Palestinesi come ebrei, armeni e non solo: le pulizie etniche che sporcano la storia del mondo
di Enrico FranceschiniLONDRA – “Evitare qualsiasi forma di pulizia etnica a Gaza”: ieri il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres ha risposto così alla proposta di Donald Trump di trasferire in vari Paesi arabi i due milioni di palestinesi della Striscia e farne un resort “internazionale” in riva al mare. Nel frattempo, la portavoce della Casa Bianca ha compiuto una parziale marcia indietro rispetto alle parole pronunciate dal presidente, affermando che Trump non si è impegnato a inviare truppe americane a Gaza per “prenderne possesso”, come aveva detto nella conferenza stampa congiunta con il premier israeliano Netanyahu, e che il trasferimento dei palestinesi sarebbe soltanto una misura temporanea. Ma mentre il mondo arabo e l’Europa dissentono da un progetto che violerebbe le norme internazionali, negli Stati Uniti non manca chi lo giudica uno stimolo alla pace, alla prosperità e agli affari, sviluppando edilizia e turismo su “40 chilometri di litorale”. Washington nega che si tratterebbe di “pul…
LONDRA – “Evitare qualsiasi forma di pulizia etnica a Gaza”: ieri il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres ha risposto così alla proposta di Donald Trump di trasferire in vari Paesi arabi i due milioni di palestinesi della Striscia e farne un resort “internazionale” in riva al mare. Nel frattempo, la portavoce della Casa Bianca ha compiuto una parziale marcia indietro rispetto alle parole pronunciate dal presidente, affermando che Trump non si è impegnato a inviare truppe americane a Gaza per “prenderne possesso”, come aveva detto nella conferenza stampa congiunta con il premier israeliano Netanyahu, e che il trasferimento dei palestinesi sarebbe soltanto una misura temporanea. Ma mentre il mondo arabo e l’Europa dissentono da un progetto che violerebbe le norme internazionali, negli Stati Uniti non manca chi lo giudica uno stimolo alla pace, alla prosperità e agli affari, sviluppando edilizia e turismo su “40 chilometri di litorale”. Washington nega che si tratterebbe di “pulizia etnica”. Ecco una storia di questo termine e dei casi a cui è stato applicato in passato.
Che cos’è la pulizia etnica
La pulizia etnica indica una varietà di azioni atte a rimuovere forzatamente da un territorio la popolazione di una minoranza etnica o religiosa, anche ricorrendo alla violenza, per preservare l’identità e l’omogeneità di un gruppo etnico predominante. Può verificarsi attraverso una deportazione di massa o metodi indiretti volti a costringere la minoranza alla migrazione e a prevenirne il ritorno, come omicidi, stupri e distruzione di proprietà, Il termine è divenuto di uso comune con i conflitti fra albanesi e serbi nel Kosovo a partire dagli anni Ottanta e con le guerre nella ex-Jugoslavia negli anni Novanta, ma il fenomeno ha precedenti antichissimi. È stato definito un crimine contro l’umanità dal Tribunale Internazionale sull’ex-Jugoslavia e dalla Corte Penale Internazionale dell’Aia.
Nell’antichità
Tra i primi esempi di pulizia etnica, gli storici considerano l’espulsione di decine di migliaia di ebrei dal regno di Israele da parte dell’Impero babilonese nel 597 avanti Cristo, il massacro di Romani che vivevano in Anatolia commesso da re Mitridate VI nell’88 avanti Cristo e le guerre dei Romani contro gli ebrei fra il 115 e il 136 dopo Cristo, in cui vennero rasi al suolo centinaia di villaggi ed uccise o espulse centinaia di migliaia di persone.
Dal Medioevo all’Età moderna
Casi più recenti includono l’espulsione e lo sterminio di armeni e greci dall’Anatolia nel corso delle invasioni turche fra il 1071 e il 1453 dopo Cristo; l’espulsione degli ebrei da numerosi Paesi europei, tra cui Spagna, Francia e alcuni Stati della Germania fra il 13esimo e il 16esimo secolo, con la misura alternativa, in Spagna, della conversione obbligatoria al cattolicesimo; il dislocamento forzato dei nativi americani dal 1492 alla seconda metà dell’Ottocento da parte di coloni britannici, spagnoli e infine americani, che secondo numerosi storici ha assunto i caratteri di un genocidio; la confisca di terre e l’espulsione degli irlandesi nell’odierna Irlanda del Nord da parte di truppe e coloni inglesi fra il 1566 e il 1652; lo sterminio di massa delle popolazioni mongole nella regione di Dzungar per ordine della dinastia cinese Qing tra il 1755 e il 1757; lo sterminio e il dislocamento degli aborigeni in Australia da parte dei coloni bianchi dal 1788 all’inizio del Novecento.
Diciannovesimo secolo
Nell’Ottocento la pulizia etnica prosegue tra il 1821 e il 1922 con l’espulsione di massa dei musulmani da Bulgaria, Serbia e Grecia dopo che questi tre Paesi avevano ottenuto l’indipendenza dall’Impero ottomano, il quale rispose con operazioni analoghe contro le minoranze cristiane al suo interno; l’espulsione di un milione e mezzo di circassi nella regione del Caucaso da parte dell’Impero zarista russo intorno al 1860; l’espulsione degli albanesi dalla Serbia nel 1830-1876 e di nuovo nel 1877-’78; i pogrom (massacri e distruzione di villaggi) in Russia contro gli ebrei e altre minoranze per gran parte del 19esimo secolo; l’espulsione di 30 mila polacchi dalla Prussia fra il 1885 e il 1890.
Ventesimo secolo
Operazioni di pulizia etnica si sono ripetutamente verificate durante le guerre dei Balcani del 1912-’13 contro cristiani, turchi, greci, macedoni e altre minoranze da parte delle diverse forze in campo, con massacri e stupri di donne e bambini. La Prima guerra mondiale ha visto il genocidio del popolo armeno da parte dei turchi, una pulizia etnica in cui sono morti due milioni di persone.
La guerra civile russa del 1918-’20 ha portato alla deportazione di centinaia di migliaia di cosacchi del Don dall’odierna Ucraina da parte delle truppe bolsceviche.
Atti di massa di reciproca pulizia etnica sono avvenuti durante la guerra fra Grecia e Turchia del 1922-’24. Negli anni Venti ci sono state deportazioni di massa e massacri della minoranza tibetana in Cina.
Durante la conquista della Libia, il regime fascista di Benito Mussolini deportò ed espulse dalla Cirenaica più di 100 mila membri delle tribù indigene locali.
L’Olocausto, in cui la Germania nazista ha prima espulso, poi ghettizzato e infine trucidato nei campi di concentramento sei milioni di ebrei, è stato definito il peggiore genocidio della storia: una pulizia etnica che Hitler voleva condurre all’esito definitivo, fare scomparire un intero popolo, il progetto chiamato “soluzione finale della questione ebraica”. Altre minoranze, tra cui le popolazioni Roma e Sinti europee, sono state anch’esse colpite dallo sterminio etnico nazista.
Nel 1947, con la Partizione dell’India dopo l’indipendenza dall’Impero britannico, 6 milioni di musulmani fuggirono dall’India e 5 milioni di induisti e sikh fuggirono dal Pakistan. Lo stesso anno, in Jugoslavia, i partigiani comunisti del maresciallo Tito portarono a termine la pulizia etnica dell’Istria e della Dalmazia, costringendo con violenze, deportazioni e massacri 300 mila italiani a rifugiarsi in Italia.
Nel 1948 centinaia di migliaia di palestinesi fuggirono o furono espulsi dal neonato Stato di Israele durante la guerra d’indipendenza, scoppiata dopo la decisione dell’Onu di dividere in due stati, uno per gli ebrei e uno per i palestinesi, la Palestina sotto dominio britannico: gli ebrei accettarono il piano, i palestinesi lo rifiutarono e insieme a cinque Paesi arabi attaccarono gli ebrei, ma furono questi ultimi a vincere il conflitto, provocando quella che in arabo è chiamata “nakba” (catastrofe).
Tra il 1968 e il 1973 l’intera popolazione del minuscolo arcipelago delle Chagos, nell’oceano Indiano, fu espulsa dalle forze britanniche per affittare le isole a una base militare americana. Il regime dei Khmer Rossi in Cambogia ha sterminato negli anni ’60-’70 centinaia di migliaia di cinesi, thailandesi e altre minoranze, in quello che è stato definito dai tribunali internazionali un genocidio di massa a fini di pulizia etnica.
Fra gli anni Ottanta e Novanta ci sono state frequenti operazioni di pulizia etnica nel Nagorno-Karabakh, la regione contesa da Armenia e Azerbaigian. E poi, negli stessi due decenni, le deportazioni, i massacri e la pulizia etnica hanno fatto milioni di vittime nelle guerre del Kosovo e dell’ex-Jugoslavia, Un apposito Tribunale Internazionale ha incriminato, processato e condannato per questi reati vari leader serbi e serbo-bosniaci, tra i quali Slobodan Milosevic, Radovan Karadzic e Ratko Mladic.
Nel ‘94 per 100 giorni in Ruanda vennero massacrati tra le 800 mila e un milione di persone, principalmente di etnia tutsi.
Nel Ventunesimo secolo
Negli ultimi venticinque anni, la pulizia etnica si è moltiplicata in tutti i continenti. Fra le minoranze che ne hanno pagato le conseguenze figurano la popolazione di Est Timor in Indonesia, vari gruppi etnici nella regione del Darfur in Sudan, i Rohingya in Birmania (Myanmar), i musulmani Uiguri in Cina, i Tigrai in Etiopia. Uno dei casi più recenti è quello degli ucraini, vittime di espulsioni di massa e massacri nelle due invasioni russe, quella del 2014 e quella del 2022 tuttora in corso.
E poi c’è l’odierno caso di Gaza. Accusato di crimini di guerra per la guerra lanciata in risposta all’aggressione di Hamas del 7 ottobre 2023, Israele ha costretto la maggior parte dei due milioni di palestinesi della Striscia ad abbandonare le proprie case, ufficialmente per evitare i bombardamenti contro i militanti jihadisti che si nascondevano fra la popolazione civile: una campagna militare che ha fatto circa 47 mila morti e distrutto o danneggiato l’80 per cento degli edifici. Ora anche la proposta di Trump di trasferire l’intera popolazione di Gaza in Egitto e Giordania, apparentemente allo scopo di ricostruire la Striscia, ha attirato da più parti, inclusa l’Onu, l’accusa di “pulizia etnica”. Il termine che da duemilacinquecento anni accompagna i conflitti umani.