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Musk capo della Casa Bianca sulla copertina di Time. Ma Trump non se la prende e deride la rivista

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Ai giornalisti che cercavano conferma sulle voci di dissidi tra i due, il presidente ha risposto con ironia: “Mi stupisce solo che quel giornale esista ancora”
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LONDRA – L’ultima copertina del settimanale americano Time è senza parole. Non ce n’è bisogno, perché l’immagine parla da sola: un fotomontaggio in cui Elon Musk è ritratto seduto alla scrivania nell’Ufficio Ovale della Casa Bianca. Messaggio inequivocabile: il vero presidente degli Stati Uniti è lui, il proprietario di Tesla, Space X e del social X, l’uomo più ricco della terra. Cosa che pensano in molti, davanti alla sua raffica di esternazioni pubbliche e campagne digitali, in aggiunta alle iniziative che ha preso come ministro dell’Efficienza governativa, la nuova carica a cui lo ha nominato Trump.

Secondo una diffusa opinione, tutta questa attenzione attorno a Musk (circola perfino una storiella sul fatto che Elon sarebbe il presidente e Donald la first lady) comincerebbe a infastidire il capo della Casa Bianca, geloso del suo sostenitore e braccio destro. Sono due narcisi, dicono alcuni commentatori di Washington, …

LONDRA – L’ultima copertina del settimanale americano Time è senza parole. Non ce n’è bisogno, perché l’immagine parla da sola: un fotomontaggio in cui Elon Musk è ritratto seduto alla scrivania nell’Ufficio Ovale della Casa Bianca. Messaggio inequivocabile: il vero presidente degli Stati Uniti è lui, il proprietario di Tesla, Space X e del social X, l’uomo più ricco della terra. Cosa che pensano in molti, davanti alla sua raffica di esternazioni pubbliche e campagne digitali, in aggiunta alle iniziative che ha preso come ministro dell’Efficienza governativa, la nuova carica a cui lo ha nominato Trump.

Secondo una diffusa opinione, tutta questa attenzione attorno a Musk (circola perfino una storiella sul fatto che Elon sarebbe il presidente e Donald la first lady) comincerebbe a infastidire il capo della Casa Bianca, geloso del suo sostenitore e braccio destro. Sono due narcisi, dicono alcuni commentatori di Washington, finiranno per bisticciare. Perciò ieri, appena hanno avuto l’occasione, i giornalisti hanno chiesto al presidente se avesse una reazione alla copertina di Time. “No”, ha risposto seccamente Trump. E poi ha aggiunto: “Mi meraviglio soltanto che quel giornale esista ancora”.

Anziché segnalare dissapori con Musk, la copertina di Time è diventata così l’ennesimo attacco di Trump ai media o, meglio, a quelli che definisce con disprezzo “i media liberal”, testate progressiste le chiameremmo noi, sebbene Time sia da un secolo un bastione dell’establishment americano, non esattamente un giornale di sinistra. La sua offensiva contro carta stampata e network televisivi che considera non obiettivi verso di lui, e comunque di opinioni radicali contrarie ai valori del movimento Maga (Make America Great Again), dura da un pezzo: li ha ribattezzati “fake news media”. E da quando è tornato al potere ha rincarato la dose.

Gli altri attacchi ai media

Pochi giorni or sono il presidente ha dichiarato che 60 Minutes, famoso programma di inchiesta della rete tv Cbs News, “dovrebbe chiudere”. In precedenza, se l’era presa con la Abc News, un altro dei tre storici network Usa, a lungo considerati veicolo di buona informazione e imparzialità.


Venerdì ha messo nel mirino Eugene Robinson, un columnist del Washington Post, colpevole di avere scritto che i senatori del partito repubblicano “farebbero meglio a vergognarsi” per non essersi opposti alle controverse misure e prese di posizione annunciate dalla Casa Bianca: “Il Post dovrebbe licenziarlo”, ha tuonato. Parole che, dopo la presenza di Jeff Bezos, proprietario del quotidiano della capitale (e secondo uomo più ricco della Terra), alla cerimonia di inaugurazione del Trump II, potrebbero avere creato qualche timore al giornalista in questione e ai suoi colleghi: specie dopo che in campagna elettorale Bezos ha proibito al giornale di dare il previsto endorsement alla candidata democratica Kamala Harris. Quindi Trump ha ordinato a tutti i ministeri di disdire l’abbonamento a Politico, un sito di news spesso critico nei suoi confronti. E ora finge di meravigliarsi che Time continui a essere pubblicato.

“Donald Trump contro i media, il presidente va alla guerra contro i giornali”, riassume il Financial Times, osservando il conflitto dall’altra sponda dell’Atlantico. Ma i più autorevoli media statunitensi per adesso non si lasciano intimorire, anzi, lo provocano: “La copertina di Time farà arrabbiare Donald Trump?”, titola maliziosamente il New York Times, numero uno dei quotidiani americani. Un altro di cui The Donald non sentirebbe la mancanza.

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