Al vertice Nato a Bruxelles gli Usa isolano l’Europa: “Paghi di più per la difesa”
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES – «Nessuno pensi che lo Zio Sam diventi lo Zio fesso». Basta questa frase pronunciata dal Segretario alla Difesa americano Pete Hegseth, alla fine del vertice dei ministri della Nato, per capire come si sia chiuso davvero il primo summit dell’Alleanza Atlantica nell’era Trump. Perché quelle parole sono dirette contro gli alleati europei. Rei di non spendere abbastanza per garantire la loro sicurezza, di non sacrificarsi sufficientemente per difendere l’Ucraina.
Anzi, proprio i tentativi messi in campo dal presidente Usa attraverso una relazione esclusiva con Putin dimostrano quanto Washington voglia deliberatamente ignorare il Vecchio Continente. E infatti l’Unione europea quasi all’unisono - l’unica voce discordante al momento è quella dell’ungherese Orbán - risponde avvertendo: «Non c’è pace senza Ucraina e senza Ue». Resta il fatto che la riunione Nato fa emergere con chiarezza le difficoltà europee. Al di là delle parole formali, il feeling tra le due sponde dell’Atlant…
BRUXELLES – «Nessuno pensi che lo Zio Sam diventi lo Zio fesso». Basta questa frase pronunciata dal Segretario alla Difesa americano Pete Hegseth, alla fine del vertice dei ministri della Nato, per capire come si sia chiuso davvero il primo summit dell’Alleanza Atlantica nell’era Trump. Perché quelle parole sono dirette contro gli alleati europei. Rei di non spendere abbastanza per garantire la loro sicurezza, di non sacrificarsi sufficientemente per difendere l’Ucraina.
Anzi, proprio i tentativi messi in campo dal presidente Usa attraverso una relazione esclusiva con Putin dimostrano quanto Washington voglia deliberatamente ignorare il Vecchio Continente. E infatti l’Unione europea quasi all’unisono - l’unica voce discordante al momento è quella dell’ungherese Orbán - risponde avvertendo: «Non c’è pace senza Ucraina e senza Ue». Resta il fatto che la riunione Nato fa emergere con chiarezza le difficoltà europee. Al di là delle parole formali, il feeling tra le due sponde dell’Atlantico non è più quello di un tempo.
Washington in particolare vuole che gli ”amici” europei mettano più soldi nella difesa. Ritiene che per troppo tempo la Casa Bianca abbia garantito protezione a proprie spese. «Questa guerra in Ucraina – ha proseguito Hegseth - è stata un reset per la Nato, una presa di coscienza che questa Alleanza deve essere solida, forte e reale. I Paesi europei riconoscano che questa è una minaccia urgente per il Continente. Il 2% del Pil non è sufficiente, il tre e il quattro e, in definitiva, come ha detto il presidente Trump, il 5% della spesa per la difesa è fondamentale. Opporsi a questo è un’importante responsabilità europea». Insomma l’Unione apra il portafogli e si faccia carico anche dei costi della eventuale pace. Perché gli Stati Uniti non vogliono mandare uomini per tutelare la tregua tra Kiev e Mosca.
Nello stesso tempo Trump sta trattando da solo con il Cremlino. L’Europa è totalmente esclusa. Sottolinea la contraddizione nel timore che i risultati del negoziato esclusivo ricadano sulla Ue senza aver avuto alcuno ruolo. «La pace in Ucraina e la sicurezza dell’Europa – ha allora avvertito il presidente del consiglio europeo, Antonio Costa - sono inscindibili. La pace non può essere un semplice cessate il fuoco. La Russia non deve più essere una minaccia per l’Ucraina, per l’Europa, per la sicurezza internazionale. Non ci saranno negoziati credibili e di successo, nè una pace duratura, senza l’Ucraina e senza la Ue».
Un concetto confermato dalla portavoce di Ursula von der Leyen: «Nulla sull’Ucraina senza l’Ucraina. La sicurezza dell’Ucraina è la sicurezza dell’Ue. Sia l’Ucraina, sia l’Europa, appartengono a quel tavolo». Anzi, ripete l’Alto Rappresentante per gli affari esteri, Kaja Kallas: «Qualsiasi soluzione rapida sull’Ucraina è un affare sporco». Un riferimento chiaro alla tentazione del Tycoon statunitense di chiudere la vicenda velocemente anche con una pace ingiusta che metterebbe in pericolo la Ue.
Insomma, le relazioni con gli Usa sono al picco inferiore. «Questa alleanza è una famiglia – ammette il segretario generale della Nato, l’olandese Mark Rutte - ma siamo anche democrazie e magari non siamo sempre tutti d’accordo». Secondo il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, allora, «spaccare l’Alleanza sarebbe il regalo più grande che si può fare a Putin». La preoccupazione principale, però, è quella di non partecipare al negoziato. «Tutti sanno – è l’avvertimento del ministro tedesco Pistorius - che l’Europa non può sedersi a un tavolo separato». E comunque «sarebbe stato meglio se gli Stati Uniti non avessero fatto concessioni alla Russia prima dei negoziati». Ad esempio, dire in maniera «deplorevole» che Kiev non entrerà nella Nato. E ancora, Kallas dichiara la disponibilità europea a garantire comunque l’appoggio all’Ucraina, ossia il contrario di Trump: «Saremo fermi e continueremo a sostenerla nella sua lotta».
Ma, appunto, un faglia è già presente nel Vecchio Continente. Il sovranista di Budapest Orbán si conferma la quinta colonna di Mosca e il più fedele esecutore delle direttive trumpiane. «Mentre Trump e Putin negoziano sulla pace – è la sua linea - i funzionari della Ue rilasciano dichiarazioni prive di valore. Non si può chiedere un posto al tavolo dei negoziati. Bisogna guadagnarselo». La direttrice Washington-Bruxelles non è mai stata così piena di interruzioni come in questo momento.