NEW YORK – Riportare la Russia nel G7 e organizzare un vertice a tre con Putin e il cinese Xi, per dimezzare le spese militari. La rivoluzione degli equilibri globali lanciata da Trump si allarga di giorno in giorno e inizia oggi: «A Monaco ci sarà una riunione tra rappresentati della Russia, dell’Ucraina e degli Stati Uniti», ha annunciato Trump. Dalla pace in Ucraina e la riabilitazione del capo del Cremlino, ieri si è estesa all’ambizione di rimodellare l’intero sistema delle relazioni internazionali, invitando Pechino nel dialogo per un nuovo paradigma che includa la potenza più determinata a sfidare la leadership americana.
Parlando nell’Ufficio Ovale, il capo della Casa Bianca è tornato sulla telefonata di mercoledì con quello del Cremlino, dicendo che si fida di lui: «Credo a Putin quando si tratta della pace in Ucraina. Mi piacerebbe riaverlo al G7: la Russia dovrebbe sedersi al tavolo», da cui Obama l’aveva esclusa dopo l’invasione della Crimea. Ha ribadito che intende i…
NEW YORK – Riportare la Russia nel G7 e organizzare un vertice a tre con Putin e il cinese Xi, per dimezzare le spese militari. La rivoluzione degli equilibri globali lanciata da Trump si allarga di giorno in giorno e inizia oggi: «A Monaco ci sarà una riunione tra rappresentati della Russia, dell’Ucraina e degli Stati Uniti», ha annunciato Trump. Dalla pace in Ucraina e la riabilitazione del capo del Cremlino, ieri si è estesa all’ambizione di rimodellare l’intero sistema delle relazioni internazionali, invitando Pechino nel dialogo per un nuovo paradigma che includa la potenza più determinata a sfidare la leadership americana.
Parlando nell’Ufficio Ovale, il capo della Casa Bianca è tornato sulla telefonata di mercoledì con quello del Cremlino, dicendo che si fida di lui: «Credo a Putin quando si tratta della pace in Ucraina. Mi piacerebbe riaverlo al G7: la Russia dovrebbe sedersi al tavolo», da cui Obama l’aveva esclusa dopo l’invasione della Crimea. Ha ribadito che intende incontrarlo presto in Arabia Saudita, anche se manca la data. Poi però ha allargato l’apertura ad un vertice a tre: «Voglio dire ai presidenti Xi Jinping e Vladimir Putin che dovremmo dimezzare il budget militare». Nel primo mandato aveva cercato di coinvolgere la Cina nella riduzione delle testate nucleari, ma Pechino si era rifiutata perché è indietro rispetto a Washington e Mosca. Ora però rilancia, cercando di portare intorno ad un tavolo i due principali rivali degli Usa.
Queste posizioni potrebbero cambiare per il meglio gli equilibri globali, ma non mancano i critici che le vedono come una minaccia. Il più duro è stato John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale durante la prima amministrazione Trump, che ha bocciato la telefonata con Putin come «una resa». È vero che da tempo è caduto in disgrazia, al punto che il presidente gli ha tolto la scorta, ma le sue critiche non sono le uniche. L’ex leader della maggioranza repubblicana al Senato Mitch McConnell è ormai diventato il capo della resistenza interna, votando spesso contro le nomine per gli incarichi governativi, a cominciare dalla direttrice dell’intelligence Tulsi Gabbard, sospettata di essere nella tasca del Cremlino.
I repubblicani tradizionali si trovano a disagio con la linea dell’appeasement verso la Russia, perché anche se non amano Zelensky e gli alleati europei, non vogliono spendere i soldi dei contribuenti, o sinceramente puntano a chiudere la guerra, considerano Mosca un avversario che non minaccia solo la sicurezza del Vecchio continente, ma è alleata della Cina nella sfida epocale per attaccare le leadership globale Usa e il mondo basato sulle regole condivise che hanno costruito dopo le vittorie nella Seconda Guerra Mondiale e quella Fredda.
Trump ieri ha ribadito che il vertice si terrà «probabilmente» in Arabia Saudita. Bolton, presente al vertice di Helsinki con Putin, ha parlato così alla Cnn del possibile incontro: «Non ho più alcuna aspettativa. Penso che sappiamo esattamente cosa succederà. Il presidente Trump si è effettivamente arreso a Putin prima ancora che i negoziati fossero iniziati. Le posizioni annunciate dal Segretario alla Difesa Hegseth a Bruxelles - e mi sorprenderebbe se Trump non le avesse comunicate direttamente a Putin nella loro telefonata - costituiscono i termini di un accordo che avrebbe potuto essere scritto al Cremlino. Forse sono stati scritti al Cremlino e sono diffusi attraverso i canali di propaganda. Ma si tratta di un completo capovolgimento della posizione Usa e Nato su una serie di questioni. Fino ad oggi la posizione ufficiale americana era che l’Ucraina dovesse essere restituita alla piena sovranità e integrità territoriale, ora non c’è più. La questione dell’adesione alla Nato già nel 2008 era che alla fine l’Ucraina sarebbe diventata un membro dell’Alleanza, cosa che non sembra esistere più. Putin ha ottenuto tutta una serie di vittorie». Quindi Bolton, che quando era alla Casa Bianca aveva dovuto adoperarsi anche per frenare gli impulsi del presidente ad abbandonare la Nato, ha aggiunto: «Putin non vuole negoziare con Zelensky. Vuole negoziare con Trump perché pensa che otterrà di più da lui, e ha assolutamente ragione».
Un altro segnale preoccupante, almeno per questa fazione, è l’esautoramento del generale Keith Kellogg, inviato speciale per l’Ucraina escluso dalla squadra incaricata di negoziare il suo futuro. Il 20 febbraio Kellogg è atteso a Kiev, ma non si capisce bene con quale mandato e quale credibilità. Il generale nei giorni scorsi aveva preso la posizione preferita dai falchi, minacciando sanzioni più dure e maggiori armamenti all’Ucraina, se Putin avesse rifiutato il negoziato voluto da Trump. Ora però è stato scavalcato dalle concessioni fatte dal presidente prima ancora di iniziare la trattativa e sarà un miracolo se conserverà il posto.
Nella gerarchia repubblicana i mugugni non mancano, ma restano silenziosi per timore di ritorsioni. Tranne McConnell, che ormai non ha nulla da perdere e si comporta come crede. I sospetti sul “Russiagate” e i veri motivi dell’ammirazione di Donald per Vladimir restano sullo sfondo, ma il senatore del Kentucky li ha evocati quando ha negato il voto a Gabbard perché «ha dimostrato mancanza di giudizio» in varie occasioni, a partire dal non definire un traditore Edward Snowden, da anni rifugiato a Mosca.