Gli ucraini nel Donbass sono sempre sulla difensiva, costretti ad arretrare in condizioni spesso drammatiche. Ma non rinunciano a lanciare attacchi nella regione russa di Kursk, ritenendola fondamentale per tenere sotto pressione il Cremlino in vista dei negoziati chiesti da Donald Trump. Giovedì le forze di Kiev hanno colpito a sorpresa nel sud del territorio russo occupato da agosto con una task force composta da un paio di battaglioni. Cingolati speciali tedeschi hanno aperto varchi nei campi minati, dove si sono infilati tank e blindati carichi di fanti.
L’avanzata è proceduta per oltre cinque chilometri, puntando verso Ulanok: sono stati fermati alle porte del paese. Nelle prime ore non c’è stata particolare resistenza: evidentemente è stato individuato un punto del fronte poco presidiato. Una situazione che ha fatto infuriare i blogger militari vicini al Cremlino – come Rybar che su Telegram ha un milione e 200mila follower – tanto da spingerli a invocare la corte marziale per …
Gli ucraini nel Donbass sono sempre sulla difensiva, costretti ad arretrare in condizioni spesso drammatiche. Ma non rinunciano a lanciare attacchi nella regione russa di Kursk, ritenendola fondamentale per tenere sotto pressione il Cremlino in vista dei negoziati chiesti da Donald Trump. Giovedì le forze di Kiev hanno colpito a sorpresa nel sud del territorio russo occupato da agosto con una task force composta da un paio di battaglioni. Cingolati speciali tedeschi hanno aperto varchi nei campi minati, dove si sono infilati tank e blindati carichi di fanti.
L’avanzata è proceduta per oltre cinque chilometri, puntando verso Ulanok: sono stati fermati alle porte del paese. Nelle prime ore non c’è stata particolare resistenza: evidentemente è stato individuato un punto del fronte poco presidiato. Una situazione che ha fatto infuriare i blogger militari vicini al Cremlino – come Rybar che su Telegram ha un milione e 200mila follower – tanto da spingerli a invocare la corte marziale per i responsabili.
L’operazione è avvenuta nell’area di Sudza, dove sarebbero tornate in prima linea le truppe nordcoreane che da un paio di settimane si erano ritirate per riorganizzarsi dopo le perdite. «Un numero significativo di occupanti è stato annientato, tra cui centinaia di soldati russi e nordcoreani», ha dichiarato ieri il presidente Volodymyr Zelensky. In tutti i conflitti chi va all’assalto subisce il maggior numero di caduti e la natura del terreno a Kursk offre pochissimi ripari.
La manovra di giovedì è stata pagata cara anche dagli ucraini: nel pomeriggio la reazione russa ha distrutto diversi blindati, obbligando le colonne a fermarsi e ripiegare. Zelensky ha parlato solo di due chilometri e mezzo stabilmente occupati. I fanti si sarebbero trincerati in due villaggi,creando un corridoio che si insinua verso sud: ieri non sono stati segnalati movimenti e non è chiaro se ci saranno altre sortite. L’offensiva non ha un valore strategico: serve solo a obbligare i russi a non abbassare la guardia, mostrando come resti il pericolo di incursioni nella regione che Putin – nonostante le promesse – non è ancora riuscito a liberare.
Il quadro complessivo del conflitto conferma le difficoltà ucraine, con una profonda crisi nel Donbass. Ieri Mosca ha annunciato di avere preso Toresk, una cittadina che un tempo aveva 30mila abitanti rasa al suolo da otto mesi di bombe. Il problema principale ucraino resta la carenza di uomini: non ci sono soldati per presidiare mille chilometri di trincee. La prossima settimana dovrebbe essere varato un programma di arruolamento volontario dei giovani tra 18 e 24 anni, esclusi dalla mobilitazione obbligatoria.
Le direttrici d’assalto russe adesso paiono concentrarsi nelle zone con maggiori risorse minerarie, come il giacimento Shevchenko di litio, valutato in oltre 13 milioni di tonnellate. Trump, che ieri ha annunciato un probabile incontro con Zelensky per la settimana prossima, nei giorni scorsi ha detto che queste risorse devono finanziare la cessione delle armi statunitensi.
E ieri Zelensky in un’intervista alla Reuters si è mostrato disposto a discutere la questione: «Se stiamo parlando di un accordo, allora facciamolo». Poi ha mostrato una mappa dei giacimenti, sottolineando l’esigenza di proteggere il distretto di Dnipro. Precisando infine che non voleva cedere i minerali ma gestirne insieme lo sfruttamento: «Gli americani ci hanno aiutato di più e quindi dovranno essere quelli a guadagnarci di più. Avranno la priorità. Vorrei parlare pure di questo con il presidente Trump». Non si era mai vista una guerra diventare esplicitamente una trattativa commerciale.