Trump vuole tagliare gli sprechi “un penny alla volta”: stop alla produzione dell’iconica moneta
di Enrico FranceschiniLONDRA – Non cadranno più “penny dal cielo”, come immaginava una famosa canzone beneaugurante americana degli anni Trenta. Donald Trump ha ordinato al dipartimento del Tesoro di smettere di coniare le monetine da un centesimo, definendole “uno spreco inutile”. Il presidente lo ha deciso dopo che il mese scorso Elon Musk, suo ministro per l’Efficienza Governativa, aveva richiamato l’attenzione sul costo eccessivo di produrre la più piccola forma di denaro degli Stati Uniti.
“Tagliamo gli sprechi dal nostro bilancio, anche un penny alla volta”, ha scritto Trump in un post sul social Truth. In effetti, con un centesimo non si compra più niente da un pezzo e l’uso universale di carte di credito o pagamenti digitali aveva praticamente messo fuori uso da tempo la piccola moneta di rame e zinco così soprannominata.
La produzione e distribuzione di ogni penny, rivela un rapporto della Zecca Usa del 2024, costava 3,69 centesimi: tre volte e mezzo il suo valore nominale. C’era ancora, tuttavi…
LONDRA – Non cadranno più “penny dal cielo”, come immaginava una famosa canzone beneaugurante americana degli anni Trenta. Donald Trump ha ordinato al dipartimento del Tesoro di smettere di coniare le monetine da un centesimo, definendole “uno spreco inutile”. Il presidente lo ha deciso dopo che il mese scorso Elon Musk, suo ministro per l’Efficienza Governativa, aveva richiamato l’attenzione sul costo eccessivo di produrre la più piccola forma di denaro degli Stati Uniti.
“Tagliamo gli sprechi dal nostro bilancio, anche un penny alla volta”, ha scritto Trump in un post sul social Truth. In effetti, con un centesimo non si compra più niente da un pezzo e l’uso universale di carte di credito o pagamenti digitali aveva praticamente messo fuori uso da tempo la piccola moneta di rame e zinco così soprannominata.
La produzione e distribuzione di ogni penny, rivela un rapporto della Zecca Usa del 2024, costava 3,69 centesimi: tre volte e mezzo il suo valore nominale. C’era ancora, tuttavia, chi li accumulava dentro vasetti di vetro o barattoli, quando riceveva il resto di un pagamento in contanti, per poi depositarli in banca tutti insieme non appena il contenitore si riempiva o donarli in beneficenza. Le associazioni di carità sono infatti tra i pochi che lamentano l’ordine emanato dal capo della Casa Bianca.
Ma il penny ha rappresentato a lungo un pezzo della cultura popolare americana. Intanto veniva considerato un porta fortuna: “Find a penny, pick it up, and all day you will have good luck” (Trova un penny, raccoglilo e sarai fortunato tutto il giorno), recita un vecchio proverbio. “A penny for your thoughts” (Un penny per sapere cosa pensi) è inoltre un diffuso modo di dire. Un vecchio mito affermava (falsamente) che un penny lasciato cadere dalla cima dell’Empire State Building, un tempo il grattacielo più alto di New York e del mondo, avrebbe aperto una crepa sul suolo.
C’è infine “Pennies from heaven” (Penny dal cielo o, letteralmente, dal paradiso), una celebre canzone del 1936, l’epoca della Grande Depressione, i cui versi sono entrati nella memoria collettiva degli Usa: “Every time it rains, it rains pennies from heaven. Don’t you know each cloud contains, pennies from heaven. You’ll find your fortune falling, all over town, be sure that your umbrella, is upside down” (Ogni volta che piove, piovono penny dal cielo, t’accorgerai che la fortuna cade su tutta la città, ricordati di tenere l’ombrello aperto al contrario).
L’hanno interpretata alcuni dei più grandi nomi della musica statunitense, fra cui Bing Crosby, Billie Holiday, Tony Bennett e Frank Sinatra. “Pennies from heaven” è anche il titolo di un bel film musicale del 1981 diretto da Herbert Ross, con Steve Martin, Bernardette Peters e un fenomenale balletto di Christopher Walken. Adesso di tutto questo resterà soltanto il ricordo. Ovvero, come scriveva Umberto Eco nel finale del suo romanzo più noto, le cose a un certo punto spariscono e ne rimane soltanto il nome: in questo caso, penny.