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Drone su Chernobyl, lo spettro nucleare sulla conferenza di Monaco

(afp)

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Nella notte colpito l’hangar che contiene il reattore che 39 anni fa provocò il più grande disastro nucleare della Storia. Zelensky accusa Mosca. Peskov: “Provocazione di Kiev”
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Per il sarcofago che imprigiona il mostro di Chernobyl si è trattato della puntura di un insetto, fastidiosa ma priva di conseguenze. Il reattore impazzito che 39 anni fa ha provocato il più grave disastro nucleare della Storia è imprigionato da una bara di cemento e acciaio in grado di resistere ad aggressioni peggiori. L’episodio però non va sottovalutato perché obbliga ad aprire gli occhi sul terribile rischio che il mondo, e soprattutto l’Europa, sta correndo: da tre anni si combatte una guerra totale sfiorando siti atomici delicatissimi.

L’Aiea, l’agenzia internazionale dell’energia atomica, ha detto che i livelli di radiazione a Chernobyl non sono cambiati per effetto del drone. “Non c’è nulla di cui compiacersi – ha sottolineato il direttore generale Rafael …

Per il sarcofago che imprigiona il mostro di Chernobyl si è trattato della puntura di un insetto, fastidiosa ma priva di conseguenze. Il reattore impazzito che 39 anni fa ha provocato il più grave disastro nucleare della Storia è imprigionato da una bara di cemento e acciaio in grado di resistere ad aggressioni peggiori. L’episodio però non va sottovalutato perché obbliga ad aprire gli occhi sul terribile rischio che il mondo, e soprattutto l’Europa, sta correndo: da tre anni si combatte una guerra totale sfiorando siti atomici delicatissimi.

L’Aiea, l’agenzia internazionale dell’energia atomica, ha detto che i livelli di radiazione a Chernobyl non sono cambiati per effetto del drone. “Non c’è nulla di cui compiacersi – ha sottolineato il direttore generale Rafael Grossi – perché persistono seri pericoli per la sicurezza”.

Il presidente Zelensky ha accusato Mosca: “La Russia di oggi è l’unico Stato al mondo che può attaccare tali strutture, occupare il territorio delle centrali nucleari e condurre ostilità senza considerare le conseguenze. E questa è una minaccia terroristica per il mondo intero”. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov invece parla di “provocazione ucraina”.

In realtà non è ancora chiaro chi abbia colpito la struttura costruita per imprigionare i resti dell’impianto numero 4 di Chernobyl, protagonista dell’esposizione del “nocciolo” che nell’aprile 1986 ha seminato radioattività in tutto il Continente. La scia di tumori, soprattutto alla tiroide, continua a generare lutti: uno studio dell’Oms stima che ci possano essere 41 mila casi di cancro e 16 mila morti entro il 2065. La catastrofe ha creato un riferimento indelebile nello sviluppo dell’umanità: nel terreno i sedimenti di quella pioggia malefica hanno formato uno strato che i geologi possono individuare per datare il suolo, definendo così una “era di Chernobyl” che resterà impressa per secoli e secoli.

Ucraina, drone russo colpisce hangar di Chernobyl

Il filmato dello scoppio ripreso dalle telecamere di vigilanza e i resti carbonizzati del propulsore indicano che si trattava di un drone a lungo raggio con una carica di tritolo non inferiore a trenta chili. Diversi siti web ucraini hanno subito sottolineato la somiglianza del propulsore con quello degli Shahed-Geran, gli ordigni teleguidati di progettazione iraniana che ora vengono prodotti in quantità nelle fabbriche russe.

Ogni notte i reparti di Mosca ne lanciano decine, con una media che ultimamente sfiora i cento esemplari quotidiani, e non è raro che finiscano fuori rotta: avviene per i guasti, per i danni provati dalle armi contraeree o per effetto delle contromisure elettroniche che disturbano i sistemi di controllo. Il cielo ucraino si riempie spesso di bombe vaganti, che ogni tanto superano anche i confini romeni nella regione del Danubio. Alcune però precipitano al suolo intatte: un elemento che al momento impedisce di attribuire con assoluta certezza la matrice dell’incursione.

Per quanto adesso Mosca abbia introdotto una versione potenziata con novanta chili di tritolo, si ritiene che la testata degli Shahed-Geran non possa penetrare il sarcofago costruito intorno al reattore malato, né gli scudi delle altre centrali. Il pericolo comunque resta forte. Anche ordigni di limitata capacità distruttiva sono in grado di innescare una crisi nei sistemi di sicurezza, incendiando linee elettriche, pompe idriche o altri apparati vitali. E non bisogna dimenticare che entrambi gli schieramenti usano armi come i missili balistici o quelli da crociera che hanno ogive progettate per perforare i bunker: l’impatto di un Iskander russo o di uno Storm Shadow ucraino potrebbe avere conseguenze apocalittiche.

La situazione più preoccupante resta quella di Zaporizhzhia, occupata dai russi due settimane dopo l’inizio dell’invasione: la centrale rimane a ridosso della linea del fronte. Lo scorso 12 febbraio la ferocia degli scontri è stata tale da impedire la rotazione del team di ispettori internazionali che vigila sulle condizioni del reattore. La richiesta dell’Aiea di garantire un corridoio per il suo personale è stata ignorata dai due eserciti: “Sono profondamente rammaricato – ha commentato il direttore generale Rafael Grossi - per la cancellazione di una rotazione concordata da tempo del nostro staff che porta avanti un lavoro vitale in circostanze molto difficili. E’ inaccettabile”.

Proprio oggi Mosca ha accusato gli ucraini di avere preso a cannonate una centrale termoelettrica che si trova a pochi chilometri da quella nucleare. Il tiro dell’artiglieria avrebbe lasciato 50 mila persone senza corrente. Gli ucraini in passato hanno sostenuto che i russi utilizzano l’area dell’impianto atomico per nascondere mezzi corazzati e riserve di munizioni. Pure in questo caso la “nebbia di guerra” impedisce di avere una verità.

L’altra sorgente di preoccupazioni è la colossale centrale di Kursk, con quattro reattori in differenti stadi di operatività. Lo scorso agosto l’offensiva ucraina si è spinta fino a 35 chilometri dal sito, che in quei giorni appariva quasi indifeso: almeno un drone è stato abbattuto dalla contraerea a un paio di chilometri di distanza. Adesso è stato circondato di reticolati e bunker. La prima linea si è allontanata e non può essere più colpito dall’artiglieria. Ma l’impianto resta alla portata delle armi a lungo raggio, come i droni che ogni notte i servizi segreti di Kiev scagliano sulle infrastrutture energetiche russe.

In un conflitto che coinvolge centinaia di migliaia di soldati con arsenali di potenza crescente, lo spettro dell’incidente nucleare sembra essere stato dimenticato. Soltanto l’Aiea continua a mettere in guardia sulla minaccia: dal marzo 2022 ha diffuso un manifesto ai belligeranti con i “sette pilastri della sicurezza” per evitare che i reattori vengano danneggiati. L’esplosione del drone su Chernobyl dimostra che quelle indicazioni non sono considerate una priorità.

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