✕

A Riad il vertice dei Paesi arabi: risposta agli Usa sul futuro di Gaza

Ascolta l'audio

Pronti 20 miliardi per la ricostruzione. Crescono le quotazioni di Dahlan come leader
2 minuti di lettura

GERUSALEMME — «Un incontro a porte chiuse nell’ambito di strette relazioni fraterne». Così la Corte reale saudita ha annunciato il vertice con i rappresentanti di Egitto, Giordania, Qatar ed Emirati arabi uniti tenutosi ieri a Riad. Nessuna menzione del tema del giorno che, secondo le cancellerie coinvolte, si discuterà solo il 4 marzo al Cairo al vertice della Lega araba: il futuro di Gaza. Ma la trasparenza, si sa, non è una pratica molto diffusa nel mondo arabo.

La realtà è che la proposta di Donald Trump di spostare dalla Striscia i due milioni di abitanti, per fare spazio a uno sviluppo modello Costa Azzurra, ha messo nell’angolo anche i Paesi – come l’Arabia Saudita e gli Emirati – che negli ultimi mesi non si erano direttamente impegnati per una soluzione della crisi. L’idea di Trump anche per i suoi migliori amici nel Golfo, i sauditi, è inaccettabile: se non altro perché, da Paese custode delle due Moschee, Riad non potrebbe mai essere vista come quella che ha abbandona…

GERUSALEMME — «Un incontro a porte chiuse nell’ambito di strette relazioni fraterne». Così la Corte reale saudita ha annunciato il vertice con i rappresentanti di Egitto, Giordania, Qatar ed Emirati arabi uniti tenutosi ieri a Riad. Nessuna menzione del tema del giorno che, secondo le cancellerie coinvolte, si discuterà solo il 4 marzo al Cairo al vertice della Lega araba: il futuro di Gaza. Ma la trasparenza, si sa, non è una pratica molto diffusa nel mondo arabo.

La realtà è che la proposta di Donald Trump di spostare dalla Striscia i due milioni di abitanti, per fare spazio a uno sviluppo modello Costa Azzurra, ha messo nell’angolo anche i Paesi – come l’Arabia Saudita e gli Emirati – che negli ultimi mesi non si erano direttamente impegnati per una soluzione della crisi. L’idea di Trump anche per i suoi migliori amici nel Golfo, i sauditi, è inaccettabile: se non altro perché, da Paese custode delle due Moschee, Riad non potrebbe mai essere vista come quella che ha abbandonato i palestinesi.


Così Mohammed bin Salman, insieme all’alleato-rivale Mohammed bin Zayed e al qatarino al Thani, è intervenuto in soccorso di Egitto e Giordania – i Paesi direttamente chiamati in causa da Trump come possibili destinazioni per la popolazione di Gaza – nell’elaborazione di un piano alternativo. Piano che è stato annunciato alla Casa Bianca dal re giordano Abdallah e che sarà ufficialmente presentato appunto il 4 marzo.

I dettagli sono ancora poco chiari, ma secondo quanto messo insieme da Reuters e Associated Press e confermato a Repubblica da fonti saudite, il cuore sarebbe la creazione di un comitato palestinese supervisionato dai Paesi arabi, per gestire una ricostruzione che prevederebbe sì lo spostamento di popolazione, ma solo all’interno della Striscia. Sia per l’Egitto che la Giordania la possibilità di dover accogliere i palestinesi dentro i confini è destabilizzante dal punto di vista politico ed economico.


Per convincere gli americani della bontà dell’operazione, i Paesi del Golfo sarebbero pronti a stanziare 20 miliardi di dollari sui 53 che la Banca mondiale stima necessari per la ricostruzione. Un argomento che potrebbe funzionare con questa Casa Bianca. «Quello di Trump più che un piano preciso è un modo per uscire dall’impasse degli ultimi anni», ha detto Steve Witkoff, inviato del presidente per il Medio Oriente, a un evento organizzato negli Stati Uniti dal Fondo sovrano saudita.

Ma resta un’incognita: a chi mettere in mano il tutto? Sulla possibile uscita di scena di Hamas a favore dell’Anp si è detto molto, ma poco è successo. E comunque Israele non accetterebbe. Scartati anche i clan di Gaza, su cui Israele aveva provato a scommettere, sembrerebbero risalire le quotazioni di Mohammed Dahlan, ex uomo forte di Fatah a Gaza, cacciato da Hamas e poi autoesiliatosi negli Emirati per contrasti con il presidente Abu Mazen. Sarebbe lui l’uomo indicato dagli emiratini come la persona per gestire la delicatissima partita, secondo il quotidiano israeliano Maariv. L’interessato nicchia. «Ha più volte detto che non gli interessa nessuna posizione ufficiale a Gaza o a Ramallah – ci dice da Dubai il suo braccio destro Dimitri Dilani – ma è pronto a sostenere ogni organismo di governo che si occupi di Gaza, se sarà il frutto di una decisione collettiva».

Leggi i commenti