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Myanmar, migliaia di schiavi liberati dalle città delle truffe online

Persone salvate da alcune "scam cities" in Myanmar portate in un luogo di accoglienza in Thailandia (reuters)

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Le cosiddette scam cities proliferano nel sudest asiatico. Il governo di Bangkok ha imposto la stretta per il danno d’immagine apportato dal fatto che le persone rapite e poi costrette a compiere raggiri telefonici o sul web passavano dal territorio thai
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PECHINO - Centinaia di persone erano state liberate già la settimana scorsa. Ora la premier thailandese Paetongtarn Shinawatra afferma che “settemila persone salvate” dalle cosiddette scam cities birmane - le città della truffa in Myanmar - “sono in attesa di essere trasferite in Thailandia”, al sicuro. Per poi essere rimpatriate nei loro rispettivi Paesi. L’annuncio della premier arriva dopo che lunedì la polizia thailandese aveva dichiarato che si stava preparando a ricevere fino a 10mila persone.

Il governo di Bangkok sta intensificando gli sforzi nelle ultime settimane per combattere il fenomeno che, di riflesso, sta causando danni di immagine proprio al regno thai. Luoghi dove chi viene sequestrato (e molto spesso prima di finire in questi centri criminali si passa proprio dalla Thailandia) è poi costretto, con la violenza, a realizzare truffe telefoniche e online.

Negli ultimi anni le città della truffa sono proliferate in tutto il Sud-Est asiatico (Myanmar, Laos e Cambogia, tut…

PECHINO - Centinaia di persone erano state liberate già la settimana scorsa. Ora la premier thailandese Paetongtarn Shinawatra afferma che “settemila persone salvate” dalle cosiddette scam cities birmane - le città della truffa in Myanmar - “sono in attesa di essere trasferite in Thailandia”, al sicuro. Per poi essere rimpatriate nei loro rispettivi Paesi. L’annuncio della premier arriva dopo che lunedì la polizia thailandese aveva dichiarato che si stava preparando a ricevere fino a 10mila persone.

Il governo di Bangkok sta intensificando gli sforzi nelle ultime settimane per combattere il fenomeno che, di riflesso, sta causando danni di immagine proprio al regno thai. Luoghi dove chi viene sequestrato (e molto spesso prima di finire in questi centri criminali si passa proprio dalla Thailandia) è poi costretto, con la violenza, a realizzare truffe telefoniche e online.

Negli ultimi anni le città della truffa sono proliferate in tutto il Sud-Est asiatico (Myanmar, Laos e Cambogia, tutti Paesi che confinano con la Thailandia), ma soprattutto in Myanmar, sprofondato nella guerra civile.

Secondo vari report delle Nazioni Unite, le vittime - ingannate e ridotte in schiavitù, tenute prigioniere con i passaporti confiscati - provengono prevalentemente da Asia, Africa e Medio Oriente. L’Onu stimava in un report del 2023 che in tutto il Myanmar ci sarebbero 120mila persone costrette a compiere questo tipo di truffe (e altre 100mila in Cambogia): attirate da false promesse di lavori ben retribuiti.

(reuters)

Uno degli ultimi casi che attirò l’attenzione della stampa internazionale riguardava un attore cinese, Wang Xing. Allettato da un’offerta di lavoro come attore, arrivatagli tramite il social cinese WeChat, il 22enne Wang era volato a Bangkok. All’aeroporto della capitale thailandese era stato accolto da una persona che si spacciava come un dipendente cinese di una importante società di intrattenimento thai. Invece di recarsi in un albergo di Bangkok, i due guidarono per 500 km fino alla città thailandese di Mae Sot, ed è lì, il 3 gennaio, che di Wang si persero le tracce. Mae Sot si trova di fronte alla città birmana di Myawaddy, “scam city” gestita da bande criminali prevalentemente cinesi. Portato oltre confine, dopo quattro giorni dal suo rapimento venne liberato.Fu proprio la premier thai Shinawatra, in visita a Pechino agli inizi di febbraio, a promettere al leader cinese Xi Jinping una maggiore repressione nei confronti del fenomeno. Domani circa 200 cittadini cinesi, vittime di queste truffe, dovrebbero essere riportati in Cina con un volo speciale.

Il governo di Bangkok ha interrotto nelle ultime settimane l'accesso all'energia elettrica e al carburante dal lato thailandese del confine e ha inasprito le norme bancarie e sui visti per cercare di impedire ai criminali di utilizzare la Thailandia come Paese di transito.

La scorsa settimana 250 persone di 20 diverse nazionalità che lavoravano in delle scam cities nello Stato Karen, in Myanmar, erano state liberate e portate in Thailandia. Martedì scorso, riportava Bbc, “il Dipartimento di investigazione speciale della Thailandia, simile all'Fbi statunitense, ha richiesto mandati di arresto per tre comandanti dell’Esercito nazionale Karen. Tra questi Saw Chit Thu, il signore della guerra Karen che nel 2017 ha stretto un accordo con una società cinese per costruire Shwe Kokko, una nuova città che si ritiene sia stata in gran parte finanziata con truffe”.

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