Vertice di Parigi, sì all’aumento della spesa militare. Ma l’Ue si divide sulle truppe
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI — Una «nuova fase», un «punto di svolta». Nel vertice di emergenza convocato da Emmanuel Macron le parole sottolineano il momento storico. E non potrebbe essere altrimenti dopo giorni di shock nei quali è apparso il nuovo volto dell’America di Donald Trump, alleato non più solo riluttante ma persino ostile. «L’Europa e gli Stati Uniti sono entrati in una nuova fase» ammette il premier polacco Donald Tusk. «La sicurezza dell’Europa è a un punto di svolta» aggiunge la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Il sussulto auspicato da Emmanuel Macron si concretizza con un accordo sull’aumento delle spese militari tra gli otto leader presenti a Parigi.
«Dobbiamo fare di più e meglio per la nostra sicurezza» ha avvertito il capo di Stato francese. Gli investimenti sulla Difesa, annuncia Tusk, che ha la presidenza di turno dell’Ue, non saranno più inclusi nella procedura per deficit eccessivo. Olaf Scholz conferma la svolta: «La Germania è favorevole al fatto che quest…
PARIGI — Una «nuova fase», un «punto di svolta». Nel vertice di emergenza convocato da Emmanuel Macron le parole sottolineano il momento storico. E non potrebbe essere altrimenti dopo giorni di shock nei quali è apparso il nuovo volto dell’America di Donald Trump, alleato non più solo riluttante ma persino ostile. «L’Europa e gli Stati Uniti sono entrati in una nuova fase» ammette il premier polacco Donald Tusk. «La sicurezza dell’Europa è a un punto di svolta» aggiunge la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Il sussulto auspicato da Emmanuel Macron si concretizza con un accordo sull’aumento delle spese militari tra gli otto leader presenti a Parigi.
«Dobbiamo fare di più e meglio per la nostra sicurezza» ha avvertito il capo di Stato francese. Gli investimenti sulla Difesa, annuncia Tusk, che ha la presidenza di turno dell’Ue, non saranno più inclusi nella procedura per deficit eccessivo. Olaf Scholz conferma la svolta: «La Germania è favorevole al fatto che questa spesa non venga presa in considerazione nei calcoli dei deficit». Una tendenza già abbozzata dal suo rivale e probabile successore, Friedrik Merz. Il cancelliere tedesco apre anche all’idea dei defence bond, un nuovo prestito comune dedicato allo sforzo di guerra. «Se ne può parlare» spiega, definendo invece «altamente inappropriata» l’ipotesi di inviare truppe in Ucraina.
La Germania che va al voto tra pochi giorni non vuole neppure discutere di un’eventualità impopolare e ansiogena. E così pure Tusk che tra qualche mese dovrà confrontarsi con la campagna per l’elezione presidenziale in Polonia. E anche se il Washington Post scrive che esiste un piano europeo per una forza di “deterrenza” di poche brigate, forse 25mila soldati, l’argomento viene scartato all’uscita del vertice di Parigi sia dalla premier Giorgia Meloni che dal premier spagnolo Pedro Sánchez. A sbilanciarsi è invece il premier britannico Keir Starmer. «Siamo pronti e disponibili – dice Starmer - a contribuire alle garanzie di sicurezza per l’Ucraina inviando le nostre truppe sul terreno se necessario». Il premier britannico chiede però «garanzie americane» su un’eventuale missione in Ucraina. E promette di parlarne con Trump la settimana prossima quando sarà alla Casa Bianca.
Nella riunione all’Eliseo c’è tensione, ma forse ancora di più sconcerto. Disorientamento. Per la prima volta dal 1941 l’Europa si sente sola. «La Russia minaccia tutti noi» dice la premier danese Mette Frederiksen che ora è confrontata anche al neoimperialismo americano e all’offensiva di Trump sulla Groenlandia. Un’escalation che ha fatto persino immaginare di inviare truppe per difendere quei confini europei davanti a soldati Usa. Pensare l’impossibile. Tre ore di discussione a porte chiuse, tenendo persino fuori gli sherpa. «Manteniamo calma e sangue freddo» ripete Macron che ha colto segnali di panico tra alcuni suoi interlocutori quando si è capito che gli Usa andavano a trattare con i russi senza coinvolgere nessun rappresentante dell’Ue. Il leader francese – che aveva previsto un’accelerazione del disimpegno americano sul continente – ha avuto frenetici colloqui telefonici durante il weekend e ha deciso di convocare la riunione informale di otto leader. La scelta, precisano nel suo entourage, si è fatta pesando le capacità militari e strategiche dei vari paesi dell’Ue. L’aggiunta del Regno Unito è per Macron automatica quando si discute di sicurezza sul continente.
Un formato ristretto e anomalo, che crea lo scontento degli esclusi nell’Ue e provoca le ironie di Viktor Orbán. Dirigenti «frustrati» e «anti-Trump» chiosa il premier ungherese a proposito del vertice a Parigi. Una retorica che Macron ha voluto subito neutralizzare. Il leader francese ha chiamato il nuovo presidente americano prima di aprire il mini-summit. Con un messaggio : non è un vertice anti-Trump. Ma piuttosto, è il ragionamento nella telefonata durata una ventina di minuti, l’occasione di allineare le posizioni sulle garanzie di sicurezza che proprio gli Usa chiedono agli europei nello scenario postbellico in Ucraina. «L’Europa è pronta a essere in testa nel fornire garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Pronta e volenterosa a investire molto di più nella nostra sicurezza» commenta il segretario generale della Nato, Mark Rutte. Il vertice si conclude in bilico. Da una parte, il passo avanti sulla clausola di salvaguardia per le spese militari e l’apertura sui defence bond. Dall’altra, una spaccatura su una possibile forza di interposizione in Ucraina. Una spaccatura che sarà difficile ricomporre in tempi rapidi.