✕

Mosca addio: i Paesi Baltici festeggiano “l’indipendenza energetica”

Operatori lettoni tagliano un cavo ad alta tensione a Vilaka, in Lettonia, a 100 metri dal confine russo (afp)

Ascolta l'audio

Lituania, Lettonia ed Estonia oggi si uniscono alla rete elettrica europea dopo essersi disconnesse dal sistema post-sovietico Brell: “Così il Cremlino non potrà usare l’energia come arma contro di noi”. E ora l’exclave russa di Kaliningrad opera in “modalità isola”
2 minuti di lettura

MOSCA – A trentacinque anni dall’indipendenza dall’Urss, i tre Paesi Baltici hanno tagliato l’ultimo cordone ombelicale con Mosca. L’orologio alto nove metri piazzato davanti al Museo di Energia e Tecnologia nel centro della capitale lituana, Vilnius, ha smesso di ticchettare. Il conto alla rovescia all’“indipendenza energetica” è terminato.

Ieri le tre ex Repubbliche sovietiche, entrate a far parte di Ue e Nato nel 2004, hanno completato senza incidenti la loro storica disconnessione dal cosiddetto sistema energetico Brell (Bielorussia, Russia, Estonia, Lettonia, Lituania) che operava dalla fine della Seconda guerra mondiale e che era gestito quasi interamente dalla Russia. E oggi, intorno a mezzogiorno, dopo aver operato per circa 24 ore in “modalità isolata”, si sono sincronizzati alla rete elettrica europea attraverso la Polonia.

L’addio al sistema Brell, ultima vestigia dell’Urss

Ieri tutte le linee di trasmissione rimanenti tra i tre Paesi Baltici da un lato e Russia e Biel…

MOSCA – A trentacinque anni dall’indipendenza dall’Urss, i tre Paesi Baltici hanno tagliato l’ultimo cordone ombelicale con Mosca. L’orologio alto nove metri piazzato davanti al Museo di Energia e Tecnologia nel centro della capitale lituana, Vilnius, ha smesso di ticchettare. Il conto alla rovescia all’“indipendenza energetica” è terminato.

Ieri le tre ex Repubbliche sovietiche, entrate a far parte di Ue e Nato nel 2004, hanno completato senza incidenti la loro storica disconnessione dal cosiddetto sistema energetico Brell (Bielorussia, Russia, Estonia, Lettonia, Lituania) che operava dalla fine della Seconda guerra mondiale e che era gestito quasi interamente dalla Russia. E oggi, intorno a mezzogiorno, dopo aver operato per circa 24 ore in “modalità isolata”, si sono sincronizzati alla rete elettrica europea attraverso la Polonia.

L’addio al sistema Brell, ultima vestigia dell’Urss

Ieri tutte le linee di trasmissione rimanenti tra i tre Paesi Baltici da un lato e Russia e Bielorussia dall’altro sono state spente ad una ad una. Prima la Lituania, qualche minuto dopo la Lettonia e infine l’Estonia. Per dire simbolicamente e concretamente addio all’ultima vestigia di cinquant’anni di dolorosa occupazione sovietica, operatori lettoni su una gru hanno raggiunto un cavo ad alta tensione a Vilaka, in Lettonia, a 100 metri dal confine russo, e lo hanno tagliato in vari pezzi che hanno poi distribuito come ricordo ai presenti in festa. “Ora abbiamo il pieno controllo della nostra rete elettrica”, ha commentato il ministro dell’Energia lettone Kaspars Melnis, tenendo in mano un pezzo di cavo tranciato.

(afp)

Mentre il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna ha spiegato: “Mettendo fine alla dipendenza energetica degli Stati Baltici dalla Russia, stiamo lasciando l’aggressore russo senza la possibilità di usare l’energia come arma contro di noi”.“È una giornata storica. Preferisco la luce quando non ci sono elettroni russi coinvolti”, ha detto invece il Commissario europeo per l'energia Dan Jorgensen. E oggi a Vilnius c’era anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen accanto ai tre leader baltici alla cerimonia di sincronizzazione con la rete europea. “Oggi è stata fatta la storia. Questa è la libertà. Libertà dalle minacce, libertà dal ricatto”, ha detto Von der Leyen.

Un processo durato vent’anni

È la conclusione di un processo avviato quasi vent’anni fa, ma accelerato dopo l’annessione russa della Crimea nel 2014 e il lancio dell’offensiva putiniana in Ucraina nel 2022. Un processo che ha richiesto costosi interventi e investimenti per un totale di 1,6 miliardi di euro, di cui 1,2 miliardi di fondi europei.Sin dal 2022 tutti e tre i Paesi baltici avevano smesso di acquistare gas ed elettricità da Mosca, ma le loro reti rimanevano collegate a Bielorussia e Russia che ne aveva il controllo, bilanciava domanda e offerta e regolava la frequenza.

L’exclave di Kaliningrad in “modalità isola”

Dopo il danneggiamento di oltre 10 cavi sottomarini nel Mar Baltico negli ultimi 18 mesi, dovuti a incidenti o presunti sabotaggi, ieri i tre Stati baltici erano in massima allerta. Ma non ci sono stati incidenti. Mosca ha collaborato alla disconnessione. Ora la sua exclave Kaliningrad, incastonata tra Lituania, Polonia e Mar Baltico, è rimasta tagliata fuori dalla rete principale russa e deve operare in “modalità isola”.

Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha però assicurato che la Russia ha preso tutte le misure necessarie per garantire il “funzionamento ininterrotto e affidabile del sistema energetico unificato”. Avrebbe speso 100 miliardi di rubli, circa un miliardo di euro, per costruire diverse centrali elettriche a gas.Le aziende statali baltiche, dal canto loro, hanno inviato parti delle linee elettriche smantellate a Kiev per contribuire a ricostruire la sua infrastruttura energetica danneggiata. Una mossa pratica dal momento che la rete elettrica ucraina fu costruita in epoca sovietica e quindi utilizza in gran parte le apparecchiature dell’ex sistema Brell, ma soprattutto simbolica.

Leggi i commenti