La giurista Bar-Yaacov: “Costringere un popolo a lasciare la sua terra è pulizia etnica”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA — “Questa è l’illegalità al potere”, secondo Nomi Bar-Yaacov: celebre legale, avvocata e negoziatrice internazionale, già “fellow” del think tank britannico Chatham House per il Medio Oriente, ora lavora per il Geneva Centre for Security Policy ed è scioccata dalle parole e dai propositi di Donald Trump e Benjamin Netanyahu sul futuro di Gaza. Per cui tutti i palestinesi dovrebbero andarsene per far posto a una ricca riviera sul Mediterraneo.
Che cosa ha pensato quando ha ascoltato quell’annuncio?
«Siamo di fronte a un orrendo modo, da businessman, di gestire la politica estera. Ossia spargere caos da uomo più potente e onnipotente del mondo, per poi vedere cosa può ottenere in cambio. Trump è un maestro della provocazione: questo è il suo modus operandi. Detto questo, non credo che il suo piano di Gaza come riviera, con tutti i palestinesi cacciati, si avvererà mai».
Perché?
«Perché semplicemente non può essere messo in pratica. Così come la conquista di Canada, Groenland…
LONDRA — “Questa è l’illegalità al potere”, secondo Nomi Bar-Yaacov: celebre legale, avvocata e negoziatrice internazionale, già “fellow” del think tank britannico Chatham House per il Medio Oriente, ora lavora per il Geneva Centre for Security Policy ed è scioccata dalle parole e dai propositi di Donald Trump e Benjamin Netanyahu sul futuro di Gaza. Per cui tutti i palestinesi dovrebbero andarsene per far posto a una ricca riviera sul Mediterraneo.
Che cosa ha pensato quando ha ascoltato quell’annuncio?
«Siamo di fronte a un orrendo modo, da businessman, di gestire la politica estera. Ossia spargere caos da uomo più potente e onnipotente del mondo, per poi vedere cosa può ottenere in cambio. Trump è un maestro della provocazione: questo è il suo modus operandi. Detto questo, non credo che il suo piano di Gaza come riviera, con tutti i palestinesi cacciati, si avvererà mai».
Perché?
«Perché semplicemente non può essere messo in pratica. Così come la conquista di Canada, Groenlandia o del Canale di Panama. E Trump su Gaza non capisce la complessità del conflitto: a parte il cessate il fuoco in corso che va rispettato, nessun Paese arabo accoglierà così 2,4 milioni di profughi palestinesi, al massimo piccole cifre — basti pensare al valico di Rafah ancora chiuso. In Giordania i rifugiati palestinesi sono già il 50% della popolazione. Ma soprattutto, su tratta di un piano assolutamente illegale nei confronti del diritto internazionale, incluso quello umanitario. E la Legge è molto chiara: Trump sta parlando di una pulizia etnica nell’area, costringendo una intera popolazione a lasciare la propria terra».
Ma Trump sembra fare sul serio. Ha parlato di Gaza come rottamaio. E lo ha annunciato con Netanyahu di fianco...
«Nessun palestinese lascerà volontariamente Gaza. Saranno pochi quelli che accetteranno di farlo. Con queste premesse, neanche un alleato degli Usa come l’Arabia Saudita potrà sostenere una simile idea, senza un piano chiaro per lo stato palestinese. Così la pensano anche le ong israeliane per i diritti umani: si tratta di una macchia morale incredibile, perché è una palese violazione del diritto internazionale, d’accordo con un governo di estrema destra e messianico come quello al potere oggi in Israele. Sarebbe come requisire tutte le terre dei palestinesi. E la maggioranza degli israeliani non vuole occupare Gaza. Vuole vivere in pace».
Però se Trump e Netanyahu decidessero davvero di occupare Gaza, chi potrebbe realisticamente fermarli?
«È una domanda assolutamente sensata. Potrebbero fermarli gli israeliani con le loro proteste. Inoltre, i Paesi occidentali potrebbero passare all’azione e imporre sanzioni commerciali contro Usa e Israele, se ci tenessero davvero al diritto internazionale e se avessero una coscienza nei confronti dei palestinesi ma anche degli israeliani, tutti vittime di governi inadeguati. Ma è chiaro che a Trump le regole non piacciono. Tantomeno quelle globali».
E comunque resta l’uomo più potente del mondo. Non crede che, dopo l’annuncio dell’altra sera con Netanyahu alla Casa Bianca, sia sfumata ogni possibilità di uno stato palestinese, visto anche quanto accade in Cisgiordania con l’occupazione dei coloni ebrei?
«No, non lo penso. I Paesi che chiedono uno stato palestinese e che vogliono trattare questo popolo come esseri umani sono sempre di più, oramai quasi duecento. In tal contesto, gli Stati Uniti non potranno decidere da soli il futuro dello stato palestinese. Allo stesso tempo, Trump si è circondato di personaggi come il prossimo ambasciatore americano, il cristiano evangelico estremista Mike Huckabee, che non crede nell’esistenza dei palestinesi come popolo e sostiene invece che gli israeliani debbano occupare Gaza e Cisgiordania. Eppure, l’inviato americano per il Medio Oriente, Steve Witkoff, due anni fa si salvò dalla bancarotta per il suo Park Lane Hotel solo grazie all’intervento del fondo di stato qatarino. Insomma, sono davvero curiosa di vedere se Trump manterrà la stessa posizione su Gaza dopo aver incontrato il principe reggente saudita Mohammed bin Salman o l’emiro del Qatar… Questi due personaggi saranno fondamentali per capire quanto il piano di Trump su Gaza sia realistico».
In ogni caso, il trend sembra chiaro: le leggi internazionali sono sempre più bistrattate. Quanto è pericoloso per il futuro e l’equilibrio del mondo?
«È vero, c’è una crisi seria in questo senso. Lo abbiamo visto anche con il mandato di arresto contro Netanyahu della Corte Penale Internazionale e il rifiuto di alcuni Paesi di applicare le decisioni dell’organismo. Inoltre, Trump ha deciso di dissacrare la legge anche in patria, come abbiamo visto con la grazia agli assalitori del 6 gennaio. Anche questo, è un messaggio pericolosissimo. Che si riverbera in tutto il mondo».