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Roettgen: “Oggi sembra di essere tornati a Monaco 1938. Doveva essere una pace, fu un’illusione”

Norbert Roettgen 

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Intervista all’ex ministro e tra i politici più importanti della Cdu. “Come oggi con Putin, si sottovalutò l’aggressore. Per la prima volta dal 1941 la sicurezza europea non più un interesse Usa in sé”
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MONACO – Sono parole durissime quelle che uno dei più importanti politici della Cdu, l’ex ministro e grande esperto di politica estera Norbert Roettgen, consegna a Repubblica. Dopo le incursioni di JD Vance nella politica tedesca ed europea, dopo la telefonata tra Trump e Putin, l’ex presidente della Commissione esteri vede cupe analogie con la Monaco del 1938. L’ordine transatlantico del dopoguerra è tramontato. “E noi europei, ora, siamo soli”. Mentre il sostegno del vice di Trump all’Afd è semplicemente “sconvolgente” e “inaccettabile”.

Roettgen, è una Conferenza sulla sicurezza che resterà nella storia. Ieri mattina la premier danese Mette Frederiksen ha citato quella del 1938 e dell’appeasement di Chamberlain. E la telefonata dei giorni scorsi tra Trump e Putin con le enormi concessioni alla Russia fanno pensare al peggio.

“Anche io sto pensando molto alla Monaco del 1938: sembrava una promessa di pace, fu un'illusione, si sottovalutò l'aggressore. Chamberlain si illudeva ch…

MONACO – Sono parole durissime quelle che uno dei più importanti politici della Cdu, l’ex ministro e grande esperto di politica estera Norbert Roettgen, consegna a Repubblica. Dopo le incursioni di JD Vance nella politica tedesca ed europea, dopo la telefonata tra Trump e Putin, l’ex presidente della Commissione esteri vede cupe analogie con la Monaco del 1938. L’ordine transatlantico del dopoguerra è tramontato. “E noi europei, ora, siamo soli”. Mentre il sostegno del vice di Trump all’Afd è semplicemente “sconvolgente” e “inaccettabile”.

Roettgen, è una Conferenza sulla sicurezza che resterà nella storia. Ieri mattina la premier danese Mette Frederiksen ha citato quella del 1938 e dell’appeasement di Chamberlain. E la telefonata dei giorni scorsi tra Trump e Putin con le enormi concessioni alla Russia fanno pensare al peggio.

“Anche io sto pensando molto alla Monaco del 1938: sembrava una promessa di pace, fu un'illusione, si sottovalutò l'aggressore. Chamberlain si illudeva che, se avessimo gettato la regione dei Sudeti in pasto a Hitler, avremmo avuto la pace. Un’idea dettata solo dal proprio desiderio di pace, non da una valutazione realistica dell'aggressore. Il parallelismo c’è. Nessuno parla del fatto che Putin non ha ancora accennato a rinunciare in alcun modo alle sue intenzioni di trasformare la Russia in un impero attraverso la guerra. Parliamo solo di noi, dell'Occidente. Ma non siamo noi il problema. Quello a cui stiamo assistendo è una rottura su diversi piani della politica transatlantica. Per la prima volta dal 1941, dall'entrata in guerra degli Stati Uniti, la sicurezza dell'Europa non è più considerata un interesse americano di per sé. Questa è una novità. In più, assistiamo a una politica di concessioni preliminari a favore di Putin e osserviamo che l'Europa viene ignorata, idem l'Ucraina, che al massimo viene informata a posteriori. E nel discorso di Vance si coglie anche un diretto tentativo di indebolimento, un attacco morale alla democrazia europea, un’accusa di repressione dei nostri popoli, della stampa e della libertà di espressione. E c’è l’aperta propaganda a favore di un partito estremista e in gran parte incostituzionale, l'Afd. Le novità sono tante. Ma si possono riassumere così. Da questo fine settimana a Monaco è chiaro che noi europei siamo soli. E che dobbiamo agire”.

Zelensky ha detto che non firmerà nulla finché non ci saranno garanzie di sicurezza. Ma gli europei sembrano già divisi. Quindi cosa farà la Cdu/Csu quando sarà al governo?

“All'interno della Cdu siamo davvero molto, molto uniti. E credo anche che, insieme a molti altri in Europa, siamo uniti nella valutazione che questa guerra della Russia contro l'Ucraina riguardi la nostra stessa sicurezza europea, su cui non possiamo scendere a compromessi. La sicurezza deve essere garantita a tutti i costi. E per questo non parteciperemo in alcun modo al fatto compiuto. Se Trump e Putin dovessero prendere accordi di qualsiasi tipo e pretendere che l'esecuzione e l'attuazione di tutto ciò sarà compito vostro, non funzionerà. E credo anche che il presidente americano stia attualmente sopravvalutando le possibilità americane, per quanto enormi siano. Trump non vuole garantire la sicurezza in Europa. Ma così si è già privato della possibilità di influire. Ora noi europei dobbiamo diventare robustamente, rapidamente fornitori di sicurezza per l'Ucraina”.

Quindi inviare le truppe lì.

“Non truppe. L'Ucraina ha bisogno di armi e munizioni affidabili. Deve essere in grado di difendersi meglio. Questa è la cosa più importante. E naturalmente dobbiamo chiarire la questione del finanziamento. È arrivato il momento di agire rapidamente: il patrimonio statale russo confiscato e congelato dovrebbe essere usato come garanzia per l’emissione di un bond che alimenti una banca per il riarmo. Le sanzioni sono sempre prolungate per sei mesi. La prossima scadenza è giugno e questo piano deve essere deciso entro quella data: con la nuova politica americana dobbiamo aspettarci che Orbán e Fico, ad esempio, non approveranno più le sanzioni”.

Prima Elon Musk, ora il vicepresidente JD Vance hanno espresso il loro sostegno all'Afd. Cosa ne pensa?

“Si tratta di una nuova dimensione dell'ingerenza americana in Europa. E un conto è che Elon Musk si sia espresso in questo modo. Un altro che lo faccia un vicepresidente eletto. Mi pare coerente, comunque, il sostegno a un partito in gran parte anticostituzionale, l'Afd, che persegue anche l'obiettivo di far perdere alla popolazione la fiducia nella nostra democrazia. E’ un evento unico nei rapporti transatlantici, la cui drammaticità è difficile da sottovalutare”.

La Cdu/Csu cederà o dirà ancora più decisamente di no all'Afd?

“La Cdu/Csu è il partito che ha contribuito a costruire questa repubblica e questa democrazia, ed è assolutamente chiaro che non possa avere nulla a che fare con un partito in gran parte anticostituzionale”.

Ma stiamo parlando di una pressione che viene dalla superpotenza più importante del mondo.

“Non è una pressione: è un comportamento assolutamente inaccettabile. La pressione deriva piuttosto dal cambiamento della politica di sicurezza americana in Europa. Se gli Stati Uniti abbandonano il loro ruolo storico, ciò crea una pressione immediata e bisogna farvi fronte. Ma noi siamo un partito transatlantico. E non avremmo mai pensato e non avremmo mai voluto immaginare di vivere ciò che abbiamo vissuto venerdì. E’ sconvolgente, non c'è dubbio. Ma noi non cambiamo”.

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