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Gaza, media israeliani: “Netanyahu non vuole andare alla fase due della tregua con Hamas”

Gaza, media israeliani: “Netanyahu non vuole andare alla fase due della tregua con Hamas”
(afp)

Completato il ritiro dell’Idf dal corridoio Netzarim. Tre morti a Gaza

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Israele ha completato questa mattina il ritiro dal corridoio Netzarim che da est a ovest divide in due la Striscia di Gaza. Secondo l’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas, i soldati dell'Idf si sarebbero dovuti ritirare dall’intero corridoio il 21esimo giorno dopo l'entrata in vigore della tregua mantenendo la loro presenza solo in una zona cuscinetto all'interno della Striscia, dal confine.

Fase due a rischio

L'accordo sta procedendo,quindi, ma le parti sembrano aver fatto pochi progressi nel negoziare la seconda fase dell'accordo, che dovrebbe estendere la tregua e portare al rilascio di altri ostaggi israeliani detenuti da Hamas.
Al punto che i media locali sostengono che non ci sarà alcuna “fase due” nell'accordo per il cessate il fuoco raggiunto tra Israele e Hamas: la delegazione mandata ieri sera da Benjamin Netanyahu in Qatar non avrebbe infatti "alcun vero mandato" per i negoziati. Il quotidiano Haaretz, che cita fonti israeliane, ha definito la missione "una messa in scena" e ha sottolineato che tutti i segnali mostrano la mancanza di volontà di Netanyahu di passare alla fase successiva. "Sta inviando una squadra senza mandato e senza la capacità di fare nulla", hanno detto le fonti, aggiungendo che Netanyahu ritiene che il cessate il fuoco sia stato politicamente negativo per lui. "Gli elettori di destra vedono sul campo che non abbiamo sconfitto Hamas e i suoi miliziani continuano a girare armati. I cartelli sui palchi a Gaza nelle cerimonie di rilascio degli ostaggi prendono in giro persino Netanyahu e il suo slogan di "vittoria totale".

Citando un'altra fonte, Haaretz ha riferito che la condotta di Netanyahu potrebbe persino far crollare il cessate il fuoco prima che la prima fase dell'accordo sia terminata, con il rischio che, una volta che Hamas si renderà conto che Israele non ha intenzione di arrivare alla seconda fase, il gruppo terroristico si rifiuti di rilasciare altri ostaggi.

"Hamas non è stupida", ha affermato la fonte. "Vedono la politicizzazione dei negoziati, la messa al timone dei confidenti di Netanyahu, Ron Dermer e Gal Hirsch, le minacce di Smotrich e dei ministri di destra di sciogliere il governo. Capiscono dove si sta andando a parare".

Ancora morti a Gaza

Intanto i media palestinesi riferiscono che tre persone sono state uccise dal fuoco dell'Idf a est di Gaza City, dove decine di persone si sono avvicinate al confine e le truppe hanno aperto il fuoco per disperderli.

In un episodio separato, una donna palestinese sarebbe stata uccisa a est del sobborgo di Al-Qarara a Khan Yunis, nel sud di Gaza. L'Idf, scrive il Times of Israel. ha messo in guardia i palestinesi dall'avvicinarsi al confine israeliano e alla zona cuscinetto all'interno di Gaza dove sono schierate le truppe.

Il ritorno di Netanyahu

Intanto il premier Benjamin Netanyahu rientra in Israele, dopo una settimana negli Stati Uniti. Prima di partire ha rilasciato un’intervista a Fox News e ha definito “molto buono” il piano di Trump di trasferire i palestinesi da Gaza: “La prima idea nuova da anni”, ha detto. Netanyahu. "Non è uno sfratto forzato, né una pulizia etnica. Tutti parlano di Gaza come di una prigione a cielo aperto, e allora perché tenere questa gente in prigione? I cittadini di Gaza potranno tornare nelle loro case dopo la ricostruzione, a patto che rinneghino il terrorismo".

Il rientro dei palestinesi a Gaza era stato inizialmente escluso da Trump. Per Netanyahu, adesso "la sfida principale è dove mandare i cittadini di Gaza". Ma è un "approccio nuovo e corretto... un approccio molto molto buono, nuovo".

Il presidente israeliano nega che l'inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff lo abbia "convinto" a entrare nell'accordo in corso per il rilascio degli ostaggi con Hamas: "Abbiamo avuto una conversazione molto franca, non solo amichevole. La realtà è che ho accettato questo accordo mesi fa, mentre Hamas lo ha rifiutato l'accordo".

Netanyahu ricorda anche di aver apprezzato il "supporto iniziale" dell'amministrazione di Joe Biden all'inizio della guerra. Ma sottolinea anche che mentre aumentava la pressione internazionale su Biden per cambiare la sua posizione su Israele, la Casa Bianca ha chiesto di fermare le armi con l'ingresso a Rafah. Il premier ricorda anche che alcuni nel suo gabinetto volevano porre fine alla guerra a Gaza data l'opposizione degli Stati Uniti, ma lui si è opposto: "Se diventiamo uno stato vassallo, non sopravviveremo".

Sul piano di Trump, invece, c’è la preoccupazione dei Paesi arabi. L’Egitto ha convocato per il 27 febbraio un summit di emergenza sui "recenti gravi sviluppi" riguardanti la questione palestinese, ha reso noto il ministero degli Esteri al Cairo. L'annuncio viene fatto dopo "intense consultazioni condotte negli ultimi giorni dell'Egitto ai più alti livelli con i Paesi arabi, inclusa la Palestina che ha richiesto il summit". Nei giorni scorsi il capo della diplomazia egiziana, Badr Abdelatty, ha avuto colloqui con i suoi partner in Giordania, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per adottare una posizione unitaria che rifiuta qualsiasi spostamento forzato dei palestinesi.

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