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Conferenza di Monaco 1938: cosa accadde e perché se ne torna a parlare

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Mentre i leader si ritrovano oggi nella città della Baviera, ritorna attuale l’incontro del 1938 dove la politica di accomodamento di Londra e Parigi nei confronti della Germania nazista, portò all’annessione tedesca di parte della Cecoslovacchia e diventò il prologo della Seconda guerra mondiale
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LONDRA – Corsi e ricorsi della storia. Mentre in questi giorni il mondo si ritrova a Monaco, dal 1963 sede dell’annuale conferenza sulla sicurezza internazionale, le cronache si riempiono di citazioni dello storico incontro avvenuto nel 1938 nella medesima città della Baviera fra i leader di Regno Unito, Francia, Germania e Italia.

Da Kaja Kallas, alta rappresentante della politica estera dell’Unione Europea, a Ben Wallace, ex-ministro della Difesa britannico, oltre a numerosi commentatori sui maggiori giornali globali, molti riconoscono nell’imminente summit fra Trump e Putin sull’Ucraina, e in particolare nelle parole e nel tono del presidente americano verso il capo del Cremlino, un potenziale e pericoloso dejà vu dell’“appeasement” di Monaco ‘38, come fu chiamata la politica di accomodamento di Londra e Parigi nei confronti della Germania nazista, che portò all’annessione tedesca di parte della Cecoslovacchia e diventò il prologo della Seconda guerra mondiale.

“Potevano sceglier…

LONDRA – Corsi e ricorsi della storia. Mentre in questi giorni il mondo si ritrova a Monaco, dal 1963 sede dell’annuale conferenza sulla sicurezza internazionale, le cronache si riempiono di citazioni dello storico incontro avvenuto nel 1938 nella medesima città della Baviera fra i leader di Regno Unito, Francia, Germania e Italia.

Da Kaja Kallas, alta rappresentante della politica estera dell’Unione Europea, a Ben Wallace, ex-ministro della Difesa britannico, oltre a numerosi commentatori sui maggiori giornali globali, molti riconoscono nell’imminente summit fra Trump e Putin sull’Ucraina, e in particolare nelle parole e nel tono del presidente americano verso il capo del Cremlino, un potenziale e pericoloso dejà vu dell’“appeasement” di Monaco ‘38, come fu chiamata la politica di accomodamento di Londra e Parigi nei confronti della Germania nazista, che portò all’annessione tedesca di parte della Cecoslovacchia e diventò il prologo della Seconda guerra mondiale.

“Potevano scegliere fra il disonore e la guerra, hanno scelto il disonore e avranno la guerra”, predisse con una delle sue frasi più celebri e lungimiranti Winston Churchill, non ancora primo ministro. Ma cosa successe a Monaco quasi novanta anni or sono e perché si possono fare paragoni con il presente? Ecco una scheda per capirne di più.

Il Regno Unito di Chamberlain

Il premier britannico dell’epoca, il conservatore Neville Chamberlain, era fautore di una politica isolazionista, convinto che il suo Paese dovesse concentrare le spese sul rilancio dell’economia afflitta dalle conseguenze della Grande Depressione a scapito del budget militare. Chamberlain voleva contenere le ambizioni espansionistiche della Germania di Hitler attraverso concessioni diplomatiche, preoccupandosi più di mantenere le colonie del British Empire sparse per il pianeta che dei diritti di qualche stato dell’Europa orientale.

Politicamente divisa ed economicamente debole, la Francia finì per accodarsi all’“appeasement”, come venne chiamata in inglese questa politica di acquiescenza e pacificazione verso Berlino. Ma invece di concordare una linea comune con Parigi, Londra perseguì una strategia di contatti e intese bilaterali sia con la Germania nazista che con l’Italia fascista di Benito Mussolini.

L’annessione dell’Austria

Preludio all’aggressione tedesca della Cecoslovacchia fu l’annessione dell’Austria, annunciata da Hitler nel marzo 1938 e realizzata senza incontrare resistenza, dopo avere minato in tutti i modi con manipolazioni e minacce l’indipendenza di Vienna. Un atto descritto come la rinascita della Grande Germania e di fatto imposto a Mussolini, che nutriva a sua volta ambizioni nell’area danubiano-balcanica ma era rimasto fortemente impressionato dalla potenza militare tedesca durante una visita a Berlino nel settembre ’37, rafforzando da quel momento l’alleanza con il nazismo.

Nel frattempo, le forze nazionaliste di Francisco Franco, con il sostegno di Germania e Italia, erano riuscite a prevalere nella guerra civile spagnola contro le forze repubblicane, cosicché l’accerchiamento di Francia e Gran Bretagna da parte di un fronte nazifascista in Europa appariva completo.

La questione dei Sudeti

Nata dal crollo dell’Impero austro-ungarico dopo la Prima guerra mondiale, la Cecoslovacchia era uno stato multietnico composto prevalentemente da cechi e slovacchi più una ampia minoranza, i cosiddetti tedeschi dei Sudeti, 3 milioni e 250 mila persone che abitavano nei territori al confine con Austria e Germania. Dalla metà degli anni Trenta, questa minoranza pativa più del resto del Paese il peso della crisi economica, con alta disoccupazione e basso reddito. Segretamente sovvenzionato da Berlino, nacque così il Partito dei tedeschi dei Sudeti, che chiedeva l’unificazione con la Germania in nome delle comuni radici etniche e linguistiche.

Le concessioni di Bad Godesberg

Durante tutto il 1938 Hitler aveva incaricato il suo stato maggiore di preparare piani per un’invasione della Cecoslovacchia, parte di un più vasto progetto per estendere il dominio di Berlino su tutta l’Europa centro-orientale: ma la Wermacht, l’esercito tedesco, aveva bisogno di tempo e il Führer si convinse di procedere per gradi.

La prima mossa fu la minaccia di scatenare la guerra, se non fosse stato concesso ai tedeschi dei Sudeti il “diritto all’autodeterminazione”. All’inizio di settembre, in un vertice a Bad Godesberg, in Germania, il primo ministro Chamberlain comunicò al capo del nazismo che Londra e Parigi avrebbero accettato di discutere la questione dei Sudeti. Nessun rappresentante cecoslovacco era presente all’incontro: la cessione di una parte del Paese veniva dunque trattata sulla testa di Praga.

Ma Hitler aumentò le sue richieste, pretendendo che venissero accontentate anche le aspirazioni dei governi nazionalisti suoi alleati in Polonia e Ungheria su altre regioni della Cecoslovacchia. Chamberlain tentennò. Per qualche giorno si temette la guerra tra Gran Bretagna e Germania. Poi Hitler assicurò il primo ministro britannico che l’annessione dei Sudeti sarebbe stata la sua “ultima rivendicazione territoriale in Europa”, aggiungendo perentorio: “I cechi, noi non li vogliamo!”.

I due giorni di Monaco

La conferenza per firmare un accordo si tenne a Monaco il 29 e il 30 settembre del ’38. Erano presenti Hitler, Mussolini, Chamberlain e il primo ministro francese Edouard Daladier. Di nuovo, al tavolo non c’era alcun rappresentante del governo di Praga, tanto che il patto venne descritto come “il diktat di Monaco” o “il tradimento di Monaco”. L’intesa prevedeva che i Sudeti sarebbero passati alla Germania dal primo di ottobre, ovvero dal giorno dopo, con l’evacuazione delle forze cecoslovacche da completare entro il 10 dello stesso mese. Praga perdeva così una consistente fetta di territorio e popolazione, in aggiunta a importanti centri economici e industriali. Ma il leader britannico e quello francese credevano che la concessione a Hitler avrebbe evitato una guerra diretta contro la Germania: la politica dell’accomodamento, appunto, l’idea di accontentare il nemico, di esaudire i suoi soprusi, nella speranza che sarebbe bastato a rabbonirlo.

Solo nel pomeriggio del 29 giunsero a Monaco due diplomatici cecoslovacchi: vennero accompagnati in una sala vicina a quella dove si stava svolgendo la conferenza e soltanto alle sette di sera Horace Wilson, un funzionario dello staff di Chamberlain, li informò che era stato raggiunto un accordo sui Sudeti. I due protestarono, chiesero di vedere Hitler, ma senza esito. “Non potete capire quanto sia arduo negoziare con il Führer”, disse loro Wilson. “Se non accettate il patto, dovrete regolare i vostri conti con la Germania da soli. Forse i francesi ve lo diranno in termini più cortesi, ma questo è anche il loro punto di vista”. Nel frattempo, la conferenza era stata interrotta per la cena. Dopo mangiato, intorno all’una di notte, i quattro leader firmarono l’accordo. Prima di andarsene, in un ultimo colloquio a tu per tu con Hitler, Chamberlain ribadì “l’importanza delle relazioni anglo-tedesche per la pace in Europa, il desiderio di mantenere buoni rapporti e l’impegno a usare il metodo della consultazione per risolvere qualsiasi futura disputa” fra i due Paesi.

La guerra e Mussolini

Cosa successe poi è noto. La Cecoslovacchia perse il 66 per cento dei giacimenti di carbone e l’86 per cento della produzione chimica. Ungheria e Polonia conquistarono le regioni cecoslovacche abitate dalle rispettive minoranze. Chamberlain diede le dimissioni, sostituito da Churchill che cambiò radicalmente linea al Regno Unito: del resto, aveva denunciato l’appeasement fin dal primo momento. Hitler si impossessò dell’intera repubblica Ceca, facendo della parte slovacca uno stato vassallo, poi rivolse le attenzioni al corridoio di Danzica in Polonia. E a quel punto Churchill disse basta, dichiarando guerra alla Germania insieme alla Francia: l’inizio della Seconda guerra mondiale.

Una postilla sulla conferenza di Monaco riguarda l’Italia: al rientro a Roma, Mussolini fu accolto da una folla festante. “Camerati, voi avete vissuto ore memorabili”, disse il Duce in un discorso dal balcone di palazzo Venezia. “A Monaco noi abbiamo operato per la pace secondo giustizia. Non è questo l’ideale del popolo italiano?” Ma la gioiosa accoglienza non gli piacque del tutto, secondo lo storico del fascismo Renzo De Felice: il giubilo non sembrava rivolto “all’artefice geniale di Monaco” quanto al sollievo di avere evitato la guerra. Un atteggiamento che secondo Mussolini denotò “mancanza di dignità e di spirito di sacrificio, gretto egoismo borghese e pacifismo”. Il giorno seguente le informative della polizia confermarono che “l’uomo nuovo fascista era ben lungi dall’essere plasmato” e che “lo stato d’animo degli italiani era per lo più orientato verso la pace”.

Come si sarebbe presto scoperto, Monaco 1938 portò l’immensa tragedia della guerra. La lezione per il presente è non ripetere gli errori del passato: raramente l’accomodamento con un dittatore conduce alla pace, lo invoglia soltanto a divorare bocconi più grossi. E se un Paese deve fare concessioni, occorre che sia seduto al tavolo dei negoziati. “Potevano scegliere fra il disonore e la guerra, hanno scelto il disonore e avranno la guerra”: ottantasette anni dopo, il monito di Churchill rimane attuale.

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