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Strage Grenfell Tower, Londra ha deciso: “Sarà demolita”. E le famiglie delle vittime si spaccano

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L’annuncio del governo laburista. Il padre di Marco Gottardi a Repubblica: “Siamo d’accordo ma ecco come dovranno essere ricordati mio figlio e Gloria Trevisan”, morti nell’incendio del palazzo del 2017
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LONDRA - Il governo britannico di Keir Starmer ha deciso: la Grenfell Tower, il grattacielo popolare di Londra dove il 14 giugno 2017 morirono 72 persone tra cui la giovane coppia di italiani Marco Gottardi e Gloria Trevisan, sarà abbattuta e demolita. Dopo anni di tira e molla e consulti di esperti, la vice prima ministra e titolare del dicastero per gli alloggi Angela Rayner oggi annuncerà la decisione. Che divide le famiglie delle vittime.

Sono passati quasi otto anni dalla strage della Grenfell Tower, inghiottita da uno spaventoso incendio innescato da un frigorifero difettoso al quarto piano e propagatosi rapidamente fino alla cima del 24esimo a causa dei pannelli di rivestimento altamente infiammabili. Per quello che fu più grave incidente provocato dal Blitz nazista del 1940-41, all’epoca dei bombardamenti su Londra durante la Seconda guerra mondiale. Lo scheletro della torre è ancora lì a nord-ovest di Londra, t…

LONDRA - Il governo britannico di Keir Starmer ha deciso: la Grenfell Tower, il grattacielo popolare di Londra dove il 14 giugno 2017 morirono 72 persone tra cui la giovane coppia di italiani Marco Gottardi e Gloria Trevisan, sarà abbattuta e demolita. Dopo anni di tira e molla e consulti di esperti, la vice prima ministra e titolare del dicastero per gli alloggi Angela Rayner oggi annuncerà la decisione. Che divide le famiglie delle vittime.

Sono passati quasi otto anni dalla strage della Grenfell Tower, inghiottita da uno spaventoso incendio innescato da un frigorifero difettoso al quarto piano e propagatosi rapidamente fino alla cima del 24esimo a causa dei pannelli di rivestimento altamente infiammabili. Per quello che fu più grave incidente provocato dal Blitz nazista del 1940-41, all’epoca dei bombardamenti su Londra durante la Seconda guerra mondiale. Lo scheletro della torre è ancora lì a nord-ovest di Londra, tra le case posh di Kensington e quelle ben più umili di Latimer Road, rivestita da teli bianche e la scritta con “forever in our hearts”. Per sempre nei nostri cuori, di colore verde. Un edificio che ricorda a tutti, ancora oggi, una immane tragedia, simbolo anche delle disuguaglianze, per i materiali scadenti con i quali il palazzo era stato costruito e le negligenze delle autorità negli anni, come stabilito a fine dell’anno scorso da una inchiesta pubblica.

(pa)

Anche per questo, molti parenti delle vittime non sono d’accordo con la decisione di demolire la torre. Per loro, sarebbe come dimenticare quella strage immane. Marcio Gomes, che in quella maledetta notte è fortunatamente riuscito a scappare con la moglie e le figlie dal 21esimo piano, chiede a Rayner di “riconsiderare la sua decisione”. Parlando a Sky, Gomes sostiene come la vicepremier “non sia riuscita a darci nemmeno una ragione di questa sua decisione. Sono scioccato, disgustato. Nessuno in sala dei parenti delle vittime era d’accordo quando ci è stata comunicata la notizia. Molti erano sconvolti o in lacrime”.

Di diverso parere Giannino Gottardi, padre di Marco e a capo della fondazione in onore proprio della giovane coppia di italiani, 26 anni Gloria Trevisan, uno di più il suo fidanzato, all’epoca della strage. Gottardi dichiara a “Repubblica” di essere d’accordo con la decisione del governo Starmer, perlomeno in linea di principio: "Trovo assurdo mantenere quella bruttura in piedi, così come trovo assurda la proposta di metterla in sicurezza e trovo altrettanto assurdo per tutti quelli che abitano intorno vivere con quella struttura brutale”.

Tuttavia, continua Gottardi, “la nostra idea è sì di abbatterla, ma dopo la fine dei processi in corso, non prima. Altrimenti si attenua il dolore e la tragedia. Tuttavia, una volta abbattuta, per noi dovrà diventare uno spazio del ricordo e dell’incontro. Noi la immaginiamo come un’area con un perimetro esterno e 72 piante come il numero delle vittime, oltre a 72 steli di marmo bianco a pianta quadrata come simbolo della purezza, segnalando nomi, cognomi ed età delle vittime”.

“Poi”, conclude Gottardi, “ci piacerebbe l’acqua come motivo comune, in quanto elemento che sconfigge il fuoco. Infine, in questa grande piazza, sarebbe bello avere una struttura o una grande sala, con i ricordi delle vittime, le foto della tragedia, un centro dove fare convegni. Insomma, fare del sito della Grenfell Tower qualcosa che sia sempre vivo, e non tetra come oggi”. E se il governo e le autorità decidessero di costruire un altro palazzo di appartamenti? “Sarei assolutamente contrario”, dichiara il padre di Marco, “sarebbe come cancellare tutto il ricordo”.

L’anno scorso un’inchiesta pubblica sul disastro di Grenfell aveva pronunciato un verdetto di severa condanna nei confronti dei governi conservatori che si sono succeduti dal 2010 fino all’anno scorso, delle compagnie private di manutenzione dell’edificio, degli amministratori locali e dei vigili del fuoco. Presieduta da un ex magistrato, in un documento lungo 1.700 pagine, l’inchiesta aveva denunciato una serie di gravi mancanze e di “sistematica disonestà”, sostenendo che “tutte le morti avrebbero potuto essere evitate”.

Una condanna senza mezzi termini delle autorità coinvolte nella sciagura, che porterà certamente a incriminazioni dei responsabili e a un processo. “Esamineremo le conclusioni del rapporto, affinché una tragedia come questa non avvenga mai più”, aveva commentato il premier laburista Keir Starmer.

In quella circostanza, il rapporto aveva individuato un lungo “cammino verso il disastro”, accusando i governi conservatori di avere “ignorato, rimandato e trascurato” le preoccupazioni sulla sicurezza nel settore delle costruzioni. Un’azienda privata in particolare, che si occupò del rivestimento esterno della Grenfell Tower, poi risultato composto da un materiale altamente infiammabile, avrebbe “deliberatamente nascosto” i rischi di incendio.

Fra le principali accuse contenute nell’inchiesta c’è quella di “sistematica disonestà” da parte delle società che nel 2016, soltanto un anno prima, avevano rivestito il grattacielo di piastrelle isolanti, “celando deliberatamente” le dimensioni del pericolo. Gli amministratori municipali e la società che gestivano il condominio hanno dimostrato “una continua indifferenza alle norme di sicurezza”. Il modo in cui i regolamenti anti-incendio sono amministrati in Inghilterra e Galles è “seriamente difettoso”. E la London Fire Brigade, i vigili del fuoco della capitale, hanno dimostrato mancanze nell’addestramento e carenza di strategia su come evacuare un edificio come la Grenfell.

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