L’aiuto americano ora ha un prezzo. E Donald Trump già presenta il suo conto salatissimo a quella Kiev che sta ormai per concludere il terzo anno di guerra (l’invasione russa avvenne il 24 febbraio 2022). Il presidente degli Stati Uniti che aveva promesso di terminare il conflitto russo-ucraino nelle prime 24 ore del suo mandato – e ora proclama di aver già avviato una trattativa non confermata però da Vladimir Putin – vuole che il Paese alleato ripaghi gli aiuti americani ricevuti finora. E fa i conti in tasca all’omologo Volodymyr Zelensky: «Saremmo stupidi se non ottenessimo qualcosa in cambio. Devono darci l’equivalente di 500 miliardi di dollari in terre rare», ha dunque affermato The Donald in un’intervista a Fox News: riferendosi ai metalli essenziali con proprietà magnetiche e induttive necessari a realizzare prodotti di alta tecnologia di cui l’Ucraina abbonda. Per la sua particolare conformazione geologica ospita infatti giacimenti di titanio, litio, berillio, manganese, nic…
L’aiuto americano ora ha un prezzo. E Donald Trump già presenta il suo conto salatissimo a quella Kiev che sta ormai per concludere il terzo anno di guerra (l’invasione russa avvenne il 24 febbraio 2022). Il presidente degli Stati Uniti che aveva promesso di terminare il conflitto russo-ucraino nelle prime 24 ore del suo mandato – e ora proclama di aver già avviato una trattativa non confermata però da Vladimir Putin – vuole che il Paese alleato ripaghi gli aiuti americani ricevuti finora. E fa i conti in tasca all’omologo Volodymyr Zelensky: «Saremmo stupidi se non ottenessimo qualcosa in cambio. Devono darci l’equivalente di 500 miliardi di dollari in terre rare», ha dunque affermato The Donald in un’intervista a Fox News: riferendosi ai metalli essenziali con proprietà magnetiche e induttive necessari a realizzare prodotti di alta tecnologia di cui l’Ucraina abbonda. Per la sua particolare conformazione geologica ospita infatti giacimenti di titanio, litio, berillio, manganese, nichel, rame, gallio e grafite: il 5 per cento di quelle risorse ormai cruciali per lo sviluppo industriale.
Il “tesoro” minerario dell’Ucraina
«Gli ucraini hanno sostanzialmente accettato di cederle», ha poi detto il tycoon, rilanciando l’offerta d’altronde fattagli dall’omologo ucraino nei giorni scorsi per tenere gli Stati Uniti dalla sua parte, ben sintetizzata dal consigliere Mikhailo Podolyak: «L’approccio di Trump alla guerra è puramente pragmatico, fattore principale è il vantaggio economico per gli Stati Uniti. Non si tratta di pagare gli aiuti con terre rare: si tratta di accordi congiunti sugli investimenti». Trump, d’altronde, che nell’intervista ha voluto spiegare come Washington «abbia dovuto mettere in sicurezza» il denaro versato a causa della mancanza di certezza sull'esito del conflitto, non guarda solo ai metalli «L’Ucraina ha pure vaste riserve di carbone, petrolio, gas», ha ricordato. Col piccolo particolare che gran parte delle risorse si trova in territori oggi occupati dai russi. Addirittura il 40 per cento, secondo le stime dei think tank We Build Ukraine e National Institute of Strategic Studies. Con Mosca ad aver occupato almeno due depositi di litio ucraini, uno a Donetsk e un altro nella regione di Zaporizhzhia. Mentre Kiev controlla ancora i depositi della regione centrale di Kyrovohrad.
Certo, l’idea di sfruttare quei giacimenti con gli alleati faceva già parte del “piano di vittoria” presentato da Zelensky l’anno scorso, vero elenco di politiche economiche e di sicurezza volte a garantire la pace. Ora, intervistato da Reuters, il leader ucraino chiarisce: «Gli americani hanno aiutato di più e quindi dovrebbero guadagnare di più. Voglio parlarne con il presidente Trump». Lanciando un amo al tycoon che, intento a competere con la Cina nella corsa globale alle risorse, aveva già detto un mese fa: «Faremo un accordo con l'Ucraina per ottenere terre rare e altro in cambio del nostro sostegno». Ebbene, nella recente intervista Zelensky ha di fatto detto sì: «Siamo a favore dell’accordo. Bisogna però fermare Putin per proteggere ciò che abbiamo».
Le contrarietà di Germania e Russia
La prospettiva non piace però al cancelliere tedesco Olaf Scholz: «Nel piano per la vittoria Kiev aveva avanzato proposte su come le sue terre rare potevano essere utilizzate per il futuro del Paese, dopo la guerra. Sarebbe egoista e autoreferenziale usare questi fondi per sostenere la difesa e non per finanziare la ricostruzione». Inquietando pure Mosca: «Trump che instaura un rapporto commerciale con Kiev non contribuisce a porre fine al conflitto», ha detto pure il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov. Ribadendo che qualunque negoziato partirà dall’impegno a escludere l’ingresso di Kiev nella Nato e al mantenimento di quattro regioni ucraine oggi parzialmente occupate. Tanto più, come ha detto il viceministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov, «che l’assistenza da parte di Washington agli ucraini per ora continua».
Alla Conferenza di Monaco
Di tutto questo si parlerà certamente alla Conferenza sulla sicurezza che si terrà a Monaco nel fine settimana. Qui Zelensky incontrerà il vicepresidente americano JD Vance e l’inviato speciale per l’Ucraina, ex generale Keith Kellogg, già da tempo principale consigliere di Trump sulle questioni di Difesa (che poi sarà a Kiev il 20 febbraio). Proprio Kellogg – che ha fra l’altro avuto un colloquio con la nostra ambasciatrice a Washington Mariangela Zappia «per discutere la cooperazione degli sforzi per riportare la pace nella regione ucraina» – ha ammesso nei giorni scorsi che il piano americano «non è ancora pronto» e dunque non sarà presentato a Monaco.
Di sicuro non è passata inosservata una frase sibillina pronunciata da Trump nel corso dell’intervista a Fox: «Un giorno l’Ucraina potrebbe essere russa. Potrebbe raggiungere un accordo, potrebbe non farlo. Potrebbero essere russa, potrebbero non esserlo». Frasi destinate di sicuro a mettere pressione.