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Hamas annuncia lo stop al rilascio degli ostaggi israeliani: “La tregua a Gaza può saltare”

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Sospeso lo scambio di sabato prossimo: “Netanyahu non rispetta i patti”. Sulla mossa dei miliziani pesa il piano Trump per svuotare la Striscia
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L’accordo sulla tregua a Gaza entra in stallo. Hamas accusa Israele di aver violato le condizioni del cessate il fuoco, non si fida di Trump e posticipa «a data da definire» il prossimo rilascio di ostaggi inizialmente previsto per sabato. Israele accusa Hamas della stessa cosa, cioè di non aver rispettato i termini, quindi ritira la delegazione da Doha e dà ordine all’esercito ancora posizionato nella Striscia di mettersi in stato di allerta massima, «pronto a ogni scenario». E così, tutto vacilla.

Non siamo alla rottura del cessate il fuoco, ma la tenuta non è mai stata così messa alla prova. Da giorni si stavano accumulando segnali pessimi, soprattutto in vista della trattativa sulla fase due dell’accordo, che è la vera montagna da scalare per raggiungere la pace. Appare chiaro che al momento, visto come si sono messe le cose, Israele non vuole scalare quella montagna, Hamas non può. Dunque l’annuncio del movimento islamista palestinese, diffuso ieri pomeriggio, non cade del tu…

L’accordo sulla tregua a Gaza entra in stallo. Hamas accusa Israele di aver violato le condizioni del cessate il fuoco, non si fida di Trump e posticipa «a data da definire» il prossimo rilascio di ostaggi inizialmente previsto per sabato. Israele accusa Hamas della stessa cosa, cioè di non aver rispettato i termini, quindi ritira la delegazione da Doha e dà ordine all’esercito ancora posizionato nella Striscia di mettersi in stato di allerta massima, «pronto a ogni scenario». E così, tutto vacilla.

Non siamo alla rottura del cessate il fuoco, ma la tenuta non è mai stata così messa alla prova. Da giorni si stavano accumulando segnali pessimi, soprattutto in vista della trattativa sulla fase due dell’accordo, che è la vera montagna da scalare per raggiungere la pace. Appare chiaro che al momento, visto come si sono messe le cose, Israele non vuole scalare quella montagna, Hamas non può. Dunque l’annuncio del movimento islamista palestinese, diffuso ieri pomeriggio, non cade del tutto inaspettato.

(agf)

«Gli occupanti hanno ritardato il ritorno degli sfollati a nord di Gaza - sostiene Abu Obeida, portavoce delle brigate al Qassam, elencando le supposte infrazioni di Israele al patto - hanno preso di mira i civili con colpi di fucile e bombe che hanno provocato diverse morti nella Striscia (25 uccisioni dall’inizio del cessate il fuoco, ndr), inoltre bloccano e ritardano l’ingresso di materiale medico, tende, case prefabbricate, carburante e l’equipaggiamento per rimuovere le macerie». I veri motivi, però, non sono nei comunicati stampa: sono in quel che Hamas non dice espressamente.
Ad aver stravolto la fase uno, giunta alla metà delle sei settimane programmate, è il fattore Trump, il progetto del presidente americano di «comprare e possedere Gaza» per ricostruirla, deportando altrove tutti i palestinesi (ieri ha anche detto che il loro ritorno «non è un diritto» perché «vivranno in modo permanente in posti migliori») e affidandone interi settori a Paesi del Medio Oriente. Perché Hamas dovrebbe trattare con Israele il rilascio dei 73 ostaggi vivi e morti se il punto di caduta del dopoguerra sarà la perdita della terra di Gaza e - questa è una richiesta di Netanyahu - l’esilio di tutti i capi militari islamisti? «Non ci sono più le garanzie americane per il cessate il fuoco», hanno spiegato i negoziatori di Hamas a due ufficiali della sicurezza egiziana citati in un dispaccio della Reuters. C’è dell’altro.

Or Levy, Ohad Ben Ami e Eli Sharabi, gli ultimi tre rapiti rilasciati, sono apparsi in condizioni fisiche e mentali pietose. Fonti qualificate hanno riferito a Repubblica che gli altri prigionieri «potrebbero essere messi persino peggio». Hamas ha difficoltà a raggiungerli tutti e ha il problema di esporli sui palchi dove organizza gli show della propaganda. Posticipare il prossimo rilascio significa anche guadagnare tempo. «Serve come messaggio di avvertimento agli occupanti», precisa un secondo comunicato stampa di Hamas, pubblicato nella serata di ieri. «Abbiamo intenzionalmente fatto l’annuncio cinque giorni prima per dare il tempo alla controparte di rispettare le condizioni. Le porte per effettuare lo scambio di prigionieri nella data stabilita rimangono aperte».

(agf)

C’è tempo fino a sabato per rompere lo stallo e riprendere il cronoprogramma, le possibilità ci sono. Dipende dalle volontà. «Non credo che però tornerà la guerra», ragiona Michael Milshtein, analista israeliano studioso del movimento islamista. Ritiene che Hamas «stia tentando di eliminare la minaccia della deportazione». Netanyahu ha provato a stemperare un po’ le intenzioni di Trump dichiarando che gli abitanti di Gaza alla fine «potranno tornare». Ma i palestinesi non gli credono. E nemmeno i parenti degli ostaggi hanno fiducia: ieri sono scesi di nuovo in piazza per protestare contro il governo. Nelle stesse ore, l’ex ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, come al solito, chiedeva di riprendere i combattimenti con «un massiccio assalto dall’aria e dalla terra» e il blocco completo degli aiuti.

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