Stati Uniti, stop agli accessi del Doge al Tesoro: l’argine dei giudici alla dottrina Musk
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – I tribunali stanno diventando l’argine alla rivoluzione di Trump, l’unica vera resistenza. Lo dimostra l’ordine con cui venerdì notte un giudice ha bloccato l’accesso di Elon Musk e dei suoi collaboratori del Department of Government Efficiency ai dati più delicati del Tesoro, inclusi i conti bancari dei contribuenti. Se la rivoluzione adesso si trasformerà in insurrezione contro la Costituzione e le regole dei checks and balances lo determinerà la reazione del capo della Casa Bianca, se accetterà i verdetti e obbedirà, oppure li sfiderà, continuando l’applicazione di misure illegali o sospese in attesa del pronunciamento delle corti.
L’ormai quotidiana sfida a chi blocca chi l’ha cominciata Trump, togliendo la “security clearance” a Biden. Significa che il predecessore non potrà più ricevere i briefing dell’intelligence su cosa accade nel mondo. È una ripicca motivata dal fatto che Joe aveva preso lo stesso provvedimento contro Donald, solo che nel suo caso era giust…
NEW YORK – I tribunali stanno diventando l’argine alla rivoluzione di Trump, l’unica vera resistenza. Lo dimostra l’ordine con cui venerdì notte un giudice ha bloccato l’accesso di Elon Musk e dei suoi collaboratori del Department of Government Efficiency ai dati più delicati del Tesoro, inclusi i conti bancari dei contribuenti. Se la rivoluzione adesso si trasformerà in insurrezione contro la Costituzione e le regole dei checks and balances lo determinerà la reazione del capo della Casa Bianca, se accetterà i verdetti e obbedirà, oppure li sfiderà, continuando l’applicazione di misure illegali o sospese in attesa del pronunciamento delle corti.
L’ormai quotidiana sfida a chi blocca chi l’ha cominciata Trump, togliendo la “security clearance” a Biden. Significa che il predecessore non potrà più ricevere i briefing dell’intelligence su cosa accade nel mondo. È una ripicca motivata dal fatto che Joe aveva preso lo stesso provvedimento contro Donald, solo che nel suo caso era giustificato dalle preoccupazioni legate al ruolo nell’assalto al Congresso del 6 gennaio, mai chiarito perché le Corte Suprema gli ha dato l’immunità e impedito il processo.
Nella notte fra venerdì e sabato, però, i tribunali sono entrati ancora una volta in azione contro le iniziative di Trump, dopo che i ministri della Giustizia di 19 Stati, guidati da New York e California, hanno fatto causa al Doge. La loro tesi è che concedere l’accesso ai dati del Tesoro ai collaboratori di Musk, tipo quel Marko Elez costretto a dimettersi per i post razzisti ma poi recuperato per volere del presidente, viola la legge. E mancando al dovere costituzionale di proteggere i cittadini americani da ogni abuso, il capo della Casa Bianca «ha fallito nell’eseguire fedelmente le norme stabilite dal Congresso».
Il giudice federale di Washington Paul Engelmayer ha sospeso l’accesso ai dati, perché crea il rischio di «danni irreparabili». Quindi ha ordinato ai funzionari del Doge che hanno avuto accesso al sistema del Tesoro dal 20 gennaio ad oggi di «distruggere tutte le copie dei materiali scaricati». Il 14 febbraio Trump e il segretario Scott Bessent dovranno comparire davanti alla giudice Jeanette Vargas, che gestirà il caso fino alla sentenza.
Il Washington Post ha scritto che il vero obiettivo di Musk non è risparmiare soldi pubblici, ma avviare un processo per sostituire la maggior parte del personale pubblico umano con le macchine. Potrebbe anche essere utile, se le macchine funzionassero con le dovute garanzie per la privacy e la sopravvivenza degli esseri umani, mentre alle persone fosse data la possibilità di fare altro. Nel frattempo però il problema è che le leggi, i posti di lavoro e potenzialmente migliaia di vite sono a rischio, a causa dell’attacco lanciato da Trump in generale al sistema dei diritti. Perciò è necessario l’intervento dei tribunali, che nell’impotenza o assenza del potere legislativo, restano come unico argine.
La strategia dell’amministrazione è chiara: “Shock and awe”, come ai tempi dell’invasione dell’Iraq. Travolgere il sistema con un uragano di decreti e ordini tanto potente e ampio, da ostacolare ogni resistenza. Così i provvedimenti entrano in vigore, gli effetti sono immediati, e per gli eventuali rimedi si vedrà.
La società civile, le organizzazioni che la difendono e almeno in parte la politica stanno reagendo, cercando di ricorrere ai tribunali nella maniera più veloce possibile. Il decreto che cancellava lo ius soli è stato bloccato, così come il congelamento di tutti i finanziamenti federali per vari programmi, o il licenziamento dei primi 2.000 dipendenti dell’agenzia per gli aiuti internazionali Usaid.
Nel primo mandato, come ha ricordato il New York Times, Trump non aveva avuto molto successo nei tribunali, dove aveva vinto solo il 23% delle cause. Si vedrà come andrà stavolta, ma il rischio è che il presidente ordini di ignorare le sentenze e proseguire l’applicazione dei suoi ordini. Così provocherebbe una crisi costituzionale senza precedenti e dagli esiti imprevedibili.