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Scavalcata dagli Usa, ora l’Europa teme di essere tagliata fuori dalla trattativa sull’Ucraina

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Le cancellerie Ue discutono la ricetta per garantire la sicurezza a Kiev. Ma la pace costerà cara
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PARIGI — Con l’accelerazione imposta da Donald Trump sull’idea di una «pace forzata» imposta a Mosca e Kiev, i leader europei ora hanno una nuova paura: essere tagliati fuori dai negoziati e trovarsi davanti ad accordi già presi. Poche le informazioni condivise con gli alleati Ue dalla nuova amministrazione Usa sulle iniziative che The Donald porta avanti e sui contatti diretti con Vladimir Putin, rivelati ieri dal presidente Usa. E anche il dialogo diretto aperto con il Volodymyr Zelensky scavalca in parte i leader dell’Ue.

La trattativa sulle terre rare che Kiev potrebbe dare a Trump per il suo ruolo di paciere, sono un primo segnale. Che non è passato inosservato al cancelliere Olaf Scholz. «L’Ucraina è sotto attacco e noi la stiamo aiutando, senza chiedere di essere pagati in cambio» ha tuonato il leader tedesco. «Questa dovrebbe essere la posizione di tutti».

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Nelle capitali europee si r…

PARIGI — Con l’accelerazione imposta da Donald Trump sull’idea di una «pace forzata» imposta a Mosca e Kiev, i leader europei ora hanno una nuova paura: essere tagliati fuori dai negoziati e trovarsi davanti ad accordi già presi. Poche le informazioni condivise con gli alleati Ue dalla nuova amministrazione Usa sulle iniziative che The Donald porta avanti e sui contatti diretti con Vladimir Putin, rivelati ieri dal presidente Usa. E anche il dialogo diretto aperto con il Volodymyr Zelensky scavalca in parte i leader dell’Ue.

La trattativa sulle terre rare che Kiev potrebbe dare a Trump per il suo ruolo di paciere, sono un primo segnale. Che non è passato inosservato al cancelliere Olaf Scholz. «L’Ucraina è sotto attacco e noi la stiamo aiutando, senza chiedere di essere pagati in cambio» ha tuonato il leader tedesco. «Questa dovrebbe essere la posizione di tutti».

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Nelle capitali europee si respira scetticismo sulle reali intenzioni della Russia. «Gli Stati Uniti, con la loro influenza e potenza – dice il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot - possono cercare di portare Putin al tavolo dei negoziati. Ma oggi Putin non mostra alcun segnale di buona volontà in tal senso». I leader europei hanno però capito che Trump vuole portare a casa un risultato. Questa è la settimana decisiva in cui si dovrebbero cominciare a svelare le carte americane. L’appuntamento atteso è quello della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco a partire da venerdì, a cui parteciperà il vicepresidente americano J.D. Vance.

Davanti all’imprevedibilità del leader Usa, ai leader europei non resta che provare a coordinarsi tra di loro. E tentare di avere una posizione comune. È il senso della riunione prevista mercoledì a Parigi tra i ministri degli Esteri di Francia, Germania, Polonia, Italia e Spagna. Alla riunione parteciperà anche il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Emmanuel Macron ha avuto una telefonata con Trump a proposito dell’Ucraina una decina di giorni fa, ricevendo una richiesta precisa: gli europei dovranno assumersi la responsabilità delle garanzie di sicurezza postbellica. È quello che ha ribadito ieri Mike Waltz, il nuovo consigliere per la Sicurezza nazionale.

La riunione di Parigi servirà quindi a cercare una convergenza sulle richieste Usa. Una fonte diplomatica europea ragiona: «Ammesso e non concesso che ci sarà un accordo di pace, cosa garantisce che la Russia non ricomincerà? Ecco che la questione centrale è quella delle garanzie di sicurezza». La pace potrebbe costare all’Ue ancora di più in termini finanziari ma non solo. Trump potrebbe pretendere un aumento della spesa per la Difesa fino al 3 o addirittura al 5% del Pil. Il ministro Barrot ha parlato di una prospettiva di «sangue, fatica, lacrime e sudore», citando Winston Churchill.


Chiudere la guerra che divampa da tre anni sul continente potrebbe significare un impegno militare più diretto. L’idea di una forza di pace, con truppe europee su territorio ucraino come aveva immaginato Macron un anno fa, viene ancora presa con molta prudenza. Persino l’atlantista Donald Tusk frena. Escludendo una missione Nato, l’unica opzione è una coalizione di paesi europei volontari. Mandare propri soldati a presidiare una linea di tregua tra russi e ucraini spaventa però molti dirigenti politici dell’Ue. «Quale leader è pronto a vedere morire un legionario o un carabiniere in Ucraina?» si domanda un diplomatico europeo. L’arrivo della pace, se e quando arriverà, potrebbe aprire nuovi, tormentati dilemmi nell’Ue.

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