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Gozi: “L’assenza di Meloni al vertice sull’IA un errore, questa sfida va affrontata con serietà”

L'eurodeputato di Renew Sandro Gozi 

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L’eurodepuato di Renew: “L’Europa ha fatto bene a mettere delle regole sull’Intelligenza artificiale. E gli Usa sbagliano, su questo tema la cooperazione internazionale è fondamentale”
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PARIGI - «L'assenza di Giorgia Meloni dal vertice sull'intelligenza artificiale è un grave errore» dice Sandro Gozi, eurodeputato di Renew, a proposito della mancata partecipazione della premier all'AI Action Summit di Parigi. «Dimostra che l’Italia non sta affrontando questa sfida con la serietà necessaria».

Gli alleati occidentali sono divisi. Stati Uniti e Regno Unito non hanno firmato la dichiarazione finale del summit.

«Per quanto riguarda gli Stati Uniti non è una sorpresa, visto l'orientamento della nuova amministrazione Usa. La scelta dei britannici invece è meno comprensibile. È un errore approcciare il tema con una logica anti-multilaterale. L'idea di stare a metà, cercando di mediare tra diversi poli, è un'illusione. La cooperazione internazionale è fondamentale».

Parlando di regole, l'Europa ha varato l'AI Act. Non rischiamo di perdere competitività rispetto alle grandi potenze?

«L'Europa ha fatto bene a essere la prima al mondo a costruire un modello regolamentare sull'in…

PARIGI - «L'assenza di Giorgia Meloni dal vertice sull'intelligenza artificiale è un grave errore» dice Sandro Gozi, eurodeputato di Renew, a proposito della mancata partecipazione della premier all'AI Action Summit di Parigi. «Dimostra che l’Italia non sta affrontando questa sfida con la serietà necessaria».

Gli alleati occidentali sono divisi. Stati Uniti e Regno Unito non hanno firmato la dichiarazione finale del summit.

«Per quanto riguarda gli Stati Uniti non è una sorpresa, visto l'orientamento della nuova amministrazione Usa. La scelta dei britannici invece è meno comprensibile. È un errore approcciare il tema con una logica anti-multilaterale. L'idea di stare a metà, cercando di mediare tra diversi poli, è un'illusione. La cooperazione internazionale è fondamentale».

Parlando di regole, l'Europa ha varato l'AI Act. Non rischiamo di perdere competitività rispetto alle grandi potenze?

«L'Europa ha fatto bene a essere la prima al mondo a costruire un modello regolamentare sull'intelligenza artificiale. Questo approccio rappresenta una terza via: tra il far west americano, dove tutto è permesso, e il controllo totalitario cinese. Non è vero che le regole europee stanno frenando il progresso tecnologico; il ritardo dell'Europa rispetto agli Stati Uniti è dovuto alla mancanza di investimenti adeguati, non alle normative».

Il vicepresidente americano ha criticato le «regole eccessive» dell'Ue.

«Gli Stati Uniti devono capire che le leggi valgono per tutti. L'Europa ha adottato normative che assicurano il pluralismo e combattono i discorsi d’odio, imponendo obblighi di moderazione alle piattaforme. Il diritto alla libertà di espressione non è il diritto alla viralità di contenuti falsi o dannosi. La trasparenza degli algoritmi è fondamentale per proteggere i cittadini europei, e su questo non dobbiamo arretrare».

La Commissione europea ha annunciato un’alleanza pubblico-privata sull'IA con 200 miliardi di euro mobilitati. E' la direzione giusta?

«È certamente positivo, ma vorrei capire quanto di quei fondi sia effettivamente nuovo e quanto sia una riallocazione di risorse già esistenti. È fondamentale che l'Europa utilizzi il proprio bilancio per partenariati con il settore privato e per stimolare investimenti militari, tecnologici e industriali. Solo così potremo proporre un modello europeo credibile e competitivo».

Cos'altro dovrebbe fare l'Europa per entrare in questa partita globale?

"Accanto alle regole, serve creare un mercato unico dei capitali per attrarre investimenti e dare vita a una "seconda gamba" fatta di innovazione e finanziamenti. La liquidità c'è, ma finisce negli Stati Uniti per mancanza di un sistema europeo solido. Inoltre, servono investimenti pubblici europei comuni per supportare il settore».

Al vertice di Parigi l’Italia non era rappresentata al livello di capo di governo. Come spiega la scelta della premier Giorgia Meloni?

«E' incomprensibile. Quando partecipano leader come il primo ministro indiano o il cancelliere tedesco, mandare un ministro dell'Industria è un segnale di scarsa considerazione. È un’occasione persa per l’Italia, soprattutto vedendo quanto la Francia stia investendo nel settore. Questo atteggiamento dimostra che l’Italia non sta affrontando questa sfida con la serietà necessaria».

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