Ecco cosa teme la Cina dopo l’avvicinamento tra Trump e la Russia
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Al cambio di rotta di Donald Trump verso Mosca, la Cina come reagisce? La spinta degli Usa verso Vladimir Putin sulla guerra in Ucraina che impatto può avere sulla partnership accuratamente forgiata da Xi Jinping con il russo e sulle relazioni tra la Cina e gli Stati Uniti?
La Cina teme – sostiene qualche commentatore - che l’America del tycoon possa cercare di mettere Mosca contro Pechino, spingendo per una sorta di “strategia Nixon al contrario”: cioè provare, questa volta, a sganciare la Russia dall’abbraccio di Pechino e portare Mosca verso Washington. Più facile a dirsi che a farsi, solo speculazioni al momento.
L’altra preoccupazione per Pechino - questa sì più concreta - è che la fine della guerra in Ucraina porta con sé delle opportunità, ma pure una minaccia: Pechino ritornerebbe in cima alla lista degli obiettivi Usa, la priorità numero uno per Washington. L’America potrebbe tornare a concentrarsi con più forza nel contrastare il Dragone.
La settimana scorsa la st…
PECHINO - Al cambio di rotta di Donald Trump verso Mosca, la Cina come reagisce? La spinta degli Usa verso Vladimir Putin sulla guerra in Ucraina che impatto può avere sulla partnership accuratamente forgiata da Xi Jinping con il russo e sulle relazioni tra la Cina e gli Stati Uniti?
La Cina teme – sostiene qualche commentatore - che l’America del tycoon possa cercare di mettere Mosca contro Pechino, spingendo per una sorta di “strategia Nixon al contrario”: cioè provare, questa volta, a sganciare la Russia dall’abbraccio di Pechino e portare Mosca verso Washington. Più facile a dirsi che a farsi, solo speculazioni al momento.
L’altra preoccupazione per Pechino - questa sì più concreta - è che la fine della guerra in Ucraina porta con sé delle opportunità, ma pure una minaccia: Pechino ritornerebbe in cima alla lista degli obiettivi Usa, la priorità numero uno per Washington. L’America potrebbe tornare a concentrarsi con più forza nel contrastare il Dragone.
La settimana scorsa la stampa statale cinese parlava di “ritiro” americano in Ucraina. Ma questo potrebbe avere un risvolto della medaglia negativo per Pechino: “Il presidente degli Stati Uniti sta cercando di porre fine al conflitto tra Russia e Ucraina in modo da ridurre al minimo i sacrifici per gli Usa. Una tale posizione non può essere considerata una svolta. Gli Stati Uniti vogliono districarsi dal conflitto in corso per concentrarsi sulla regione Asia-Pacifico”, mettevano in guardia gli analisti cinesi.
Messa al momento apparentemente da parte nei negoziati sulla guerra - nonostante pubblicamente la diplomazia cinese si sia detta favorevole a “tutti gli sforzi che favoriscono i colloqui di pace” - la Cina sta a guardare e calcola.
Un accordo Usa-Russia sull’Ucraina non deve, agli occhi di Xi, mettere nell’angolo la sua Cina e soprattutto indebolire i suoi rapporti con Mosca. Il colpo diplomatico di Richard Nixon e soprattutto di Henry Kissinger durante la Guerra Fredda che mise le basi del disgelo tra Stati Uniti e Cina sfruttando le spaccature che si erano create all’epoca tra i due giganti comunisti (Cina e Russia), potrebbe ripetersi all’inverso, con un avvicinamento di Mosca a Washington questa volta? “Non è nell'interesse di Putin essere il fratello minore in una coalizione con la Cina”, ha detto il vicepresidente statunitense JD Vance la settimana scorsa.
Molti osservatori sono scettici in realtà sul fatto che Washington possa distruggere il rapporto Russia-Cina, dato il loro profondo allineamento contro l'ordine guidato dagli Stati Uniti, gli sforzi dei due Paesi in meccanismi quali i Brics e lo Sco e la dipendenza economica di Mosca da Pechino. “Trump pensa davvero di poter fare come Nixon e dividere la Russia dalla Cina? Buona fortuna a lui o a chiunque altro pensi una cosa simile”, commenta lapidario Bill Bishop, esperto di Cina e autore della newsletter Sinocism. Lo stesso Wall Street Journal, che per primo l’anno scorso parlò di questa ipotesi, ora scrive che “pochi in Cina, e negli Stati Uniti, si aspettano che gli Usa riescano a fare una mossa del genere. Ma alcuni esperti affermano che l'amministrazione Trump potrebbe potenzialmente allontanare la Russia dalla Cina senza cercare di innescare una rottura formale”.
Xi in realtà sarà a maggio a Mosca per il Giorno della Vittoria, Putin verrà in Cina a settembre. Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha appena annunciato che il suo omologo Wang Yi sarà presto in visita in Russia e che “le relazioni tra Russia e Cina sono un fattore significativo per la stabilizzazione della situazione internazionale”.
Più che un allontanamento tra Pechino e Mosca, la Cina in realtà “è preoccupata che una volta che Russia e Stati Uniti avranno appianato le loro divergenze e raggiunto un certo tipo di pace in Ucraina, l'amministrazione Trump sarà libera di rivolgere la sua attenzione alla Cina”, commenta alla Cnn Yu Bin, ricercatore presso il Centro Studi Russi dell'Università Normale della Cina Orientale a Shanghai.
Finora la Cina ha evitato qualsiasi azione che potesse provocare Trump. Ha risposto ai dazi imposti dal presidente Usa, vero, ma in modo contenuto. Proprio sul commercio ora il tycoon dice che un accordo commerciale con Pechino è “possibile”, sbandierando ancora una volta il suo “ottimo rapporto” con Xi. Nessun dettaglio finora. Ma l’amministrazione Usa è piena di “falchi anti-Cina”. Pechino un accordo lo vorrebbe, bisogna vedere a quali condizioni.
“I conflitti commerciali non hanno vincitori e non fanno altro che danneggiare gli interessi dei popoli di tutto il mondo”, ha sottolineato il portavoce del ministero degli Esteri cinese. “Le due parti dovrebbero risolvere le rispettive preoccupazioni attraverso il dialogo e la consultazione, basati sull'uguaglianza e il rispetto reciproco”. “La Cina invita gli Stati Uniti a non brandire ogni volta il bastone dei dazi doganali, usandoli ovunque come strumento di coercizione”, ha dichiarato invece il ministero del Commercio cinese