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Tutte le contraddizioni dell’Amministrazione Trump sull’Ucraina

Pete Hegseth 

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Incertezze negoziali o gaffe da novellini: sono diversi i messaggi arrivati dagli uomini del presidente Usa
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LONDRA – Il primo ministro britannico Keir Starmer, dicono fonti di Downing Street, intende provare a fare da “ponte” fra l’Europa e l’America sull’Ucraina e sulle tariffe doganali: prima sarà stamane a Parigi al summit con i leader dei maggiori Paesi della Ue convocato dal presidente francese Emmanuele Macron, poi entro fine mese andrà a Washington per incontrare Donald Trump, nella speranza di dare un ruolo al vecchio continente nel negoziato fra Stati Uniti e Russia, oltre che di evitare una guerra commerciale attraverso l’Atlantico. Imprese non facili, davanti alla tempesta di dichiarazioni americane che sembrano relegare l’Europa a compiti di spettatore a cui dare ordini, se non di avversario nel conflitto sui dazi.

Messaggi contraddittori

Ma il lavoro di pontiere a cui aspira Starmer deve fare i conti con una seconda difficoltà: le contraddizioni nei messaggi provenienti dalle varie voci dell’amministrazione Trump. La settimana scorsa il segretario alla Difesa americano Pet…

LONDRA – Il primo ministro britannico Keir Starmer, dicono fonti di Downing Street, intende provare a fare da “ponte” fra l’Europa e l’America sull’Ucraina e sulle tariffe doganali: prima sarà stamane a Parigi al summit con i leader dei maggiori Paesi della Ue convocato dal presidente francese Emmanuele Macron, poi entro fine mese andrà a Washington per incontrare Donald Trump, nella speranza di dare un ruolo al vecchio continente nel negoziato fra Stati Uniti e Russia, oltre che di evitare una guerra commerciale attraverso l’Atlantico. Imprese non facili, davanti alla tempesta di dichiarazioni americane che sembrano relegare l’Europa a compiti di spettatore a cui dare ordini, se non di avversario nel conflitto sui dazi.

Messaggi contraddittori

Ma il lavoro di pontiere a cui aspira Starmer deve fare i conti con una seconda difficoltà: le contraddizioni nei messaggi provenienti dalle varie voci dell’amministrazione Trump. La settimana scorsa il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha lasciato stupefatti gli alleati europei con un discorso in cui ha elencato una serie di concessioni chiave a Vladimir Putin come prezzo necessario per mettere fine alla guerra in Ucraina: ha detto che non sarebbe realistico aspettarsi una restituzione a Kiev dei territori attualmente occupati dalle truppe russe e che l’Ucraina non potrà aderire alla Nato. “E’ certamente un approccio innovativo a un negoziato fare concessioni ancora prima che la trattativa cominci”, commenta l’ex-premier svedese Carl Bild.

Il giorno dopo, tuttavia, Hegseth ha fatto parzialmente marcia indietro, chiarendo che tutte le opzioni sono ancora sul tavolo e che spetterà “al leader del mondo libero, il presidente Trump”, decidere cosa si può concedere a Putin e cosa no. Il suo discorso, ha affermato, era soltanto un modo di sottolineare le aspettative “realistiche”, respingendo l’idea che si trattasse di concessioni prenegoziato da parte sua. A questo punto sulla questione è intervenuto il segretario di Stato Marco Rubio: il capo della diplomazia Usa ha assicurato che Trump lavorerà “per una pace giusta e durevole” in Europa, aggiungendo però che gli europei avranno un “compito di primo piano” nel garantire la sicurezza dopo il conflitto.

Una ulteriore retromarcia è sembrata venire poi da J. D. Vance: il vicepresidente americano ha indicato che gli Stati Uniti potrebbero usare i propri “strumenti militari di influenza” per spingere la Russia verso la pace, in apparente contraddizione con quanto detto dal segretario alla Difesa Hegseth, secondo il quale non ci saranno truppe americane dispiegate in Ucraina.

L’incertezza di Trump

Quando i giornalisti hanno infine chiesto un chiarimento a Trump, per sapere se era stato informato in anticipo di quel che Hegseth avrebbe detto sui territori ucraini occupati da Mosca e sulla partecipazione di Kiev all’Alleanza Atlantica, il presidente ha risposto in modo piuttosto vago: “In termini generali, sì, ero informato. Ma parlerò con Pete per capire meglio cosa intende”.

Morale: nessuno, nemmeno il capo della Casa Bianca, appare del tutto sicuro della linea riguardo al negoziato con Mosca, che porterà questa settimana a un incontro in Arabia Saudita fra il segretario di Stato americano Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergeij Lavrov, preludio a un summit fra Trump e Putin. L’impressione, osserva la Bbc, è che i plenipotenziari di Washington cerchino di “interpretare” le indicazioni del presidente. Il quale, da parte sua, ha detto in precedenza che l’ingresso dell’Ucraina nella Nato “non sarebbe pratico”, per cui per lui “sarebbe okay” togliere la questione dal tavolo della trattativa: una concessione prenegoziale anche quella.

Solo dilettanti?

Nello specifico delle parole del segretario alla Difesa, un senatore repubblicano le ha chiamate “un errore da novellino”: la scarsa esperienza di Hegseth, del resto, era uno degli argomenti (insieme all’alcol e agli abusi sessuali) citati dai parlamentari che si opponevano alla sua nomina. Per il momento, purtroppo per l’Ucraina, l’intera squadra di governo degli Stati Uniti sembra una squadra di dilettanti allo sbaraglio. Più che fare da pontiere, il premier britannico Starmer dovrà cercare di iniettare un po’ di professionalità nella politica dell’Occidente.

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