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La guerra di Trump alle agenzie di stampa Ap e Reuters. “Così viola il Primo emendamento”

(afp)

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La prima è stata esclusa dai briefing allo Studio Ovale per non aver voluto utilizzare la denominazione “Golfo d’America”; alla seconda ha chiesto di restituire 9 milioni di dollari di contributi
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NEW YORK - Donald Trump ha dichiarato guerra alle due agenzie di stampa indipendenti più importanti al mondo, perché si sono rifiutate di diventare organi di stampa della propaganda americana. Il presidente degli Stati Uniti ha escluso dai briefing allo Studio Ovale la Ap, per non aver usato la denominazione Golfo d’America, come vuole il tycoon, invece di Golfo del Messico. E ha chiesto alla Reuters, definita “radicale di sinistra”, la restituzione di nove milioni di dollari di contributi dati da Trump durante la sua prima amministrazione. La rappresaglia nei confronti della agenzia Ap ha provocato la protesta dell’associazione dei corrispondenti della Casa Bianca.

A gennaio Trump ha firmato un ordine esecutivo con cui ordinava al segretario degli Interni di cambiare il nome del Golfo del Messico in Golfo d’America. Mentre le piattaforme dei Big Tech hanno ubbidito al presidente - su Google Maps la nuova denominazione appare tra gli utenti in America e in quelli di gran parte de…

NEW YORK - Donald Trump ha dichiarato guerra alle due agenzie di stampa indipendenti più importanti al mondo, perché si sono rifiutate di diventare organi di stampa della propaganda americana. Il presidente degli Stati Uniti ha escluso dai briefing allo Studio Ovale la Ap, per non aver usato la denominazione Golfo d’America, come vuole il tycoon, invece di Golfo del Messico. E ha chiesto alla Reuters, definita “radicale di sinistra”, la restituzione di nove milioni di dollari di contributi dati da Trump durante la sua prima amministrazione. La rappresaglia nei confronti della agenzia Ap ha provocato la protesta dell’associazione dei corrispondenti della Casa Bianca.

A gennaio Trump ha firmato un ordine esecutivo con cui ordinava al segretario degli Interni di cambiare il nome del Golfo del Messico in Golfo d’America. Mentre le piattaforme dei Big Tech hanno ubbidito al presidente - su Google Maps la nuova denominazione appare tra gli utenti in America e in quelli di gran parte del resto del mondo - non tutti i media americani si sono adeguati. Ap è tra queste. “La Casa Bianca - ha scritto su X il presidente dell’associazione corrispondenti, Eugene Daniels - non può ordinare ai media come riportare le notizie, e non dovrebbe penalizzare i giornalisti perché non condivide le decisioni prese dalle direzioni”.

La direttrice esecutiva dell’agenzia, Julie Pace, ha definito “allarmante la decisione dell’amministrazione Trump di punire Ap per il suo giornalismo indipendente”. Pace ha ricordato che la decisione viola il Primo Emendamento della Costituzione Usa, considerato sacro dagli americani, della libertà di stampa e di espressione. La portavoce del presidente, Karoline Leavitt, durante il briefing con i media, ha difeso la decisione, sostenendo che il nuovo nome è un “dato di fatto” e non utilizzarlo è come “mentire”. “Chi dice le bugie deve essere bannato”, ha aggiunto la portavoce del presidente che, durante la campagna elettorale, aveva rilanciato la bufala degli immigrati haitiani che in Ohio sequestravano e mangiavano cani e gatti domestici e ha sostenuto per anni l’accusa, mai provata, dei brogli elettorali nel 2020.

Anche la Reuters continua a parlare di Golfo del Messico ed è finita nel mirino di Trump. Ma in questo caso è stata tirata fuori una questione finanziaria. Elon Musk su X ha attaccato l’agenzia, accusandola di essere coinvolta in una “truffa totale” e di avere ricevuto milioni di dollari dal governo per un programma tecnologico. “Mi chiedo - ha scritto sul suo account seguito da più di 217 milioni di utenti - quanti soldi dal governo abbia preso la Reuters. Scopriamolo”.

L’accusa lanciata da Musk è arrivata subito dopo la notizia riportata dall’agenzia che aveva spiegato come la maggior parte dei tagli alla spesa federale condotti dal nuovo dipartimento guidato dal miliardario sudafricano, il Doge, fossero basati più sull’ideologia, e sulla volontà di vendetta, che su reali esigenze di contenimento della spesa. Trump, a sostegno della posizione di Musk, su Truth è stato categorico: “Restituite i soldi dei contribuenti americani, ora”.

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