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Trump scarica Zelensky: “Dittatore e comico mediocre”

Zelensky e Trump nel 2024 

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Il presidente Usa attacca il leader ucraino, che replica: “Vive in una bolla di disinformazione del Cremlino”. E Mosca festeggia: “Pagliaccio fallito”
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Il peggior incubo di Zelensky si sta materializzando. Il presidente degli Stati Uniti lo abbandona, lo attacca. Parla con Putin e come Putin, diffonde cifre a caso sul sostegno americano all’Ucraina e si produce in una narrazione che pare scritta dal miglior propagandista del Cremlino. Arrivando a dire che il presidente ucraino è «un dittatore senza elezioni» e «un comico di modesto successo».

Zelensky è accerchiato. Viene insultato da Mosca e da Washington. Trump lo chiama dittatore. Putin gongola, dice che il suo nemico ucraino «mostra un’isteria inappropriata» perché in Arabia Saudita le due superpotenze hanno discusso di business e di armi nucleari, ma concede che «l’Ucraina potrà partecipare ai negoziati sulla fine del conflitto». L’ex presidente russo Medvedev al solito è il più scomposto: «Trump ha ragione, Zelensky è un pagliaccio fallito».

Che il vento fosse cambiato si era capito già da giorni e la conferma era arrivata a Riad, dove al tavolo del primo incontro russo-am…

Il peggior incubo di Zelensky si sta materializzando. Il presidente degli Stati Uniti lo abbandona, lo attacca. Parla con Putin e come Putin, diffonde cifre a caso sul sostegno americano all’Ucraina e si produce in una narrazione che pare scritta dal miglior propagandista del Cremlino. Arrivando a dire che il presidente ucraino è «un dittatore senza elezioni» e «un comico di modesto successo».

Zelensky è accerchiato. Viene insultato da Mosca e da Washington. Trump lo chiama dittatore. Putin gongola, dice che il suo nemico ucraino «mostra un’isteria inappropriata» perché in Arabia Saudita le due superpotenze hanno discusso di business e di armi nucleari, ma concede che «l’Ucraina potrà partecipare ai negoziati sulla fine del conflitto». L’ex presidente russo Medvedev al solito è il più scomposto: «Trump ha ragione, Zelensky è un pagliaccio fallito».

Che il vento fosse cambiato si era capito già da giorni e la conferma era arrivata a Riad, dove al tavolo del primo incontro russo-americano non c’era una sedia per gli ucraini. E tuttavia, era difficile ipotizzare un ribaltamento così drastico. Due anni fa il capo di Stato ucraino fa veniva accolto al Congresso americano tra gli applausi, adesso la Vecchia Europa è l’unico scoglio cui si può aggrappare per non rimanere isolato e per non farsi sfilare dalle mani la «pace giusta».

È la tarda mattina di ieri quando a Kiev leggono con sgomento il post di Trump, pubblicato sul suo social Truth. «Un comico di modesto successo, Volodymyr Zelensky, ha convinto gli Usa a spendere 350 miliardi di dollari per una guerra che non poteva vincere e che non doveva cominciare. Una guerra che lui, senza gli Stati Uniti e Trump, non potrebbe mai sistemare». Aggiunge: «Abbiamo speso 200 miliardi in più dell’Europa, ma i soldi europei sono garantiti, i nostri no. Zelensky ammette che la metà di ciò che gli abbiamo mandato è andata dispersa». È la prima delle menzogne di cui si nutre la post verità trumpiana.

I tre anni di conflitto sono costati complessivamente 320 miliardi di dollari (quindi non 350): 120 li ha messi il governo ucraino, 200 sono dell’Unione europea e degli Stati Uniti. Lo spiega lo stesso Zelensky il quale calcola in 98,5 miliardi («67 in armamenti, 31,5 in finanziamenti») l’apporto americano effettivamente ottenuto a fronte dei 177 miliardi promessi. Sì dirà: è Zelenksy, sta giocando al ribasso con i numeri per difendersi dall’affondo di Trump. In realtà anche il tedesco Kiel Institute, che dall’inizio dell’invasione russa tiene il conteggio, fissa quelli americani in circa 120 miliardi, mentre i fondi europei sono più consistenti di una decina di miliardi.

La post verità di Trump, così simile a quella di Putin, non si ferma alla manipolazione dei dati: il tycoon sembra voler attribuire all’Ucraina la responsabilità dell’inizio della guerra. «Trump vive in una bolla di disinformazione russa», ribatte Zelensky. L’osservazione non piace a J.D. Vance, il vice alla Casa Bianca. «Non otterrà nulla parlando male di Trump, è un modo atroce di trattare questa amministrazione. In questi anni è stato mal consigliato».

Il lungo post di Trump, che segna la seconda profonda discontinuità rispetto all’era Biden dopo la posizione sulla questione palestinese, continua così: «Zelensky rifiuta di convocare le elezioni, è molto basso nei sondaggi e l’unica cosa in cui è stato bravo è suonare Biden come un violino. Un dittatore senza elezioni, farebbe meglio a sbrigarsi o non avrà più un Paese». Il tycoon a Fox News ha riferito che il gradimento è caduto «al 4 per cento», cosa che fa scrivere a Elon Musk, su X, che Zelensky deve «ripristinare la libertà di stampa e smettere di cancellare le elezioni». Non è ciò che rilevano gli istituti di sondaggio ucraini.

È vero che il presidente non gode più del 90 per cento dei consensi come nei primi mesi dopo l’invasione del 24 febbraio 2022, però l’Istituto internazionale di sociologia di Kiev rileva che il 57 per cento del campione si fida ancora di lui, il 37 per cento no, il resto è indeciso: il gradimento è in aumento del 5 per cento rispetto alla stessa indagine di dicembre. Riguardo alle elezioni, il mandato di Zelensky è scaduto nel maggio 2024 ma la legge marziale vieta la convocazione delle urne. «Faremo finire la guerra nel 2025», promette il presidente dall’angolo dove è stato spinto. «Il mondo deve scegliere se stare con Putin o con la pace». Trump sembra aver già deciso.

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