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Monaco, auto su folla: 30 feriti, un bimbo in fin di vita. Fermato un migrante afgano

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La vettura è piombata sui partecipanti a una manifestazione indetta dal sindacato Ve.rdi. Il premier bavarese Söder: attentato. La procura indaga su movente islamista: il 24enne era arrivato in Germania passando per l’Italia
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MONACO – Il corteo si stava snodando lungo la Seidlstrasse, a pochi passi dalla centralissima stazione di Monaco. Erano maestre d’asilo, insegnanti, impiegati comunali che manifestavano per il rinnovo del contratto. Un migliaio di lavoratori del sindacato dei servizi Ver.di che sfilavano pacifici con i loro fischietti e i loro cartelli e le loro bandiere per chiedere qualche euro in più in busta paga. Nessuno avrebbe mai potuto prevedere quel siluro bianco che alle dieci e mezza di mattina si è infilato in mezzo a loro con l’intenzione di annientarli. Sui manifestanti si è abbattuto un angelo sterminatore, una Mini Cooper color neve che ha preso l’ultima curva prima del corteo con il pedale del gas schiacciato a tavoletta, dribblando una macchina della polizia e prendendoli alle spalle.

Alcuni agenti hanno aperto il fuoco, l’auto ha concluso la sua corsa mortale investendo in pieno una madre con il suo bimbo piccolo, finiti entrambi sotto la vettura, e portati poi in ospedale in con…

MONACO – Il corteo si stava snodando lungo la Seidlstrasse, a pochi passi dalla centralissima stazione di Monaco. Erano maestre d’asilo, insegnanti, impiegati comunali che manifestavano per il rinnovo del contratto. Un migliaio di lavoratori del sindacato dei servizi Ver.di che sfilavano pacifici con i loro fischietti e i loro cartelli e le loro bandiere per chiedere qualche euro in più in busta paga. Nessuno avrebbe mai potuto prevedere quel siluro bianco che alle dieci e mezza di mattina si è infilato in mezzo a loro con l’intenzione di annientarli. Sui manifestanti si è abbattuto un angelo sterminatore, una Mini Cooper color neve che ha preso l’ultima curva prima del corteo con il pedale del gas schiacciato a tavoletta, dribblando una macchina della polizia e prendendoli alle spalle.

Alcuni agenti hanno aperto il fuoco, l’auto ha concluso la sua corsa mortale investendo in pieno una madre con il suo bimbo piccolo, finiti entrambi sotto la vettura, e portati poi in ospedale in condizioni gravissime. E le prime foto dei testimoni sono già uno strazio di dolorose assenze: l’attentatore ha lasciato sull’asfalto, in mezzo al sangue, un passeggino rovesciato, scarpe, buste, qualche bandiera del sindacato. I feriti sono almeno ventotto, due dei quali gravi. E poi c’è il bimbo finito sotto l’auto: ieri sera era ancora sospeso tra la vita e la morte.

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La polizia ha arrestato immediatamente l’attentatore, lo ha trascinato fuori dalla Mini senza che lui opponesse resistenza. E lo ha identificato come un migrante afgano originario di Kabul. Farhad era arrivato in Germania alla fine del 2016 quindicenne, come minore non accompagnato, ancora sulla scia del grande esodo dei profughi di quegli anni. Peraltro, dopo essere passato per l’Italia. Le autorità tedesche avevano rigettato la sua domanda di asilo nel 2017 e dall’autunno del 2020 avrebbe dovuto essere rimpatriato. Ma nel frattempo Farhad aveva cominciato a frequentare una scuola, nel tempo libero si era appassionato al body building, e il Comune gli aveva concesso un permesso di soggiorno.

Dettagli che, alla vigilia della vetrina internazionale più importante dell’anno per Monaco, la Conferenza sulla sicurezza, e a nove giorni dalle elezioni federali più cruciali da decenni, hanno comunque scatenato le reazioni di tutti i partiti, ma soprattutto dell’opposizione. Anche perché sulle prime erano emersi dettagli falsi, smentiti soltanto in serata, sul fatto che avesse la fedina penale sporca. Un equivoco dovuto al fatto che l’afgano faceva il guardiano anti-ladri nei negozi ed era apparso in alcuni processi. Ma non come imputato: come testimone. E’ bastato però il passaporto afgano per scatenare un inferno di dichiarazioni da campagna elettorale.

Il premier bavarese Markus Söder è stato il primo, ieri mattina, a parlare di un “sospetto attentato”. E il leader della Cdu ha approfittato della tragedia per fare campagna elettorale: "L’aggressione mostra che qualcosa deve cambiare, in Germania, e rapidamente!”.

Il cancelliere Olaf Scholz ha detto che l’attentatore “dovrà essere punito e dovrà lasciare il Paese”. Ma il governatore della Baviera ha ricordato l’altro grave attacco avvenuto pochissime settimane fa nel suo land, ad Aschaffenburg. Dove un profugo afgano con problemi psichiatrici aveva aggredito con un coltello una classe di bambini in età di asilo che passeggiava per il parco con le maestre. Un bambino di due anni di origine marocchina era stato ucciso, insieme a un passante di 41 anni che aveva tentato di fermare l’aggressore.

Una crudezza che aveva profondamente colpito i tedeschi, tanto che il candidato cancelliere della Cdu/Csu, Friedrich Merz, aveva annunciato un pacchetto anti-migranti con respingimenti alle frontiere, anche in violazione delle regole europee, che era stato votato con i voti dell’Afd, spezzando il famoso cordone sanitario verso l’ultradestra e scatenando un’enorme polemica sullo sdoganamento di un partito permeato da nostalgie naziste e antidemocratiche e in ascesa da anni. Anche alla luce dei fatti di Monaco, l’esito delle elezioni del 23 febbraio fa ancora più paura.

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