A Roma li chiamerebbero palazzinari. A Manhattan, invece, li chiamano i re del mondo. E il mondo adesso lo vogliono ribaltare. Con lo stesso piglio affaristico e sbrigativo con cui convertirebbero un museo in un casinò, Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner stanno decidendo le sorti delle guerre del nostro tempo. Tre immobiliaristi di New York educati alla cultura del cemento, alla religione della speculazione, lo scambio come motore dei rapporti umani, il do ut des come unico modello di relazione.
Il presidente degli Stati Uniti, il suo inviato speciale per Medio Oriente e il genero finanziere hanno stracciato la tradizionale dottrina della Casa Bianca nei confronti della Russia e della crisi israelo-palestinese. Sul tavolo della geopolitica stendono progetti edili e business. Se uno si chiede da dove sia uscita l’idea di fare di Gaza la nuova riviera del Medio Oriente (senza i palestinesi) e di negoziare in Ucraina una pace che riabilita Putin (senza gli ucraini) basta prendere le carriere imprenditoriali di questi tre uomini e seguire le linee guida che ne hanno decretato la fortuna.
Il panino al prosciutto di Witkoff
Di Trump si sa tutto. Nato nel Queens, figlio di uno dei più conosciuti immobiliaristi di New York, il primo moto fu la ristrutturazione del Grand Hyatt a Manhattan, poi la Trump Tower inaugurata nel 1983 e così via. Sono gli anni in cui nello studio legale Dreyer & Traub il giovane Donald si imbatte nel giovanissimo avvocato Steve Witkoff.È il 1986, Witkoff sta limando le clausole di un contratto che interessa a Trump ma a suo dire non è questo che li ha avvicinati. È stato un panino al prosciutto. Witkoff l’ha raccontata così: “Un giorno, dopo il lavoro, ci siamo incontrati per caso in una gastronomia. Trump non aveva contanti quindi gli ho ordinato un panino col prosciutto e formaggio svizzero”. Quale che sia il collante, diventano amici stretti.
L’immobiliarista con la pistola
Nato nel Bronx da una famiglia di sarti di fede ebraica, poco dopo aver conosciuto il tycoon Steve Witkoff fonda una società con Laurence Gluck, un altro avvocato dello studio. La compagnia si chiama Stellar (un mix dei nome Steve e Larry). “Trump è stato il motivo per cui mio padre ha smesso di fare l’avvocato e si è messo a fare soldi coi palazzi”, sostiene il figlio, Alex Witkoff.
I due soci si mettono a girare i bassifondi di Harlem alla ricerca di palazzine degradate da comprare e dare in affitto. E’ la New York degli anni Ottanta, la fear city, la città della paura, dove si contano 3 mila omicidi all’anno. Come scrive il Wall Street Journal, Witkoff gira con una pistola legata a una caviglia.
Nel bilancio della Stellar la manutenzione è la voce di spesa più onerosa e Witkoff una squadra di operai non se la può permettere. Una volta è costretto a lasciare la cena di capodanno in famiglia perché in un condominio c’è una cisterna fognaria che perde liquami. Sul finire degli anni Ottanta scioglie la società e si concentra sugli uffici di Manhattan, sfruttando la crisi immobiliare che ha fatto crollare i prezzi. La scalata al potere economico è cominciata. Dopo poco, ad essa si associa quello politico.
Il business col Qatar
Come Trump, anche Witkoff è un newyorkese ricco che abbandona la Grande Mela e va a vivere in Florida. I due giocano spesso a golf: sono insieme anche il 16 settembre scorso quando gli agenti del Secret service sventano un possibile attentato al candidato presidente a West Palm Beach. Durante il primo mandato alla Casa Bianca, a Witkoff viene dato un ruolo ufficiale nella gestione della pandemia da Covid, ma per il secondo Trump lo sceglie come suo rappresentante personale in Medio Oriente. Pur non avendo alcuna esperienza di tipo diplomatico, Witkoff può vantare una rete di conoscenze di alto livello che ha costruito grazie al mattone: nel 2023 ha venduto il Park Lane Hotel di New York alla Qatari investment authority per la modica cifra di 623 milioni di dollari. Nella partita è coinvolto anche il fondo di investimento di Abu Dhabi.
La svolta di Shabbat per Gaza
A metà gennaio di quest’anno Witkoff vola a Tel Aviv e impone un incontro con Netanyahu durante Shabbat, il giorno del riposo ebraico. L’ufficio del premier israeliano protesta, prova a posticipare, ma l’inviato ha fretta di consegnare il messaggio del capo. “Caro Bibi, quando Trump promette che scatenerà l’inferno se gli ostaggi non saranno riconsegnati, intende dire che l’inferno sarà anche per Israele…”. La minaccia sblocca lo stallo. Dopo 15 mesi di bombe e migliaia di morti palestinesi, Netanyahu dà mandato agli emissari a Doha di trattare seriamente per il cessate il fuoco nonostante questo gli costerà la perdita del sostegno di una parte della destra estrema messianica. In cambio, Trump lo gratificherà togliendo le sanzioni ai coloni più violenti. L’idea di cacciare tutti i palestinesi da Gaza per farne un enorme cantiere edile senza diritto di ritorno, però, non è né di Trump né di Witkoff. È di Jared Kushner.
L’idea della Riviera del Medio Oriente
Febbraio 2024, Kushner è invitato a un evento pubblico alla Harvard University. Lì dichiara che il lungomare di Gaza “è di gran pregio” e che “Israele può spostare tutti gli abitanti e ripulirlo”. Un anno dopo sono quasi le stesse parole che usa Trump: ripulire, spostare i palestinesi, la riviera. Il fatto che sia una gigantesca operazione di pulizia etnica, al clan di Trump, non interessa.
Il 44 enne Jared Kushner, che ha sposato la secondogenita del tycoon, Ivanka Trump, investe nel mattone sin dai tempi del college. Nel 1985 suo padre Charles gestisce 4000 appartamenti nel New Jersey, frutto del lavoro nel campo immobiliare della famiglia Kushner.
Dunque, da consigliere di Trump per il Medio Oriente (2017-2021) Jared Kushner elabora un piano di sviluppo economico per la regione chiamato “Pace e prosperità”. Costa 50 miliardi di dollari, solo il corridoio di connessione tra la Cisgiordania e Gaza ne vale 5 miliardi.
Kushner in Cisgiordania
Quando lascia il suo incarico pubblico nell’amministrazione americana, il marito di Ivanka apre la Affinity Partners, un fondo di investimento che gestisce 2 miliardi di dollari dei sauditi e un miliardo dagli Emirati e dal Qatar. La Affinity di recente è diventata il socio di maggioranza del colosso israeliano delle assicurazioni Phoenix Insurance, che fa parte del più vasto gruppo Phoenix, noto anche per finanziamenti immobiliari negli insediamenti israeliani all’interno dei territori occupati della Cisgiordania e sulle Alture del Golan. Un portfolio societario, quello di Jared Kushner, che lascia intendere un suo coinvolgimento nella ricostruzione della Striscia di Gaza, a scapito del popolo palestinese.
Da Israele a Mosca
A questo giro amministrativo il rampollo dei Kushner è rimasto fuori dalla Casa Bianca. Trump sta affidando i dossier più scottanti a Witkoff. Dopo la missione in Israele, lo manda a Mosca a parlare con Vladimir Putin, un incontro che precede di qualche ora la telefonata tra il presidente americano e l’autocrate russo. I due si mettono d’accordo per aprire il tavolo della trattativa e chiudere la guerra in Ucraina il prima possibile. Nel team dei negoziatori Trump vuole che ci sia anche Steve Witkoff, l’immobiliarista newyorkese che quarant’anni prima girava con la pistola e andava ad aggiustare tubi di scarico la notte di Capodanno. Di lui, il suo amico Marty Edelman, avvocato immobiliare di Paul Hasting, dice: “Witkoff è consapevole di ciò che sa e ciò che non sa. Ma è uno che riesce a capire sia il cubo di Rubik, sia le persone che lo muovono”.