A chi appartiene legalmente la terra di Gaza? Così la storia ha creato un labirinto di leggi
di Anna LombardiDonald Trump l’ha già detto: vuole gli Stati Uniti al controllo della Striscia di Gaza. Da quasi un secolo terra e casa di due milioni di palestinesi, oltre la metà dei quali sono rifugiati, arrivati cioè da altre aree di quella che oggi è Israele. Ma dal punto di vista strettamente legale, stabilire a chi effettivamente appartengono quei 360 chilometri quadrati di area costiera, non è facile. «Determinarlo», scrive il Wall Street Journal che oggi dedica un’intera pagina alla questione, «potrebbe essere una delle questioni territoriali più complicate de sciogliere della Storia». L’enclave palestinese ha infatti un lungo passato di passaggi di mano che le hanno dato uno status pressoché unico: la sua esistenza costruita su un susseguirsi di leggi che si sono sovrapposte nei secoli. Una matassa che alla luce dei nuovi eventi potrebbe essere più essenziale che mai dipanare.
Che cos’è la Striscia di Gaza?
Un’area di circa 350 chilometri quadrati affacciata sul Mar Mediterraneo e incunea…
Donald Trump l’ha già detto: vuole gli Stati Uniti al controllo della Striscia di Gaza. Da quasi un secolo terra e casa di due milioni di palestinesi, oltre la metà dei quali sono rifugiati, arrivati cioè da altre aree di quella che oggi è Israele. Ma dal punto di vista strettamente legale, stabilire a chi effettivamente appartengono quei 360 chilometri quadrati di area costiera, non è facile. «Determinarlo», scrive il Wall Street Journal che oggi dedica un’intera pagina alla questione, «potrebbe essere una delle questioni territoriali più complicate de sciogliere della Storia». L’enclave palestinese ha infatti un lungo passato di passaggi di mano che le hanno dato uno status pressoché unico: la sua esistenza costruita su un susseguirsi di leggi che si sono sovrapposte nei secoli. Una matassa che alla luce dei nuovi eventi potrebbe essere più essenziale che mai dipanare.
Che cos’è la Striscia di Gaza?
Un’area di circa 350 chilometri quadrati affacciata sul Mar Mediterraneo e incuneata tra Israele ed Egitto. Appartenuta prima dall'Impero Ottomano e poi occupata dall'Impero Britannico, costituisce il più piccolo dei due territori palestinesi (l’altro è la Cisgiordania). Dopo la creazione dello Stato di Israele nel 1948, l'Egitto ha controllato Gaza per quasi vent’anni. Dopo la vittoria nella Guerra dei sei giorni del 1967 contro i vicini arabi, Israele ha preso pure il controllo della Striscia e della Cisgiordania, occupandola per i successivi 38 anni, consentendo pure la costruzione di 21 insediamenti ebraici. Salvo ritirarsi nel 2005, su pressione internazionale e interna, lasciando l'enclave all’Autorità Nazionale Palestinese, che controllava anche la Cisgiordania. Hamas ha vinto le elezioni nel 2006 e da allora è sempre rimasta al potere, senza mai più indire consultazioni. Oggi ci vivono circa 2 milioni di palestinesi, “uno dei territori più densamente popolati al mondo”. Metà dei palestinesi di Gaza ha meno di 19 anni e poche prospettiva di crescita socioeconomica. Nonostante le richieste delle Nazioni Unite, fin dal 2007 Israele ha infatti sempre mantenuto un blocco terrestre, aereo e marittimo sull’area, trasformando di fatto l’enclave in una sorta di “prigione a cielo aperto”. Il blocco è stato sempre considerato illegale dall’Onu.
Chi controlla Gaza oggi?
Quel che resta del governo di Gaza è ancora nelle mani di Hamas. A causa del blocco, per le Nazioni Unite è sempre rimasto un territorio occupato illegalmente da Israele. Molti considerano la Striscia oggi dilaniata dalla guerra, parte della Palestina: autoproclamatosi Stato nel 1988 e riconosciuto da 147 paesi ma non dagli Stati Uniti (l’Onu lo ha accettato ma come osservatore permanente). Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che Israele non intende occupare Gaza alla fine della guerra. Ma ha elogiato Trump per quello che ha chiamato “pensiero creativo”: la proposta di trasferire i palestinesi dalla Striscia altrove. Un atto che le Nazioni Unite ha già bollato come potenziale violazione del diritto internazionale.
Come farebbe Trump a prenderne il controllo?
Il presidente degli Stati Uniti ha finora offerto pochi dettagli concreti sui suoi piani per Gaza, limitandosi a dire che userebbe “l'autorità degli Stati Uniti” per controllarla. Ha aggiunto che non intende comprarla, né usare truppe americane per prenderla. Ma di volerne comunque avere il controllo a lungo termine per trasformarla nella “Riviera del Medio Oriente”. Gli abitanti trasferiti in Giordania ed Egitto “volontariamente”. Per invogliare ad accoglierli, ha minacciato di trattenere gli aiuti finora forniti a quei paesi che rifiutano di accogliere gli sfollati, aggiungendo che comunque “non sarà necessario”. Il piano è stato già rifiutato dagli stati arabi, compresa l’amica Arabia Saudita. E pure dagli alleati europei. L'Autorità Nazionale Palestinese, l’ha già denunciata come violazione del diritto internazionale ribadendo di non voler rinunciare all’obiettivo di uno Stato palestinese. I cittadini di Gaza, discendenti dei palestinesi che vi furono trasferiti nel 1948 da quella che ora è Israele, vogliono restare. Secondo diversi esperti di diritto, se Trump volesse prendere pacificamente il controllo di Gaza, dovrebbe discutere con l’ANP
Chi possiede la terra a Gaza?
La proprietà individuale della terra di Gaza è un intreccio di leggi britanniche, egiziane e palestinesi, ovvero delle autorità che l’hanno gestita nell’ultimo secolo. Ma ci sono pure alcune norme che risalgono addirittura a quando l’area era sotto il controllo dell'Impero ottomano: durante i 4 secoli, cioè, che hanno preceduto la prima guerra mondiale. Attualmente, metà della terra di Gaza appartiene a privati: può dunque essere liberamente acquistata o venduta. Lo dice uno studio del 2015 sulla proprietà terriera nell'enclave condotto dal Norwegian Refugee Council. Ma il possesso di almeno un terzo di quella terra non è registrata legalmente a causa delle troppe difficoltà nell’individuare un proprietario originario, dimostrando una catena di passaggi storici della proprietà. Chi si trova in possesso di terre prive di registrazione legale è sì, considerato proprietario: ma soggetto a particolari restrizioni. Può, ad esempio, vendere la terra: ma non ipotecarla. In passato, per costruire a Gaza, dove un terzo del territorio è considerato terreno demaniale in buona parte occupato da privati, sono stati richiesti atti di proprietà.
Prima della guerra, i lotti di terreno erano registrati presso la Palestinian Land Authority e tassati dalla Property Tax Directorate del Ministero delle Finanze di Gaza. I rifugiati palestinesi fuggiti dalla guerra arabo-israeliana del 1948 che ha creato lo Stato di Israele risiedono anche in otto campi profughi che da allora sono diventati comuni permanenti, dove i residenti si scambiano informalmente la proprietà di immobili. Una piccola parte è assegnata a istituzioni religiose.
Quanto tempo ci vorrà per rimuovere le macerie?
Le stime variano, ma le Nazioni Unite dicono che circa il 70 per cento delle strutture di Gaza sono ormai distrutte o danneggiate, comprese 245mila unità abitative. Interi isolati sono stati rasi al suolo e i palestinesi affermano che i loro quartieri sono irriconoscibili: questo rende dunque ancor più difficile stabilire chi possiede cosa e dove. Si prevede che ci sono attualmente sul terreno circa 50 milioni di tonnellate di detriti creati dai bombardamenti: ci vorranno più di 10 anni per rimuoverle, tanto più che sormontano chilometri di tunnel e quindi saranno necessari scavi in profondità. Complessivamente serviranno decine di miliardi di dollari per ricostruire Gaza.
Cosa dicono i trattati internazionali?
Il diritto internazionale vieta lo spostamento forzato di persone dalla terraferma: ma possono essere fatte eccezioni per motivi di sicurezza nazionale o di ordine pubblico, secondo l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. In tali casi, dicono però le Nazioni Unite, alle persone interessate dovrebbe essere data l'opportunità di contestare la decisione e di fornire il proprio consenso: «Lo spostamento non dovrebbe mai essere effettuato in modo da violare i diritti alla vita, alla dignità, alla libertà e alla sicurezza delle persone interessate», scrive nero su bianco l'UNHCR.