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Quell’idea del genero di Trump per Gaza: “È una riviera di enorme pregio”

Jared Kushner e Ivanka Trump (reuters)

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Il progetto di farne una località turistica era stato presentato dal marito di Ivanka e piace anche ai coloni
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Dove un vero statista vede macerie, dolore e una nazione da rimettere in piedi, un presidente immobiliarista vede mattoni, resort di lusso e investimenti stranieri. In altre parole: business. «Faremo di Gaza la riviera del Medio Oriente», dice dunque Donald Trump, scioccando i partner arabi e facendo coniare all’impronta un nomignolo per il suo progetto: “Mar-a-Gaza”.

Non è la prima volta che dall’inner circle del tycoon esce l’idea di deportare i palestinesi della Striscia per lasciar spazio a gru e muratori. Da sempre nei sogni dei coloni israeliani più oltranzisti che hanno già pronti i rendering delle future colonie vista mare, il piano è stato rilanciato un anno fa da Jared Kushner, il genero di Trump. Era il febbraio scorso, la guerra era nel pieno della sua brutalità e quasi nessuno ci fece caso. Kushner, durante un incontro alla Harvard University, disse che il lungomare di Gaza «è di gran pregio» e che Israele «può spostare tutti gli abitanti e ripulirlo».

Un anno dopo …

Dove un vero statista vede macerie, dolore e una nazione da rimettere in piedi, un presidente immobiliarista vede mattoni, resort di lusso e investimenti stranieri. In altre parole: business. «Faremo di Gaza la riviera del Medio Oriente», dice dunque Donald Trump, scioccando i partner arabi e facendo coniare all’impronta un nomignolo per il suo progetto: “Mar-a-Gaza”.

Non è la prima volta che dall’inner circle del tycoon esce l’idea di deportare i palestinesi della Striscia per lasciar spazio a gru e muratori. Da sempre nei sogni dei coloni israeliani più oltranzisti che hanno già pronti i rendering delle future colonie vista mare, il piano è stato rilanciato un anno fa da Jared Kushner, il genero di Trump. Era il febbraio scorso, la guerra era nel pieno della sua brutalità e quasi nessuno ci fece caso. Kushner, durante un incontro alla Harvard University, disse che il lungomare di Gaza «è di gran pregio» e che Israele «può spostare tutti gli abitanti e ripulirlo».

Un anno dopo sono le stesse parole che ha usato Trump, tornato alla Casa Bianca, per comunicare la sua visione per il dopoguerra: ripulire, spostare i palestinesi, la riviera. Il 44 enne Jared Kushner, che ha sposato Ivanka Trump, investiva nel mattone di New York già ai tempi del college. Da consigliere presidenziale per il Medio Oriente durante il primo mandato (2017-2021), elaborò un piano di sviluppo economico per la regione chiamato “Pace e prosperità” da 50 miliardi di dollari. Solo il corridoio di connessione tra la Cisgiordania e Gaza ne valeva 5. Attualmente Kushner non ha ruoli ufficiali, ma secondo il sito americano Puck, specializzato in retroscena politici, è lui ad aver ispirato il piano Trump, che segna una svolta rispetto alla tradizionale linea della Casa Bianca dei due popoli, due stati.

Quando ha lasciato l’incarico pubblico nell’amministrazione americana, il marito di Ivanka ha fondato la Affinity Partners, un fondo di investimento che gestisce 2 miliardi di dollari provenienti in gran parte dai sauditi, ma anche dagli Emirati e dal Qatar. La Affinity di recente è diventata il socio di maggioranza del colosso israeliano delle assicurazioni Phoenix Insurance, che fa parte del più vasto gruppo Phoenix, noto anche per finanziamenti immobiliari negli insediamenti all’interno dei territori occupati della Cisgiordania e sulle Alture del Golan. Un portfolio societario, quello di Kushner, che lascia intendere un suo coinvolgimento nella ricostruzione post-bellica, a scapito del popolo palestinese.

Un’idea di come vorrebbero trasformare Gaza la si è avuta nel dicembre del 2023, quando la Harey Zahav, agenzia immobiliare israeliana, a conflitto da poco iniziato pubblicò sul proprio sito i rendering di villette da realizzare tra le rovine delle case. «Noi di Harey Zahav stiamo lavorando per preparare il terreno per il ritorno a Gush Katif», scrivevano, ricordando il nome del blocco di 17 insediamenti nel sud di Gaza che Sharon smantellò nel 2005. «I nostri dipendenti hanno iniziato i lavori per riabilitare l’area, rimuovere i rifiuti e sfrattare gli invasori». Travolto dalle polemiche, il proprietario dell’azienda dichiarò in tv che il progetto edile nella Striscia era uno scherzo. Con l’arrivo di Trump, è uno scherzo tremendamente serio.

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