“Fiero di essere razzista”, dipendente via dal Doge. Ma Musk e Vance lo difendono
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK — «Per chiarire, io ero razzista prima che fosse fico esserlo». Partendo da queste premesse, non è durata a lungo la carriera di Marko Elez al Dipartimento dell’efficienza governativa (Doge), guidato da Elon Musk per tagliare le spese dello Stato. La sua disavventura però va oltre il caso personale, alimentando tutti i sospetti sulla vera natura e inclinazione del fondatore di Tesla, e gli obiettivi della rivoluzione del governo federale che il presidente Trump gli ha affidato.
Elez è un programmatore di 25 anni che lavorava per Musk a SpaceX, Starlink e X, dove era specializzato nell’uso dell’intelligenza artificiale. Aveva risposto alla chiamata del suo capo per reclutare giovani talenti nel Doge, dove si occupava del controverso accesso ai sistemi del Dipartimento del Tesoro usati per fare pagamenti da miliardi di dollari. Giovedì mattina un tribunale aveva limitato la sua licenza di condividere questi dati, che includevano informazioni private sui contribuenti.
NEW YORK — «Per chiarire, io ero razzista prima che fosse fico esserlo». Partendo da queste premesse, non è durata a lungo la carriera di Marko Elez al Dipartimento dell’efficienza governativa (Doge), guidato da Elon Musk per tagliare le spese dello Stato. La sua disavventura però va oltre il caso personale, alimentando tutti i sospetti sulla vera natura e inclinazione del fondatore di Tesla, e gli obiettivi della rivoluzione del governo federale che il presidente Trump gli ha affidato.
Elez è un programmatore di 25 anni che lavorava per Musk a SpaceX, Starlink e X, dove era specializzato nell’uso dell’intelligenza artificiale. Aveva risposto alla chiamata del suo capo per reclutare giovani talenti nel Doge, dove si occupava del controverso accesso ai sistemi del Dipartimento del Tesoro usati per fare pagamenti da miliardi di dollari. Giovedì mattina un tribunale aveva limitato la sua licenza di condividere questi dati, che includevano informazioni private sui contribuenti.
Nel frattempo però il Wall Street Journal, quotidiano non ostile a Trump, ha scoperto che in passato Elez aveva pubblicato post pesantemente razzisti, usando lo pseudonimo @nullllptr. Roba del tipo «Normalizzare l’odio contro gli indiani», colpevoli di togliere posti agli americani nelle aziende della Silicon Valley. Oppure manifestazioni di simpatia per lo Stato ebraico, unite a questo giudizio: «Non mi importerebbe nulla se Gaza e Israele fossero entrambi cancellati dalla faccia della Terra».
Il Wall Street Journal ha chiesto chiarimenti alla Casa Bianca, che ha risposto attraverso la portavoce Karoline Leavitt, annunciando le dimissioni di Elez. Musk però ha subito indetto un sondaggio su X per chiedere se dovesse riassumerlo, in cui l’80% dei partecipanti ha risposto sì. Dunque Elon condona, se non condivide, il razzismo di Elez e vuole tenerlo al suo fianco.
E anche il vicepresidente J. D. Vance lo difende: «Non sono d’accordo con alcuni post di Elez, ma non credo che attività stupide sui social media debbano rovinare la vita di un ragazzo. Non dobbiamo premiare i giornalisti che rovinano la gente. Quindi riprendiamolo». Chiosa in serata Trump in persona: «Mon ho seguito il caso, ma se Vance dice di riassumerlo, io sto con lui».