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La diplomazia di Macron, i contatti con Trump per tenere vivo il dialogo

Il presidente francese ha sentito due volte il tycoon nelle ultime 24 ore: così prova a scavalcare Meloni
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Parigi — L’unico, esile filo diretto tra Donald Trump e l’Europa in questa incerta fase passa dall’Eliseo. Emmanuel Macron ha sentito il presidente Usa due volte nelle ultime ventiquattro ore. Il leader francese ha chiamato Trump subito prima del vertice d’emergenza convocato a Parigi per rassicurarlo sul fatto che l’incontro non era, come ha malignato Viktor Orbán, una «riunione anti-Trump». Anzi il presidente francese ha parlato di un confronto tra alleati e rispondere alle richieste americane sulle «garanzie di sicurezza» da fornire all’Ucraina in uno scenario postbellico. Qualche ora dopo, Macron ha richiamato Trump per un «debriefing» sulla discussione avvenuta tra gli otto leader a Parigi. Il capo dello Stato ha aggiornato il presidente Usa sulle convergenze emerse dal vertice, nonostante le spettacolari divisioni sull’ipotesi di invio di truppe europee in Ucraina.

Tra i punti condivisi con l’inquilino della Casa Bianca c’è la volontà di adottare un approccio basato sulla “…

Parigi — L’unico, esile filo diretto tra Donald Trump e l’Europa in questa incerta fase passa dall’Eliseo. Emmanuel Macron ha sentito il presidente Usa due volte nelle ultime ventiquattro ore. Il leader francese ha chiamato Trump subito prima del vertice d’emergenza convocato a Parigi per rassicurarlo sul fatto che l’incontro non era, come ha malignato Viktor Orbán, una «riunione anti-Trump». Anzi il presidente francese ha parlato di un confronto tra alleati e rispondere alle richieste americane sulle «garanzie di sicurezza» da fornire all’Ucraina in uno scenario postbellico. Qualche ora dopo, Macron ha richiamato Trump per un «debriefing» sulla discussione avvenuta tra gli otto leader a Parigi. Il capo dello Stato ha aggiornato il presidente Usa sulle convergenze emerse dal vertice, nonostante le spettacolari divisioni sull’ipotesi di invio di truppe europee in Ucraina.

Tra i punti condivisi con l’inquilino della Casa Bianca c’è la volontà di adottare un approccio basato sulla “pace attraverso la forza”, ossia un rafforzamento delle capacità difensive per garantire stabilità e sicurezza nel continente, togliendo una parte del “fardello” agli Usa. L’apertura della Germania a proposito della clausola di salvaguardia e delle spese militari è considerata una prima svolta che, secondo Parigi, porterà ad accelerare anche sui defence bond, un prestito comune per finanziare la Difesa europea.

Nell’assenza di una leadership forte in Europa, Macron si posiziona come il «numero telefonico dell’Ue» in questa fase delicatissima per le relazioni atlantiche. All’attuale tavolo del Consiglio europeo, solo Macron e Orbán hanno conosciuto e frequentato Trump 1. Al debutto della relazione tra il leader francese e The Donald c’era stata una vigorosa stretta di mano. Una bromance rapidamente sfumata ma i due uomini si conoscono bene. Macron ha imparato a maneggiare l’irruenza del presidente Usa. «Rispetto» è la parola che ha usato per definire il rapporto con il leader Usa. Il nuovo, faticoso dialogo atlantico passa anche da Parigi. Il cancelliere Olaf Scholz è a un passo dall’uscita. La premier Giorgia Meloni si vanta di essere un ponte con Trump senza precisare come intende usare questo ruolo e quali impegni l’Italia è pronta a prendere su garanzie sicurezza per l’Ucraina e aumento delle spese per la difesa. «Deve chiarire quale partita vuole giocare», osserva una fonte diplomatica europea.

Intanto Macron si prende la scena, lancia segnali in direzione di Trump. «Può riavviare un dialogo utile con Putin», dice a sorpresa il capo dello Stato nel giorno in cui si aprono i negoziati a Riad senza rappresentanti né dell’Ucraina né dell’Ue. Trump ha spiegato a Macron che la sua priorità è ottenere una tregua il più presto possibile. «Per evitare altre vittime», ha spiegato il presidente americano. Il timore di Macron ed europei ora è che Trump si accontenti di questo : una tregua. Ripetendo quindi l’errore di quando Angela Merkel e François Hollande avevano ottenuto un cessate il fuoco da Vladimir Putin nel 2014 seguito dal fallimento degli accordi di Minsk. E da una nuova guerra.

Macron si è fatto portavoce di una preoccupazione condivisa nell’Ue: il cessate il fuoco deve essere accompagnato da un vero accordo di pace che garantisca la sovranità, l’integrità territoriale e la sicurezza dell’Ucraina. Un’interruzione delle ostilità priva di una cornice precisa rischierebbe di offrire alla Russia l’opportunità di destabilizzare ulteriormente il governo di Kiev. Sulle «garanzie di sicurezza» deve entrare però in gioco l’Europa. Una cosa è emersa chiaramente nel vertice di Parigi: il coinvolgimento degli Stati Uniti resta un elemento essenziale per strutturare un’eventuale missione di pace. L’ipotesi sul tavolo ora non è pattugliare l’intera linea di contatto – quasi mille chilometri – ma una “seconda linea”, lontana da eventuali attacchi russi. Si tratterebbe di costituire una forza di pronto intervento posizionata alla frontiera con l’Ucraina, o addirittura in Polonia. Su questa seconda linea il Regno Unito e altri paesi pronti a mettere truppe chiedono un “backstop” americano, una rete di sicurezza che copra la missione europea. Trump, nelle conversazioni con Macron, non è sembrato chiuso, ma non si è ancora sbilanciato per garantire “le garanzie di sicurezza” che, secondo lui, restano un compito dell’Europa.

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