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A Buenos Aires le preghiere nella chiesa d’infanzia di Papa Francesco: “Ci sentiamo la sua famiglia”

(afp)

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Da quando Bergoglio è stato ricoverato i fedeli si sono radunati nella Basilica di San José de Flores ogni giorno. Lo stesso accade nelle chiese dei quartieri più poveri che il pontefice non ha mai abbandonato: “Per lui non siamo mai stati gli ultimi”
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BUENOS AIRES – Liliana prega con gli occhi chiusi e il rosario in mano, seduta su una panca della Basilica di San José de Flores a Buenos Aires. Ha 71 anni e fa l’infermiera. “Questa non è la chiesa che frequento abitualmente – spiega – Vivo in un altro quartiere, ma oggi sono venuta qui a pregare per la salute del Papa”.

Liliana è una delle centinaia di fedeli che, da quando Papa Francesco è stato ricoverato in ospedale, sono venuti a pregare per lui nella chiesa d’infanzia di Bergoglio, quella in cui ha passato i suoi primi anni e dove ha sentito per la prima volta la “chiamata di Dio”, come assicura don Patricio, oggi parroco della basilica. Ogni giorno nella basilica si svolgono 3 messe per pregare insieme per salute del Papa, ma a qualsiasi ora la chiesa è invasa dai fedeli. “Ci sentiamo la sua famiglia – assicura don Patricio – Qui ci sono persone che lo conoscono da sempre, da quando era un bambino. Stiamo vivendo questi giorni con grandissima apprensione e facciamo l’unica co…

BUENOS AIRES – Liliana prega con gli occhi chiusi e il rosario in mano, seduta su una panca della Basilica di San José de Flores a Buenos Aires. Ha 71 anni e fa l’infermiera. “Questa non è la chiesa che frequento abitualmente – spiega – Vivo in un altro quartiere, ma oggi sono venuta qui a pregare per la salute del Papa”.

Liliana è una delle centinaia di fedeli che, da quando Papa Francesco è stato ricoverato in ospedale, sono venuti a pregare per lui nella chiesa d’infanzia di Bergoglio, quella in cui ha passato i suoi primi anni e dove ha sentito per la prima volta la “chiamata di Dio”, come assicura don Patricio, oggi parroco della basilica. Ogni giorno nella basilica si svolgono 3 messe per pregare insieme per salute del Papa, ma a qualsiasi ora la chiesa è invasa dai fedeli. “Ci sentiamo la sua famiglia – assicura don Patricio – Qui ci sono persone che lo conoscono da sempre, da quando era un bambino. Stiamo vivendo questi giorni con grandissima apprensione e facciamo l’unica cosa che come cristiani possiamo fare: preghiamo per la sua salute”.

Proprio davanti all’altare è esposto un grande primo piano di Bergoglio, davanti al ritratto c’è una donna che sta pregando. Si chiama Barbara, ha 50 anni e fa la maestra. Sta pregando dalle prime ore dell’alba e spiega: “Oggi non mi sentivo bene, ma sono venuta lo stesso. Qui mi sento vicina a Papa Francesco”. Mentre la donna sta parlando passa un giornalista che sta riprendendo la chiesa con una telecamera, e Barbara aggiunge: “In questi giorni ci sono sempre telecamere nella Basilica. Non mi piace perché per me pregare è un atto molto intimo, ma spero che le immagini che riprendono possano arrivare fino al Papa e che possa vedere che il suo popolo prega per lui”.

Le pareti della grande chiesa, che si trova in un quartiere popolare della capitale argentina, sono colme di riferimenti a Bergoglio. Ci sono ovunque sue foto o ritratti e ci sono diverse placche che ricordano il suo legame con la basilica. Nella chiesa opera ogni giorno una mensa per i poveri e le vie antistanti sono affollate da moltissime persone costrette a vivere per strada. Un numero cresciuto molto negli ultimi anni, soprattutto da quando è iniziato il governo di Javier Milei con le sue rigide manovre finanziarie: oggi in Argentina oltre il 52% della popolazione vive in povertà assoluta.

(afp)

Il ricovero di Bergoglio, il primo Papa latinoamericano, è seguito con apprensione non solo dai fedeli ma anche dai politici del continente sudamericano. Sono tantissimi i leader che hanno espresso preoccupazione e vicinanza al Papa negli ultimi giorni, dal presidente brasiliano Lula al colombiano Gustavo Petro.

Ma spicca un’eccezione: il presidente argentino, l’ “anarchico-capitalista” Javier Milei, non ha ancora scritto un singolo messaggio riferendosi alla salute di Bergoglio, che in passato ha duramente criticato il suo governo. Nessun rappresentante dell’attuale governo ha inoltre partecipato alla messa pubblica che si è svolta lo scorso 24 febbraio a Plaza Constitución, una delle aree più marginalizzate di Buenos Aires, e a cui hanno partecipato centinaia di fedeli e politici locali. A celebrare la messa è stato l’arcivescovo di Buenos Aires, Jorge García Cuerva, che dall’altare ha ricordato che proprio in questa “piazza degli esclusi”, quando Papa Francesco era un cardinale “denunciava le tante ingiustizie sofferte dai più poveri, a cui si univa per richiedere migliori condizioni di vita”.

(reuters)

Da giorni le chiese delle “villas” (le zone più povere del Paese) e dei quartieri popolari si trovano in stato di “preghiera permanente”, con i fedeli che pregano per la salute del Papa per tutta la notte e per tutto il giorno. Papa Francesco infatti, sin dall’inizio del suo sacerdozio, ha sempre frequentato i quartieri più poveri del Paese, spendendosi e aiutando le comunità più marginalizzate.

All’ingresso della piccola chiesa della Villa 21-24, la più grande di Buenos Aires ubicata nel quartiere di Barracas, c’è un via vai di persone. Sulle panche sono inginocchiate decine di fedeli in preghiera, ma nella chiesa non c’è silenzio. Chi si incontra qui si abbraccia, si confronta sulle ultime novità sulla salute del Papa e si organizza per le prossime messe e preghiere pubbliche. “Io, come donna povera, mi sono sempre sentita un’emarginata – spiega Maria, 45 anni – Ma con Papa Francesco è stato diverso. Io con lui mi sono sempre sentita messa al primo posto, sapevo che al centro delle sue preghiere ci siamo sempre stati noi. Per lui non siamo mai stati gli ultimi”. Vicino a Maria è seduto Francisco, operaio di 21 anni, che dice: “Vengo qui tutti giorni, appena finisco di lavorare. È il nostro Papa e lo sarà sempre, lo aspettiamo qui quando starà meglio”.

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