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Pentagono, Trump licenzia il leader afro americano dell’esercito Brown: “È a favore dell’inclusione”

(reuters)

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Il segretario alla Difesa Hegset ha silurato ance anche altri capi delle forze armate americane: l’obiettivo è cancellare la cultura woke
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WASHINGTON - Le purghe di Trump al Pentagono sono cominciate, con il licenziamento del capo degli Stati Maggiori Riuniti Charles Brown e altri leader delle forze armate. Decisioni prese per ragioni politiche, ossia eliminare chiunque abbia abbracciato le iniziative per la diversità e l’inclusione, e non per la qualità del lavoro fatto dalle persone prese di mira. Una scelta che mette a rischio l’efficacia e la funzionalità della macchina militare americana, e quindi la sicurezza degli Stati Uniti e dei loro alleati, a cui vanno aggiunti i tagli di spesa e personale a cui il nuova segretario alla Difesa Hegseth sta già lavorando.

Venerdì sera Brown ha ricevuto la telefonata che lo informava della fine della sua carriera, dopo anni di servizio che lo hanno portato dal ruolo di pilota a quello di capo delle forze armate. È curioso che Brown, un afro americano, era stato promosso alla guida della Air Force nel 2020 proprio da Trump, che allora lo aveva elogiato come "patriota e grand…

WASHINGTON - Le purghe di Trump al Pentagono sono cominciate, con il licenziamento del capo degli Stati Maggiori Riuniti Charles Brown e altri leader delle forze armate. Decisioni prese per ragioni politiche, ossia eliminare chiunque abbia abbracciato le iniziative per la diversità e l’inclusione, e non per la qualità del lavoro fatto dalle persone prese di mira. Una scelta che mette a rischio l’efficacia e la funzionalità della macchina militare americana, e quindi la sicurezza degli Stati Uniti e dei loro alleati, a cui vanno aggiunti i tagli di spesa e personale a cui il nuova segretario alla Difesa Hegseth sta già lavorando.

Venerdì sera Brown ha ricevuto la telefonata che lo informava della fine della sua carriera, dopo anni di servizio che lo hanno portato dal ruolo di pilota a quello di capo delle forze armate. È curioso che Brown, un afro americano, era stato promosso alla guida della Air Force nel 2020 proprio da Trump, che allora lo aveva elogiato come "patriota e grande leader". Hegseth però è andato al Pentagono con l’obiettivo primario di eliminare la cultura "woke", e quindi ha preso di mira Brown perché ha appoggiato le politiche DEI su diversità e inclusione, sperando che il colore della sua pelle non sia stato un fattore determinate del licenziamento.

Con lui sono stati cacciati anche "l’italiana" Lisa Franchetti, capo della Navy; James Slife, vice dell’Air Force; e i consiglieri legali di tre forze dell’apparato militare. Al posto di Brown Trump ha nominato Dan Caine, generale a tre stelle dell’Aeronautica ora pensionato, che lo aveva colpito durante il primo mandato indicandogli la strategia per sconfiggere l’Isis. Non aveva guastato poi che secondo alcune voci, da lui smentite, Caine aveva indossato un cappello del movimento Maga quando il presidente lo aveva incontrato in Iraq.

Cacciare il capo degli Stati Maggiori Riuniti nel corso del mandato quadriennale è una pratica molto inusuale, perché la leadership dell’apparato militare dovrebbe essere apartitica e non seguire i tempi degli avvicendamenti tra le amministrazioni. Trump però pretende fedeltà dai membri dell’amministrazione, mentre Hegseth mette la crociata anti woke davanti a tutto.

Il segretario ha dato anche ordine al Pentagono di preparare tagli dell’8% alla spesa per ognuno dei prossimi cinque anni, e riduzioni del personale civile che sono stati congelati perché potrebbero essere illegali. Gli effetti su morale ed efficienza dell’apparato militare non sono difficili da immaginare.

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