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Austria, falliscono i colloqui di governo. I popolari: “L’ultradestra un rischio per la sicurezza”

Herbert Kickl 

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Flop di Herbert Kickl: la trattativa di comporre una coalizione s’infrange sulla distribuzione dei ministeri, a partire da quello dell’Interno. Ora quattro scenari possibili
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BERLINO – “? fuori questione: non metteremo a repentaglio la sicurezza del Paese”. Eccolo, uno dei punti su cui si sono arenate nel pomeriggio le trattative tra i popolari Oevp e l’ultradestra Fpoe in Austria per formare un nuovo governo. Il leader dei popolari, Christian Stocker, lo ha rivelato senza giri di parole: il capo dell’ultradestra e cancelliere incaricato, Herbert Kickl, insisteva per affidare al proprio partito il ministero dell’Interno. E dalla Oevp è arrivato un altolà e un’accusa precisa: le trattative sono fallite per “l’ebbrezza del potere e l’indisponibilità al compromesso” di Kickl. E se gli Interni fossero andati di nuovo all’ultradestra, ha spiegato Stocker, “la collaborazione tra servizi segreti sarebbe stata a rischio”.

Lo scandalo del 2018

Il riferimento è al colossale scandalo che travolse Kickl nel 2018, quando era ministro dell’Interno del governo Kurz. Allora il leader dell’ultradestra filor…

BERLINO – “? fuori questione: non metteremo a repentaglio la sicurezza del Paese”. Eccolo, uno dei punti su cui si sono arenate nel pomeriggio le trattative tra i popolari Oevp e l’ultradestra Fpoe in Austria per formare un nuovo governo. Il leader dei popolari, Christian Stocker, lo ha rivelato senza giri di parole: il capo dell’ultradestra e cancelliere incaricato, Herbert Kickl, insisteva per affidare al proprio partito il ministero dell’Interno. E dalla Oevp è arrivato un altolà e un’accusa precisa: le trattative sono fallite per “l’ebbrezza del potere e l’indisponibilità al compromesso” di Kickl. E se gli Interni fossero andati di nuovo all’ultradestra, ha spiegato Stocker, “la collaborazione tra servizi segreti sarebbe stata a rischio”.

Lo scandalo del 2018

Il riferimento è al colossale scandalo che travolse Kickl nel 2018, quando era ministro dell’Interno del governo Kurz. Allora il leader dell’ultradestra filorussa organizzò un blitz del tutto illegale nel quartier generale dei servizi segreti sequestrando soprattutto documenti e server dagli uffici che indagavano sull’estrema destra – e sul suo partito. Il raid fu accolto con sgomento dai servizi segreti dei Paesi alleati, che interruppero per un po’ la collaborazione con l’intelligence austriaca.

La questione russa

La Oevp ha anche fatto muro contro la richiesta dell’ultradestra di spostare l’Austria su posizioni filorusse e di allinearla ai governi sovranisti in Europa. Una delle pretese di Kickl era quella di coordinarsi prioritariamente al Consiglio europeo con Viktor Orbán e Giorgia Meloni, di riformare la giustizia e di soggiogare l’informazione pubblica Orf alla volontà del governo. I popolari hanno resistito al tentativo di Kickl di “orbanizzare” l’Austria e hanno insistito sulla partecipazione di Vienna al progetto europeo “Sky Shield”, inviso all’ultradestra.

Quattro scenari possibili

Subito dopo il naufragio dei negoziati, dal partito di Kickl sono già partite le accuse di sabotaggio, di accordi segreti tra Oevp e i socialdemocratici. Ma alle 18 è stato il presidente della Repubblica, Alexander Van der Bellen, a prefigurare i quattro scenari possibili: elezioni anticipate, un governo di minoranza, un esecutivo tecnico o un nuovo tentativo tra i partiti eletti lo scorso autunno in parlamento di trovare una quadra. Nei prossimi giorni il capo dello Stato organizzerà colloqui con i leader politici per capire quali delle quattro opzioni possa funzionare meglio. E, come anticipato a gennaio da Repubblica, la più probabile è che i popolari Oevp formino un governo di minoranza con l’appoggio esterno dei partiti moderati per allungare i tempi prima di nuove elezioni: temono che un ritorno immediato alle urne rischierebbe di regalare di nuovo la vittoria a Kickl.

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