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Il politologo saudita: “Ora l’Arabia Saudita può contare di più anche nelle crisi mediorientali”

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Intervista a Hasan Alhasan dell’International Institute for Strategic Studies: “La mossa di Mohammed bin Salman va letta anche alla luce delle questioni Iran e Gaza”
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RIAD — «Aver organizzato l’incontro di rappresentanti americani e russi di così alto livello in Arabia Saudita mostra quanto si sia spostata la bilancia del potere globale: Paesi del Sud del mondo – il regno saudita fra questi – guadagnano importanza e influenza, proprio lì dove il “Vecchio Mondo” occidentale perde mordente. Ma Donald Trump non ne è la causa: semmai, il frutto di uno spostamento già in atto». Hasan Alhasan è il politologo esperto in Paesi del Golfo presso l’International Institute for Strategic Studies.

Perché Riad vuole avere un ruolo nella soluzione di un conflitto così lontano dai suoi confini?

«Effettivamente non rientra nei suoi interessi diretti né in quelli strategici legati alla sua sicurezza: tanto più che l’Arabia Saudita è stata, anzi, fra i maggiori beneficiari degli effetti di quella guerra che ha fatto schizzare i prezzi dell’energia e del petrolio procurandogli grandi guadagni. Ma forte di rapporti d’amicizia e affari pressoché unici con i due Paes…

RIAD — «Aver organizzato l’incontro di rappresentanti americani e russi di così alto livello in Arabia Saudita mostra quanto si sia spostata la bilancia del potere globale: Paesi del Sud del mondo – il regno saudita fra questi – guadagnano importanza e influenza, proprio lì dove il “Vecchio Mondo” occidentale perde mordente. Ma Donald Trump non ne è la causa: semmai, il frutto di uno spostamento già in atto». Hasan Alhasan è il politologo esperto in Paesi del Golfo presso l’International Institute for Strategic Studies.

Perché Riad vuole avere un ruolo nella soluzione di un conflitto così lontano dai suoi confini?

«Effettivamente non rientra nei suoi interessi diretti né in quelli strategici legati alla sua sicurezza: tanto più che l’Arabia Saudita è stata, anzi, fra i maggiori beneficiari degli effetti di quella guerra che ha fatto schizzare i prezzi dell’energia e del petrolio procurandogli grandi guadagni. Ma forte di rapporti d’amicizia e affari pressoché unici con i due Paesi rivali – partner della Russia sul mercato del petrolio e allo stesso tempo alleato degli Stati Uniti – mira senz’altro a raggiungere una serie di obiettivi indiretti».

Quali?

«Innanzitutto vuole incunearsi in quella relazione fra Russia e Iran cresciuta enormemente per la necessità di Mosca di procurarsi forniture da Teheran. Situazione che irrita Riad da tempo. E poi facilitare l’obiettivo di Trump di fermare la guerra ucraina la fa rientrare nelle grazie degli Stati Uniti, lì dove Biden aveva preferito appoggiarsi al Qatar. Assumendo un nuovo peso nei vertici a venire, compreso quello essenziale dal punto di vista della sicurezza regionale di trovare una soluzione su Gaza. A tal proposito nei prossimi giorni ospiterà un minivertice arabo sulla questione e già in quella sede potrebbe capitalizzare il suo ritrovato ruolo».

Un regno della mediazione?

«Pace e buone relazioni significa concludere buoni affari e penso che Riad stia cercando di ritagliarsi un ruolo che la coinvolga anche nella transizione politica di altri Paesi essenziali all’equilibrio regionale: oltre a Gaza, dunque, Siria, Libano, Sudan. Avere accesso al tavolo delle trattative avrebbe un grande beneficio sul loro prestigio internazionale. E Riad ha capito anche un’altra cosa: i limiti dell’influenza americana sulla regione. Trump ha fatto affermazioni molto aggressive sul futuro di Gaza e ha minacciato Egitto e Giordania di bloccare gli aiuti americani, ottenendo comunque il rifiuto del suo piano, per altro oltraggioso».

L’incontro Trump-Putin a Riad ci sarà?

«I presupposti ci sono. E se accadrà sarà un momento storico non solo per le relazioni Usa-Russia ma appunto anche personalmente per Mohammed bin Salman, che potrà dipingersi come il pacificatore non di un semplice conflitto fra Paesi ma addirittura di quello fra le due massime superpotenze mondiali. Segnerà un punto di svolta per la sua politica estera e per i suoi interessi economici».

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