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Ucraina, i diplomatici Usa in Europa per la pace. Ma la Nato frena: “Non hanno un piano”

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Giovedì primo incontro ufficiale tra un ministro di Kiev e il team di Trump. Bruxelles: “L’Unione deve essere al tavolo”
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Tutto esaurito: da Parigi a Bruxelles, da Kiev a Monaco, la diplomazia internazionale è una girandola di eventi senza date libere in agenda. Si avvicina il 24 febbraio, terzo anniversario dell’invasione russa, e il mondo ha di nuovo il fiato sospeso: nel 2022 si tentava di scongiurarla con inconcludenti telefonate a Mosca, con preoccupate missioni a Kiev; oggi c’è un vertice al giorno, con la diplomazia Usa che informa l’Europa sulle sue mosse per gettare le fondamenta di una pace che non sembra più impossibile.

«Ci stiamo preparando attivamente per i negoziati con i nostri partner, sia europei che americani — dice il presidente ucraino Volodymyr Zelensky — è fondamentale lavorare tutti insieme, la pace è sempre uno sforzo collettivo». È la linea che l’Europa si è data per arginare il ciclone Trump: «Niente sull’Ucraina senza l’Ucraina, e l’Europa deve essere al tavolo», dice la portavoce della Commissione Ue, Anitta Hipper.

Si comincia domani a Parigi con il debutto più atteso: i…

Tutto esaurito: da Parigi a Bruxelles, da Kiev a Monaco, la diplomazia internazionale è una girandola di eventi senza date libere in agenda. Si avvicina il 24 febbraio, terzo anniversario dell’invasione russa, e il mondo ha di nuovo il fiato sospeso: nel 2022 si tentava di scongiurarla con inconcludenti telefonate a Mosca, con preoccupate missioni a Kiev; oggi c’è un vertice al giorno, con la diplomazia Usa che informa l’Europa sulle sue mosse per gettare le fondamenta di una pace che non sembra più impossibile.

«Ci stiamo preparando attivamente per i negoziati con i nostri partner, sia europei che americani — dice il presidente ucraino Volodymyr Zelensky — è fondamentale lavorare tutti insieme, la pace è sempre uno sforzo collettivo». È la linea che l’Europa si è data per arginare il ciclone Trump: «Niente sull’Ucraina senza l’Ucraina, e l’Europa deve essere al tavolo», dice la portavoce della Commissione Ue, Anitta Hipper.

Si comincia domani a Parigi con il debutto più atteso: il primo incontro tra un ministro ucraino e un alto rappresentante del nuovo governo americano. Spezza il gelo con cui Trump aveva tenuto le distanze con la squadra presidenziale ucraina, portandola sull’orlo di una crisi di nervi. L’occasione è il “formato Weimar” che riunisce i ministri degli Esteri di una serie di Paesi europei, di Ucraina e Stati Uniti. Per Kiev ci sarà il ministro Andriy Sybiga, per Washington un «alto rappresentante del governo» ancora non definito. In ogni caso sarà il primo vero incontro formale e istituzionale dall’insediamento della nuova amministrazione a Washington. Forse non ci sarà Marco Rubio, che da segretario di Stato non ha mai parlato con Sybiga, ma l’accensione del motore diplomatico è evidente.

(afp)

Poi tocca al formato Ramstein, il “Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina” costituito da 54 Paesi, 32 dei quali fanno parte della Nato. L’obiettivo comune è sostenere la difesa di Kiev. Giovedì i ministri della Difesa si riuniranno nel quartier generale della Nato a Bruxelles con il segretario generale Mark Rutte, e il vertice inizia con le scintille: il piano Trump «non è ancora pronto», non sarà presentato «questa settimana» né a Bruxelles né a Monaco, dice un alto diplomatico europeo. Prima, spiega, il generale Keith Kellogg», l’inviato Usa per la soluzione del conflitto, «verrà al quartier generale della Nato nella seconda metà di febbraio, e solo dopo il piano sarà maturo». Se Trump tratta con Putin, però, «è un bene» perché «è l’unico che può influenzarlo. Ma non ci può essere un accordo senza l’Europa».
E sono scintille anche sui numeri, nell’Alleanza: «Sarà necessario passare al 3,6% del Pil» per sostenere la difesa comune, dice un alto funzionario. È un tema carissimo a Trump. Ed è lì, a Bruxelles, che Kiev e la nuova Washington torneranno a incrociarsi: il ministro ucraino Rustem Umarov incontrerà Pete Hegseth, il capo del Pentagono nominato da Trump.

(afp)

E siamo solo all’antipasto di una maratona diplomatica serrata come mai. Alla Conferenza sulla sicurezza a Monaco, venerdì 15 e sabato 16, scenderà in campo anche Zelensky. Prima, però, «persone del team del presidente Trump, persone serie», saranno in visita a Kiev, annuncia il presidente ucraino aggiungendo che «i team stanno lavorando al dialogo e a un incontro tra me e il presidente Trump».

Se non ci saranno sorprese, a Monaco di Baviera Zelensky non vedrà Trump ma incontrerà il vicepresidente Vance. E già si sa che giovedì 20 andrà finalmente a Kiev anche l’inviato speciale Usa, Keith Kellogg. L’ombra dell’esclusione di Kiev dal negoziato sul suo destino, l’incubo più temuto dagli ucraini, pare scongiurato.

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