BERLINO — Ieri mattina il capi dell’Afd, Alice Weidel e Tino Chrupalla, si sono presentati raggianti in conferenza stampa, prima di cominciare la solita tirata contro i partiti che li escludono da tutto e la stampa ostile. Ma a un certo punto, Chrupalla ha rivelato di aver ricevuto un paio di messaggi di congratulazioni da giocatori della Nazionale di calcio e da ex campioni del Bayern: «Con tanti saluti a Uli Hoeness», l’ex campione del mondo che si è espresso spesso in modo critico verso l’Afd.
È uno dei tanti sintomi dell’inquietante diffusione dell’ultradestra. Che ormai ha infestato anche la classe operaia. Le fabbriche “rosse” dell’industria renana, le catene di montaggio dei grandi marchi dell’auto, i giganteschi altiforni dell’acciaio si stanno tingendo di blu, il colore della destra nazionalista Afd. Che da anni non scioglie la sua ambiguità tra un’anima ordoliberale e una statalista, ma che con le sue cupe profezie sul tramonto della Germania ha riempito di paure milion…
BERLINO — Ieri mattina il capi dell’Afd, Alice Weidel e Tino Chrupalla, si sono presentati raggianti in conferenza stampa, prima di cominciare la solita tirata contro i partiti che li escludono da tutto e la stampa ostile. Ma a un certo punto, Chrupalla ha rivelato di aver ricevuto un paio di messaggi di congratulazioni da giocatori della Nazionale di calcio e da ex campioni del Bayern: «Con tanti saluti a Uli Hoeness», l’ex campione del mondo che si è espresso spesso in modo critico verso l’Afd.
È uno dei tanti sintomi dell’inquietante diffusione dell’ultradestra. Che ormai ha infestato anche la classe operaia. Le fabbriche “rosse” dell’industria renana, le catene di montaggio dei grandi marchi dell’auto, i giganteschi altiforni dell’acciaio si stanno tingendo di blu, il colore della destra nazionalista Afd. Che da anni non scioglie la sua ambiguità tra un’anima ordoliberale e una statalista, ma che con le sue cupe profezie sul tramonto della Germania ha riempito di paure milioni di lavoratori.
Ormai oltre un terzo degli operai mette la sua croce sul partito di Weidel. Alle europee erano stati il 33%, domenica sono saliti al 38%. L’Afd è di gran lunga il primo partito tra i colletti blu, al di là dell’Elba uno su due li vota. Stiamo parlando di un terzo degli otto milioni di operai tedeschi, il 17% della forza lavoro.
Come trent’anni fa in Italia, quando la Lega conquistò le fabbriche mettendo in minoranza la sinistra, l’avanzata dell’Afd sta riducendo la Spd all’irrilevanza. Il partito di Olaf Scholz, storicamente vicino al più grande sindacato metalmeccanico del mondo, Ig Metall, non fa più presa sugli operai. «Dal punto di vista programmatico», sostiene Klaus Doerre, professore di Sociologia industriale dell’Università di Jena, «l’Afd è ancora un partito radicalmente orientato all’economia di mercato. Ma gli ideologi della Nuova destra si sono rivelati “maestri dell’ambivalenza” e conciliano idee apparentemente incompatibili». Secondo il sociologo di Jena, «sfruttano un vuoto politico lasciato soprattutto dalle sinistre». E a est il fenomeno è ancora più marcato perché lì gli operai si sentono «denigrati tre volte: come lavoratori, come “Ossi”, tedeschi dell’Est, e come uomini».
A Repubblica il consigliere di fabbrica della Volkswagen di Hannover, Stavros Christidis, si dice «molto allarmato» dalla popolarità crescente dell’Afd tra i suoi colleghi. E l’esponente di Ig Metall mette anche in guardia da un nuovo sindacato che si sta facendo largo in alcune fabbriche, il Zentrum Automobil, vicino all’Afd. L’allarme è ormai tale che il Dgb, l’associazione che raggruppa i principali otto sindacati tedeschi e conta 5,7 milioni di iscritti, ha pubblicato un appello contro il partito di Weidel dal titolo eloquente: “Afd: il nemico dei lavoratori”. L’ultradestra, ricorda il Dgb, è contraria all’aumento del salario minimo, ai finanziamenti pubblici per estendere i nidi, a una tassazione più pesante per i super ricchi. Insomma, chi sceglie Afd vota contro il proprio interesse.