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Kiev ridimensiona le aperture Usa: “È soltanto una road map, russi indisponibili a negoziare”

(afp)

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Colloquio con Mykhailo Podolyak, consigliere speciale di Zelensky: “Non siamo disposti ad accettare alcun ultimatum. Se insistono con le solite richieste combatteremo ancora”
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«Non accetteremo ultimatum dalla Russia: se le condizioni saranno le solite, l’Ucraina continuerà a combattere come fa da tre anni». Mykhailo Podolyak, consigliere della presidenza ucraina, non è ottimista sulla fine del conflitto. Le svolte di Washington lo lasciano freddo. Il piano Trump? «A oggi — dice a Repubblica — non esiste un piano definitivo su come questa guerra dovrebbe finire. Ci sono solo proposte da parte americana per elaborare una road map».

Trump, cioè, avrebbe solo fissato le regole del gioco senza entrare nel merito. O almeno questo è ciò che si augura Kiev, che nonostante il pressing non è ancora riuscita a ottenere un vero incontro con il presidente americano. Comunque, sostiene Podolyak, la Russia «non è pronta per un vero negoziato, in cui dovrebbe considerare le posizioni dell’Ucraina e dell’Europa. Non è pronta a un tavolo basato sul diritto internazionale. La sua formula si fonda sugli ultimatum, e questo è inaccettabile».

«Non accetteremo ultimatum dalla Russia: se le condizioni saranno le solite, l’Ucraina continuerà a combattere come fa da tre anni». Mykhailo Podolyak, consigliere della presidenza ucraina, non è ottimista sulla fine del conflitto. Le svolte di Washington lo lasciano freddo. Il piano Trump? «A oggi — dice a Repubblica — non esiste un piano definitivo su come questa guerra dovrebbe finire. Ci sono solo proposte da parte americana per elaborare una road map».

Trump, cioè, avrebbe solo fissato le regole del gioco senza entrare nel merito. O almeno questo è ciò che si augura Kiev, che nonostante il pressing non è ancora riuscita a ottenere un vero incontro con il presidente americano. Comunque, sostiene Podolyak, la Russia «non è pronta per un vero negoziato, in cui dovrebbe considerare le posizioni dell’Ucraina e dell’Europa. Non è pronta a un tavolo basato sul diritto internazionale. La sua formula si fonda sugli ultimatum, e questo è inaccettabile».

Per aprire un negoziato, «Mosca dovrà essere costretta a sedersi al tavolo», ma la Russia di Putin «non può esistere senza una guerra: non sarebbe più in grado di controllare lo spazio politico e sociale», dice. La via, insiste, è un’altra: «La Russia deve perdere nella guerra più di quanto guadagni. Se ciò non accade, il negoziato non ci sarà. E questo è il punto chiave su cui oggi insistiamo».
Trump, invece, insiste su altro. Accelera, e lo fa in una direzione che pare diversa: per mantenere la promessa di far finire un conflitto così sanguinoso, tre anni di diplomazia americana concordata con Kiev sulle sue proposte — dalla “Formula di pace” di Zelensky al “Piano per la vittoria” — li ha sepolti nel cassetto, se non nel cestino. La sua formula per svuotare le trincee potrebbe essere molto lontana dalle aspirazioni di Kiev. Cosa succederà, chiediamo a Podolyak, se Trump insisterà perché Kiev ingoi il rospo? «Combattiamo una guerra difensiva da tre anni perché le condizioni poste dalla Russia sono inaccettabili. La guerra ne è la conseguenza, e se continuerà a porre le stesse condizioni non le accetteremo. Difenderemo il nostro diritto sovrano all’esistenza e all’identità. Mosca non può interferire nei nostri processi politici interni; non può rivendicare il controllo informale sullo spazio ex sovietico; non può porre il veto sulla Nato. Non accetteremo ultimatum russi: l’Ucraina resiste da tre anni e continuerà a farlo».

Nel frattempo, alla vigilia del primo meeting annunciato con Zelensky — probabilmente giovedì, e forse solo telefonico — Trump fa capire di avere una linea diretta di dialogo con Putin. «Non c’è nessun tradimento», dice Podolyak. «Trump ha un approccio molto pratico sulle questioni interne come estere. Dimostra di intervenire attivamente nelle questioni di guerra e pace in Ucraina, e per essere efficace può tenere qualsiasi consultazione. Ma la Russia resta un oppositore degli Stati Uniti: non vuole solo il controllo dell’Ucraina ma ridistribuire l’influenza in Europa, cambiare le regole globali ed essere su un piano di parità con gli Stati Uniti. Gli Usa sono un nostro alleato incondizionato e interessato alla sconfitta tattica o addirittura strategica della Russia. Se perdessero questa guerra, perderebbero l’influenza globale e il controllo e le opportunità di mercati come l’energia o le armi».

Per Kiev, però, non c’è molto tempo. Il fronte del Donbass è in crescente pericolo: «Ci sono pesanti combattimenti lungo tutta la linea del fronte — ammette Podolyak — ma nessuna significativa avanzata russa. Il fronte può essere stabilizzato. Dobbiamo aumentare la produzione delle nostre armi e munizioni, e la formazione. E servono garanzie sull’assistenza militare dai partner: attualmente è insufficiente».

Posare le armi è una prospettiva vicina? C’è un canale diretto con Mosca? Contatti, magari un mediatore come a Istanbul, quando spuntò a sorpresa il miliardario russo Roman Abramovich che aveva una scarpa a Mosca a e l’altra in Occidente? «Non esiste nessun mediatore — taglia corto — e il cessate il fuoco non servirebbe a nulla. Concederemmo solo tempo ai russi per riorganizzarsi».

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