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Mbs, il giovane principe saudita con il vertice a Riad si è ripreso la scena dopo il caso Khashoggi

(reuters)

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Sembrava che il nome di Mohammed bin Salman fosse destinato a tramontare per sempre dopo l’omicidio del giornalista, ma ora ha portato l’Arabia Saudita al centro del mondo
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GERUSALEMME — Dieci anni fa – era il gennaio del 2015 – quando il suo nome salì per la prima volta alla ribalta della scena internazionale in occasione dell’ascesa al trono del padre, il re Salman, pochissimi sapevano chi fosse. Dei dodici figli maschi del sovrano non era né il primo né il più famoso (un fratello è stato il primo astronauta saudita): ma, raccontavano i diplomatici a Riad, era quello che si era applicato di più nell’apprendere l’arte del governo.

Fu così che, a meno di 30 anni in un Paese in cui le sfere del potere erano occupate da 70enni e 80enni, Mohammed bin Salman fece il suo ingresso nel mondo che conta: nominato capo della Corte reale (ovvero porta di accesso al re) nel momento in cui suo padre saliva al trono. Ministro della Difesa e vice-principe ereditario un paio di anni dopo, con una posizione creata appositamente per lui. E finalmente principe ereditario nel 2017, dopo aver costretto alle dimissioni (e agli arresti domiciliari) il cugino Mohammed bin …

GERUSALEMME — Dieci anni fa – era il gennaio del 2015 – quando il suo nome salì per la prima volta alla ribalta della scena internazionale in occasione dell’ascesa al trono del padre, il re Salman, pochissimi sapevano chi fosse. Dei dodici figli maschi del sovrano non era né il primo né il più famoso (un fratello è stato il primo astronauta saudita): ma, raccontavano i diplomatici a Riad, era quello che si era applicato di più nell’apprendere l’arte del governo.

Fu così che, a meno di 30 anni in un Paese in cui le sfere del potere erano occupate da 70enni e 80enni, Mohammed bin Salman fece il suo ingresso nel mondo che conta: nominato capo della Corte reale (ovvero porta di accesso al re) nel momento in cui suo padre saliva al trono. Ministro della Difesa e vice-principe ereditario un paio di anni dopo, con una posizione creata appositamente per lui. E finalmente principe ereditario nel 2017, dopo aver costretto alle dimissioni (e agli arresti domiciliari) il cugino Mohammed bin Nayef, a lungo l’uomo di Washington nel Regno. Da allora l’ascesa di colui che nei circoli sauditi era stato soprannominato “principe proiettile” – perché, racconta la leggenda, aveva mandato una busta con proiettile a un parente che lo ostacolava in un affare – non si è più fermata.

Se si vuole capire chi è l’uomo che ha portato l’Arabia Saudita al centro del mondo è da un documento che bisogna partire. Vision 2030 è il piano per rivoluzionare l’economia e la società del regno che Mbs, come tutti lo chiamano, presentò nel 2016: fine della dipendenza totale dell’economia dal petrolio (di cui il Paese è il maggiore produttore al mondo), nuove tecnologie, inclusione delle donne nel mondo del lavoro e nella società, apertura della società al mondo contemporaneo (in Arabia Saudita dieci anni fa non si poteva ascoltare musica in pubblico, le donne non guidavano e i cinema erano proibiti) erano alcuni suoi pilastri. Sembrava fantascienza: invece il principe ci è riuscito, portandosi dietro il consenso quasi generale di un Paese in cui più del 70 per cento della popolazione ha meno di 30 anni.

Per strada ha perso moltissimo: i diritti civili e umani per esempio, con l’arresto di attivisti, oppositori, esponenti delle minoranze. E l’onore davanti al mondo quando nell’ottobre del 2018 il giornalista Jamal Khashoggi venne ammazzato e fatto a pezzi nel consolato saudita a Istanbul da un gruppo di uomini a lui vicini. Allora parve che la parabola del giovane principe fosse destinata a tramontare per sempre: nessuno voleva farsi vedere con lui ai vertici internazionali, Donald Trump – con cui aveva rapporti strettissimi – era in imbarazzo, Joe Biden prometteva di trattarlo da pariah.

Poi venne la guerra in Ucraina, l’aumento dei prezzi del petrolio, il ruolo centrale dell’Opec in cui siedono insieme Russia e Arabia Saudita. Mbs ha sfruttato tutto questo, e i miliardi di dollari su cui il suo Paese siede, per ricostruire la sua immagine. Il vertice di ieri dimostra che ci è riuscito.

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