo, permette tutto a Netanyahu e ai suoi. Quindi sono decisamente pessimista».
Trump propone di risolvere tutto con i soldi in Medio Oriente. Lei cosa ne pensa?
«Purtroppo siamo costretti a prendere Trump sul serio anche se non ha la più pallida coscienza dell’area, e tanto meno della costituzione americana. La timidezza dell’Occidente nei confronti di Trump mi fa impressione. Ma solo i soldi non possono fare molto. E non possono portare la pace. Anche se Israele trovasse un accordo con l’Arabia Saudita, bisognerebbe sempre pensare a milioni di palestinesi che invocano uno Stato, e gli altri Paesi non hanno mai preso sul serio la loro causa, inclusi Giordania ed Egitto. Quindi condivido il pessimismo di Grossman. Certo, nel mondo in passato, anche in situazioni estremamente complicate si è arrivati a un compromesso, vedi in Sudafrica tra bianchi e neri. Ma al momento non ho alcuna speranza che si arrivi alla pace in Medio Oriente, e tanto meno a uno stato palestinese, purtroppo».