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Sponda di Rubio a Netanyahu: “Hamas deve essere sradicata”

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Il segretario di Stato Usa arriva a Tel Aviv e conferma l’ok all’invio a Israele di 900 chili di bombe che erano state bloccate da Biden
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Gerusalemme — Se qualcuno dubitava che la partita del Medio oriente fosse in mano alla Casa Bianca di Donald Trump, ieri si è tolto ogni dubbio. Al termine di una giornata legata a filo doppio con Washington – la visita di Marco Rubio a Gerusalemme, la prima da segretario di Stato, e poi la telefonata con l’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff – Benjamin Netanyahu ha dato il via libera a una delegazione israeliana che partirà alla volta del Cairo per la ripresa dei colloqui con Hamas. Con un particolare importante: si discuterà della «implementazione della fase uno dell’accordo», quella in corso. Mentre sulla fase due, quella che prevede la fine della guerra, il via libera alla ricostruzione, e il riconoscimento di un’autorità politica che la gestisca, deciderà oggi il governo, convocato dal premier.

La totale convergenza di vedute è stato il punto più sottolineato da Rubio e Netanyahu, con il segretario di Stato atterrato a Tel Aviv pochi giorni dopo che la Casa B…

Gerusalemme — Se qualcuno dubitava che la partita del Medio oriente fosse in mano alla Casa Bianca di Donald Trump, ieri si è tolto ogni dubbio. Al termine di una giornata legata a filo doppio con Washington – la visita di Marco Rubio a Gerusalemme, la prima da segretario di Stato, e poi la telefonata con l’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff – Benjamin Netanyahu ha dato il via libera a una delegazione israeliana che partirà alla volta del Cairo per la ripresa dei colloqui con Hamas. Con un particolare importante: si discuterà della «implementazione della fase uno dell’accordo», quella in corso. Mentre sulla fase due, quella che prevede la fine della guerra, il via libera alla ricostruzione, e il riconoscimento di un’autorità politica che la gestisca, deciderà oggi il governo, convocato dal premier.

La totale convergenza di vedute è stato il punto più sottolineato da Rubio e Netanyahu, con il segretario di Stato atterrato a Tel Aviv pochi giorni dopo che la Casa Bianca ha dato l’ok all’invio a Israele di 900 chili di bombe mk84 che erano state bloccate da Biden, preoccupato per come erano state usate a Gaza. «Hamas deve essere sradicata. Fino a quando è in piedi come forza in grado di governare o usare la violenza la pace è impossibile», ha detto Rubio. Il premier da parte sua ha parlato di «strategia comune» con Trump e ha riecheggiato le parole del presidente Usa quando ha ammonito che «le porte dell’inferno si apriranno per Hamas» se non saranno rilasciati tutti gli ostaggi. Netanyahu è poi passato a discutere di Iran: «Concordiamo sul fatto che gli ayatollah non debbano avere la bomba nucleare e che la minaccia iraniana sulla regione vada respinta», ha detto.

Le parole di Rubio e Netanyahu dimostrano che, nonostante i colloqui in corso, la tregua a Gaza è appesa a un filo: gli show di forza da parte di Hamas alla consegna degli ostaggi servono proprio a dimostrare che il movimento è vivo e forte. E né Israele né l’America sembrano pronti ad accettare questa realtà: bisognerà capire cosa accadrà all’inizio di marzo, quando la fase uno dell’accordo si concluderà con la restituzione a Israele dei cadaveri di otto ostaggi e si dovrà passare a quella successiva.

Intanto resta caldo anche il fronte del Libano, dove domani Israele avrebbe dovuto ritirare le sue truppe in base alla proroga del cessate il fuoco mediato dalla Francia e dagli Stati Uniti a novembre. Ieri Israele ha bombardato quelle che ha definito postazioni di Hezbollah per il lancio di missili, uccidendo una donna. Il segretario generale di Hezbollah Naim Qassem ha intimato alle truppe israeliane di lasciare il Paese entro la data stabilita: da giorni nel Paese dei cedri la tensione è altissima, anche in vista dei funerali del leader di Hezbollah Hassan Nasrallah previsti a Beirut domenica.

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