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Trump e Musk, un’intervista doppia per scacciare la crisi: “Ripristiniamo insieme la democrazia”

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Il primo colloquio congiunto è andato in onda su Fox News. L’annuncio: “Tra 4 settimane andiamo a recuperare gli astronauti bloccati sulla stazione spaziale internazionale”
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New York - Chi si aspetta, o si augura, la traumatica fine dell’amore fra Donald Trump e Elon Musk, dovrà avere pazienza. Almeno a giudicare da quanto si è visto nella prima intervista congiunta che hanno concesso ieri a Fox News. Scarsa di notizie, ma piena di reciproci attestati di stima, come se l’obiettivo principale fosse mettere a tacere qualsiasi voce di screzi e deragliare ogni tentativo di provocarli.

Il tema, trattandosi di Musk, era difendere e esaltare il lavoro del Department of Government Efficiency che lui dirige. Anzi no, che lui consiglia, perché proprio nelle ultime ore la Casa Bianca ha tenuto a sottolineare che il fondatore di Tesla non è il capo del Doge, ma solo un collaboratore del presidente di cui esegue gli ordini.

Elon ha accettato il ruolo, giurando di non aver mai chiesto nulla a Donald, nemmeno qualche piccolo favoritismo per le sue aziende. Anzi, ha promesso di ricusarsi, nel caso in cui il lavoro di tagli alle spese da 2.000 miliardi di dollari che s…

New York - Chi si aspetta, o si augura, la traumatica fine dell’amore fra Donald Trump e Elon Musk, dovrà avere pazienza. Almeno a giudicare da quanto si è visto nella prima intervista congiunta che hanno concesso ieri a Fox News. Scarsa di notizie, ma piena di reciproci attestati di stima, come se l’obiettivo principale fosse mettere a tacere qualsiasi voce di screzi e deragliare ogni tentativo di provocarli.

Il tema, trattandosi di Musk, era difendere e esaltare il lavoro del Department of Government Efficiency che lui dirige. Anzi no, che lui consiglia, perché proprio nelle ultime ore la Casa Bianca ha tenuto a sottolineare che il fondatore di Tesla non è il capo del Doge, ma solo un collaboratore del presidente di cui esegue gli ordini.

Elon ha accettato il ruolo, giurando di non aver mai chiesto nulla a Donald, nemmeno qualche piccolo favoritismo per le sue aziende. Anzi, ha promesso di ricusarsi, nel caso in cui il lavoro di tagli alle spese da 2.000 miliardi di dollari che sta guidando lo mettesse in qualsiasi posizione di conflitto di interesse con le sue aziende. Quindi ha spiegato che lo fa per amore del suo paese adottivo, che altrimenti rischia la bancarotta, se non smette di sprecare i soldi dei contribuenti per progetti inutili o ideologici.

Anche i licenziamenti, in questo quadro, non sono violazioni delle leggi, ma piuttosto un favore fatto all’America e anche ai lavoratori che potranno trovare qualcosa di meglio. Certo, il sospetto di una profonda motivazione ideologica resiste, anche perché lo stesso Musk ha notato che "oltre il 90% dei dipendenti pubblici di Washington ha votato Kamala".

Non che adesso la loro cacciata sia una vendetta, però neanche dispiace troppo sul piano politico. Anche perché questa gente era motivata dalla propria militanza, che forse aiuta a spiegare tutti gli sprechi che Musk ha trovato e Trump ha elencato. Tipo soldi per promuovere le tematiche woke, dall’ambiente ai trans.

Detto questo, l’intervista si è poi trasformata soprattutto in uno show dell’ammirazione reciproca. "Donald Trump - ha detto Elon - è un brav'uomo. E' stato attaccato dai media ingiustamente. E' stato atroce". Quindi l’imprenditore sudafricano si è lanciato nell’imitazione di un liberal colpito dalla "Trump Derangement Syndrome", ossia la malattia psicosomatica che devasta l’equilibrio delle persone incapaci di accettare Donald. "Io - ha ricordato - ero un idolo della sinistra, prima di diventare il contrario perché avevo appoggiato lui".

Il presidente ha risposto così: "Ho sempre rispettato Musk, ha realizzato progetti mai visti prima. È un imprenditore eccezionale e lavora con centinaia di geni". Un altruista disinteressato, in altre parole, che mette la propria abilità e il suo tempo al servizio della campagna per far tornare grande l’America

Quindi Musk ha giustificato così la sua missione, in difesa invece che in sfregio della Costituzione: "Se la volontà del presidente non viene effettuata, allora non viene effettuata neanche la volontà del popolo. Non viviamo più in una democrazia, ma in una burocrazia". Perciò lui, il Doge e Trump "stiamo ripristinando la democrazia".

Il presidente ha chiuso così il discorso, tappando la bocca anche ai suoi sostenitori che non sopportano Elon: "Ho provato a cercare un uomo più intelligente di lui, ma non ce ne sono".

Musk ha poi annunciato che la missione per riportare a terra gli astronauti Butch Wilmore e Sunita Williams bloccati sulla Stazione spaziale internazionale (Iss) partirà tra quattro settimane. "Stiamo procedendo con grande cautela perché non vogliamo essere presuntuosi, ma in passato abbiamo già riportato indietro astronauti dalla stazione spaziale internazionale ed è sempre stato un successo".

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