✕

I giornali di Murdoch contro Trump: “Si è lasciato manipolare dalla propaganda russa”

Ascolta l'audio

La linea del presidente Usa su Kiev per il magnate dell’editoria è una questione personale: “Rupert – dicono i suoi collaboratori – crede nella causa di un’Ucraina libera e indipendente”. L’agenzia di stampa Ap fa causa alla Casa Bianca
2 minuti di lettura

LONDRA – Uno è il magnate dell’editoria mondiale, che ha a lungo usato i suoi giornali e le sue reti televisive per appoggiare politici e partiti di destra. L’altro è il leader più potente della terra, capofila della nuova internazionale nazionalpopulista e ultraconservatrice. Con queste caratteristiche, in passato Rupert Murdoch, proprietario del Wall Street Journal e del New York Post negli Stati Uniti, del Times e del Sun in Gran Bretagna, oltre che di molti media sparsi per il pianeta, e Donald Trump, rieletto per la seconda volta nel novembre scorso alla Casa Bianca, sono stati spesso alleati.

Dopo il rifiuto di Trump di riconoscere la propria sconfitta nelle elezioni presidenziali del 2020, tuttavia, Murdoch lo aveva criticato pesantemente e le sue testate hanno fatto altrettanto. Di recente, lo Squalo (soprannome dell’editore) e The Donald sembravano tornati in buoni rapporti. Ma quando Trump ha affermato che è stata l’Ucraina ad iniziare la guerra contro la Russia, ha elogiat…

LONDRA – Uno è il magnate dell’editoria mondiale, che ha a lungo usato i suoi giornali e le sue reti televisive per appoggiare politici e partiti di destra. L’altro è il leader più potente della terra, capofila della nuova internazionale nazionalpopulista e ultraconservatrice. Con queste caratteristiche, in passato Rupert Murdoch, proprietario del Wall Street Journal e del New York Post negli Stati Uniti, del Times e del Sun in Gran Bretagna, oltre che di molti media sparsi per il pianeta, e Donald Trump, rieletto per la seconda volta nel novembre scorso alla Casa Bianca, sono stati spesso alleati.

Dopo il rifiuto di Trump di riconoscere la propria sconfitta nelle elezioni presidenziali del 2020, tuttavia, Murdoch lo aveva criticato pesantemente e le sue testate hanno fatto altrettanto. Di recente, lo Squalo (soprannome dell’editore) e The Donald sembravano tornati in buoni rapporti. Ma quando Trump ha affermato che è stata l’Ucraina ad iniziare la guerra contro la Russia, ha elogiato Putin e ha definito il presidente ucraino Zelensky “un dittatore”, per Murdoch è stato come l’attraversamento di una linea rossa.

In questi giorni i suoi giornali hanno attaccato il capo della Casa Bianca senza mezzi termini su entrambe le sponde dell’Atlantico. La linea di Trump nel negoziato per mettere fine alla guerra in Ucraina, ha scritto in un editoriale il New York Post, “è completamente sbagliata” e “un modo vergognoso di capovolgere la verità”. Il tabloid newyorchese ha pubblicato a tutta prima pagina un’immagine di Putin con il titolo: “Questo sì che è un dittatore”. Il presidente americano, gli ha fatto eco il Wall Street Journal, “si è lasciato manipolare dalla propaganda del Cremlino”.

Nel Regno Unito, il quotidiano popolare The Sun ha accusato Trump di avere “infangato” l’Ucraina e di essersi “abbassato sotto il livello di dignità della sua carica”. Il Times ha trovato “agghiaccianti” le parole di Trump e si è augurato “che le ritragga”.

Fonti della News Corporation, la casa editrice dei giornali di Murdoch, commentano che per l’editore si tratta di “una questione personale”. Rupert, dicono i suoi collaboratori, “crede nella causa” di un’Ucraina libera e indipendente: per questo ha sempre appoggiato gli aiuti militari occidentali a Kiev contro l’aggressione russa. L’editore è inoltre rimasto impressionato dalle gravi ferite riportate da un suo reporter, colpito dal fuoco russo in Ucraina in un attacco in cui un fotografo e un interprete hanno perso la vita. E a Murdoch non deve essere piaciuto nemmeno l’aumento delle tariffe doganali ordinate da Trump nei confronti di Cina ed Europa: il Wall Street Journal l’ha ridicolizzato come “la più stupida guerra commerciale della storia”.

Dopo la sconfitta alle presidenziali del 2020, secondo alcune indiscrezioni Murdoch commentava in privato che Trump era “sempre più matto”. Poi, nelle scorse settimane, il presidente ha ricevuto l’editore alla Casa Bianca e le relazioni parevano migliorate: non per nulla Rupert ha la reputazione di uno che si schiera dalla parte del vincitore. Lo aveva fatto, sorprendendo tutti, appoggiando perfino un candidato progressista, il laburista Tony Blair alle elezioni del 1997, convinto che avrebbe prevalso alle urne, come infatti accadde: è la sua maniera di rimanere in buoni rapporti con il potere, per poterne influenzare la politica a favore dei propri interessi economici. Ma, a quanto pare, anche Murdoch ha dei principi: e uno è l’avversione all’autoritarismo di Mosca.

Ciononostante, alcuni commentatori ritengono che Trump non dia troppa importanza alle critiche dei giornali di Murdoch. “Quel che dice la stampa non gli interessa”, osserva un ex-manager dell’impero mediatico di Rupert. “L’unica voce che per Trump conta, nella scuderia di Murdoch, è Fox News, la rete televisiva Usa che è uno dei suoi principali canali di comunicazione con gli elettori. E siccome Fox News guadagna un sacco di soldi sostenendo Trump, è improbabile che gli si rivolga contro”.

Come che sia, le relazioni fra Trump e i media americani rimangono turbolente anche su altri fronti: l’Associated Press, maggiore agenzia di news degli Stati Uniti, ha fatto causa alla Casa Bianca per il rifiuto di permettere a un suo giornalista di continuare a seguire le conferenze stampa della portavoce del presidente. Il permesso è stato revocato per domande che lo staff del presidente ha giudicato offensive da parte del cronista.

Leggi i commenti