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Perché Erdogan vuole la pace con i curdi di Ocalan: dall’amnistia al disarmo, i nodi del negoziato

Manifestazione a Istanbul contro il dialogo con il Pkk (reuters)

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Le manovre del presidente turco che avrà bisogno di sostegno in Parlamento in caso di elezioni anticipate o per cambiare la Costituzione e potersi così ricandidare. Ma c’è chi dubita della reale influenza del leader in carcere a Imrali
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Per 40 anni, la Turchia e i curdi del Pkk, il partito dei lavoratori, si sono fatti la guerra, un conflitto che ha lasciato sul campo oltre 40mila morti, migliaia di prigionieri politici, repressione e lutti. Ora il leader del Pkk, Abdullah Ocalan, rinchiuso da 26 anni sull’isola-prigione di Imrali, potrebbe dichiarare la fine della lotta armata, dopo un negoziato iniziato diversi mesi fa e reso pubblico da Bahceli, il leader nazionalista alleato di Erdogan.

La bozza di accordo

I curdi chiedono allo Stato turco il riconoscimento dei propri diritti e della propria cultura e una maggiore autonomia amministrativa. Sul tavolo però c’è innanzitutto la liberazione dei prigionieri politici, centinaia di sindaci, attivisti, amministratori locali fatti arrestare da Erdogan anche negli ultimi mesi. Il presidente turco garantirebbe l’amnistia anche allo storico leader del Partito Dem (ex Hdp), il principale partito curdo in Parlamento, Selahattin Demirtas, condannato a 42 anni di prigione con …

Per 40 anni, la Turchia e i curdi del Pkk, il partito dei lavoratori, si sono fatti la guerra, un conflitto che ha lasciato sul campo oltre 40mila morti, migliaia di prigionieri politici, repressione e lutti. Ora il leader del Pkk, Abdullah Ocalan, rinchiuso da 26 anni sull’isola-prigione di Imrali, potrebbe dichiarare la fine della lotta armata, dopo un negoziato iniziato diversi mesi fa e reso pubblico da Bahceli, il leader nazionalista alleato di Erdogan.

La bozza di accordo

I curdi chiedono allo Stato turco il riconoscimento dei propri diritti e della propria cultura e una maggiore autonomia amministrativa. Sul tavolo però c’è innanzitutto la liberazione dei prigionieri politici, centinaia di sindaci, attivisti, amministratori locali fatti arrestare da Erdogan anche negli ultimi mesi. Il presidente turco garantirebbe l’amnistia anche allo storico leader del Partito Dem (ex Hdp), il principale partito curdo in Parlamento, Selahattin Demirtas, condannato a 42 anni di prigione con una sentenza contestata dalla corte di giustizia europea e dalla quasi totalità dei Paesi membri dell’Ue. Il leader turco si impegnerebbe anche a redigere una nuova costituzione per garantire ai curdi il riconoscimento dei proprio diritti come la tutela della lingua.

Gli obiettivi di Erdogan

Erdogan si era affacciato sulla scena politica proprio promettendo la pace con i curdi. Il fallimento del dialogo aperto nel 2013, tuttavia, diede vita a una lunga stagione di repressione che è servita al Raìs per rafforzare l’alleanza con gli ultranazionalisti e la presa sul potere. Ora però Erdogan ha un problema: non potrà ricandidarsi dopo il 2028, ha bisogno di elezioni anticipate o di una nuova Costituzione. In entrambi i casi, non ha i voti in Parlamento per farlo e necessita del sostegno dei curdi. La nuova iniziativa di pace si spiega così ma anche con un obiettivo esterno: smantellare la regione autonoma curda nel Nord Est della Siria, il Rojava, e sottrarre i curdi all’amicizia con Israele che Erdogan vede come vero competitor in quel quadrante del mondo.

Le implicazioni in Siria e in Iraq

Ankara spera che un accordo con Ocalan porti all’esilio dei membri del Pkk operativi in Siria e faciliti l’integrazione delle Sdf, le Forze democratiche siriane, le forze arabo curde siriane attive nel Nord Est nel nascente esercito di Ahmed al Sharaa, protegéè turco. La manovra però anche una angolazione irachena. Due giorni fa, i delegati del Partito Dem erano in visita nel nord dell’Iraq per incontrare il leader del Kurdistan iracheno, Masoud Barzani, dopo una serie di faccia a faccia con Ocalan. Barzani è un tassello importante, perché il Pkk ha ancora le proprie basi, depositi di armi e rifugi nel nord del Paese, che spesso è stato colpito dall'esercito turco. Il sì di Barzani faciliterebbe lo smantellamento delle strutture militari del Pkk ma non è detto che apra la strada alla resa del Rojava siriano. Le Sdf infatti continuano a rifiutare l’ipotesi di sciogliersi nell’esercito guidato dai jihadisti di Hts, e contano sul sostegno degli alleati americani. Washington, che con i curdi ha combattuto l’Isis, ha ancora le sue basi nel nord est della Siria e ieri il ministro degli esteri israeliano, Saar, ha detto che è troppo presto per pensare a un ritiro Usa dal Paese.

Lo scetticismo di curdi e turchi

In Turchia, i negoziati sono accompagnati da profondo scetticismo sia tra i curdi che tra gli stessi turchi. Pochi credono alla buona fede di Erdogan e alla capacità dell’autocrate di Ankara di dar vita a vere riforme democratiche. Nelle ultime settimane, al contrario, è iniziata una nuova ondata repressiva, con altri arresti di amministratori curdi, esponenti dell’opposizione del Chp, attori, artisti. L’incognita poi riguarda anche l’effettiva capacità di presa di Ocalan sui suoi stessi militanti. Dopo 30 anni in isolamento molti si chiedono quanto il leader curdo possa davvero ancora influire su processi politici in Turchia o addirittura in Siria e in Iraq. La macchina del negoziato è in moto, l’annuncio potrebbe arrivare a fine mese o entro il Nowruz, il capodanno curdo, ma resta da capire se la pace sia possibile davvero.

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