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L’alto dirigente di Hamas: “Vista la distruzione a Gaza oggi non sosterrei l’attacco del 7 ottobre”

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Intervistato dal New York Times, il capo delle relazioni estere del gruppo ha detto che non avrebbe appoggiato l’aggressione allo Stato ebraico se avesse saputo le devastanti conseguenze provocate dall’operazione
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LONDRA – Per la prima volta dall’inizio della guerra di Gaza, un alto dirigente di Hamas si pente per l’attacco a Israele del 7 ottobre 2023 che ha dato inizio al conflitto. Intervistato dal New York Times, Mousa Abu Marzouk, capo delle relazioni estere del gruppo fondamentalista, ha detto che non avrebbe appoggiato l’aggressione allo Stato ebraico se avesse saputo le devastanti conseguenze provocate dall’operazione. Circa 1200 israeliani hanno perso la vita nell’attacco di un anno e mezzo fa, il maggior numero di ebrei uccisi in un giorno dall’Olocausto in poi; quasi 50 mila dei due milioni di palestinesi di Gaza sono morti per effetto della reazione militare israeliana, in cui l’80 per cento degli edifici della Striscia sono stati danneggiati o distrutti.

Se gli avessero detto quale sarebbe stata l’entità della risposta israeliana, afferma ora Marzouk nell’intervista, sarebbe stato “impossibile” per lui appoggiare l’attacco del 7 ottobre. L’alto funzionario di Hamas afferma di …

LONDRA – Per la prima volta dall’inizio della guerra di Gaza, un alto dirigente di Hamas si pente per l’attacco a Israele del 7 ottobre 2023 che ha dato inizio al conflitto. Intervistato dal New York Times, Mousa Abu Marzouk, capo delle relazioni estere del gruppo fondamentalista, ha detto che non avrebbe appoggiato l’aggressione allo Stato ebraico se avesse saputo le devastanti conseguenze provocate dall’operazione. Circa 1200 israeliani hanno perso la vita nell’attacco di un anno e mezzo fa, il maggior numero di ebrei uccisi in un giorno dall’Olocausto in poi; quasi 50 mila dei due milioni di palestinesi di Gaza sono morti per effetto della reazione militare israeliana, in cui l’80 per cento degli edifici della Striscia sono stati danneggiati o distrutti.

Se gli avessero detto quale sarebbe stata l’entità della risposta israeliana, afferma ora Marzouk nell’intervista, sarebbe stato “impossibile” per lui appoggiare l’attacco del 7 ottobre. L’alto funzionario di Hamas afferma di non essere stato a conoscenza del piano specifico di attacco previsto per quel giorno, pur avendo dato il suo sostegno alla strategia generale di un’offensiva militare contro Israele. “Ma se mi fossi aspettato che accadesse quello che è poi accaduto, per quanto mi riguarda non ci sarebbe stato un 7 ottobre”, osserva.

Il 74enne capo delle relazioni estere, residente in Qatar come altri dirigenti del gruppo jihadista, ha anche espresso al quotidiano newyorchese una certa disponibilità a negoziare un disarmo di Hamas a Gaza: uno dei punti più difficili da risolvere nel negoziato in corso con Israele, mediato da Usa, Egitto e Qatar, per il futuro della Striscia. Il governo israeliano ha indicato ripetutamente che vuole smantellare ogni capacità militare di Hamas. “Siamo pronti a discutere di tutto”, dichiara Marzouk al riguardo nell’intervista.

Più tardi le sue parole sono state in parte rettificate da un portavoce di Hamas, secondo cui i commenti riportati dal New York Times sono “inesatti” e citati fuori contesto. La posizione ufficiale di Hamas riguardo alle armi, riafferma il portavoce, è che “non possono essere abbandonate finché dura l’occupazione della nostra terra”. Come minimo, commentano vari analisti di affari mediorientali, l’intervento di Marzouk segnala contrasti al vertice di Hamas nella linea da tenere nel negoziato sul proseguimento del cessate il fuoco.

Il capo delle relazioni estere, che ha vissuto alcuni anni in esilio negli Stati Uniti, è considerato un esponente dell’ala più pragmatica del gruppo. Alla domanda se è legittimo che Hamas presenti l’esito della guerra di Gaza come una vittoria, Marzouk ha risposto: “E’ come se una persona normale combatte un incontro di boxe contro Mike Tyson. Se a fine combattimento quella persona è ancora in piedi, può dire di avere vinto”. Ma davanti all’ecatombe e alla distruzione di Gaza, si capisce che lui, con il senno di poi, su quel ring non ci sarebbe salito.

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