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Il politologo francese: “Per la Ue sfida esistenziale, Trump disprezza le sue regole”

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L’analista Dominique Moïsi: “I sovranisti jolly del Cremlino”
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PARIGI - «L'Europa ha davanti una sfida esistenziale» dice l'analista Dominique Moïsi, tra i fondatori dell'Institut français de relations internationales e autore di numerosi saggi di geopolitica tra cui “Geopolitica delle emozioni”. «Siamo di fronte a una doppia minaccia. Quella russa, strategica, geopolitica classica, e quella americana, nella tentazione del disprezzo per la democrazia».

Il contatto telefonico diretto tra Donald Trump e Vladimir Putin è una sorpresa?

«No, è piuttosto la cronaca di un disastro annunciato. I punti evidenziati da Trump sono chiari. L'Ucraina deve essere realista, quindi non recupererà i territori che ha perso. E noi occidentali dobbiamo essere realisti diplomaticamente. L'idea che l'Ucraina possa entrare nella Nato, inaccettabile per Mosca, non deve quindi nemmeno far parte della discussione. Si potrebbe dire scherzando che è facile negoziare con Putin: basta dargli ciò che chiede».

L'esclusione dell'Europa dai negoziati è però inedita?

«Per la p…

PARIGI - «L'Europa ha davanti una sfida esistenziale» dice l'analista Dominique Moïsi, tra i fondatori dell'Institut français de relations internationales e autore di numerosi saggi di geopolitica tra cui “Geopolitica delle emozioni”. «Siamo di fronte a una doppia minaccia. Quella russa, strategica, geopolitica classica, e quella americana, nella tentazione del disprezzo per la democrazia».

Il contatto telefonico diretto tra Donald Trump e Vladimir Putin è una sorpresa?

«No, è piuttosto la cronaca di un disastro annunciato. I punti evidenziati da Trump sono chiari. L'Ucraina deve essere realista, quindi non recupererà i territori che ha perso. E noi occidentali dobbiamo essere realisti diplomaticamente. L'idea che l'Ucraina possa entrare nella Nato, inaccettabile per Mosca, non deve quindi nemmeno far parte della discussione. Si potrebbe dire scherzando che è facile negoziare con Putin: basta dargli ciò che chiede».

L'esclusione dell'Europa dai negoziati è però inedita?

«Per la prima volta dal 1941, l'Europa è sola di fronte al proprio destino. Non c'è più l'America pronta a salvarla. In modo puramente simbolico, Trump suggerisce di andare a incontrare Putin in Arabia Saudita. Alla fine della Guerra Fredda, i leader sovietici e americani si incontravano a Helsinki o a Malta. Ora nessuno né a Washington né a Mosca pensa nemmeno di fare una riunione in Europa. Quindi noi europei non siamo più un soggetto della Storia, non siamo quasi più un oggetto e nemmeno un luogo d'incontro».

Quali sono i rischi immediati ?

«Il presidente americano sta dicendo agli europei: 'Se vi interessa l'Ucraina, occupatevene voi'. Ma l'Europa è più sola che mai, in un momento in cui è più divisa che mai. Il motore franco-tedesco è doppiamente in crisi. Il Regno Unito è uscito dall'Ue. Non sono né l'Italia, per la sua vicinanza a Trump, né la Polonia, per la sua volontà di difendersi a causa della sua eccessiva vicinanza geografica con la Russia, a poter trascinare il resto dell'Ue».

E' lo spettro di una nuova Yalta per ridefinire gli equilibri del mondo?

«Il paragone storico è piuttosto la conferenza di Monaco del 1938 e la spinta alla capitolazione. Pensando a un altro periodo storico, la Guerra Fredda, ricordo che c'era l'Urss come grande potenza revisionista mentre l'America era la grande potenza a favore dello status quo, del rispetto dei trattati, delle alleanze. Oggi, abbiamo tre grandi potenze revisioniste – Cina, Russia, Stati Uniti - che vogliono ridefinire il mondo secondo i loro interessi a partire da una visione cinica».

Trump riuscirà a imporre la sua pace forzata in Ucraina?

«Mi è piaciuta la formula usata qualche giorno fa dal Presidente Sergio Mattarella durante il suo discorso a Marsiglia. Ha parlato del rischio di un 'vassallaggio felice' dell'Europa, alludendo a coloro che sperano in benefici sul piano economico dalla vittoria di Trump. Accanto, c'è il rischio molto concreto di un vassallaggio doloroso. Siamo di fronte a una doppia minaccia. Quella russa, strategica, geopolitica classica. E quella americana, nella tentazione del disprezzo per la democrazia. Ciò che è in gioco è addirittura la sopravvivenza della democrazia liberale classica».

I partiti sovranisti, alcuni già al potere e altri in ascesa in diversi, partecipano a questa spinta per distruggere l'Ue?

«Credo che siano degli alleati reali sia per Putin che per Trump. Sono il jolly di Mosca tanto quanto di Washington. Ma si potrebbe anche dire che il vero idiota utile è Trump, che mette la sua azione al servizio della Cina, perché la Russia non ha i mezzi per le sue ambizioni. Xi Jinping vede ciò che sta accadendo come una formidabile accelerazione nella storia in suo favore».

Da europeo, sembra molto pessimista.

«Dobbiamo essere consapevoli della radicalità di ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi. Nel giro di una telefonata di 90 minuti, la Russia è passata da Stato paria dall'invasione dell'Ucraina a partner accettabile, e addirittura desiderato dalla prima potenza mondiale, gli Stati Uniti. L'Europa è assente. Trump, poco a poco, ci sta presentando la sua dottrina: l'America prima di tutto significa che l'America sceglie le sue priorità. La sua priorità è la rivalità con la Cina. I suoi avversari sono molto più importanti dei suoi alleati, che disprezza».

Addirittura una forma di disprezzo?

«Trump attribuisce molta più importanza, interesse e rispetto ai suoi avversari che ai suoi alleati. In Putin ritrova il suo modo di operare mentre disprezza quello dei paesi membri dell'Ue. Per lui, è il mondo di ieri».

In questo nuovo mondo, l'Europa è la vittima designata?

«Noi europei siamo gli ultimi nostalgici del diritto, del rispetto degli accordi, dei trattati. Tutto questo è superato. Siamo entrati nel mondo della legge del più forte. E in questo mondo ci sono tre attori che capiscono cosa c'è in gioco: l'America, la Cina e la Russia. Il pericolo non è solo che l'Europa non abbia più una voce che conta, ma che prima di esprimersi dovrà valutare se non rischia di irritare Mosca da una parte o di inimicarsi Washington dall'altra. E’ la definizione di chi è vassallo".

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