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Perché la Russia non celebra mai l’anniversario dell’inizio del conflitto in Ucraina

(afp)

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Ieri Putin ha avuto un colloquio con Xi e ha rilasciato un’intervista in cui ha attaccato Zelensky e aperto a un accordo con gli Usa sulle terre rare, ma non ha mai citato l’anniversario. I politologi: “Uno Stato che non si pente di aver iniziato un’aggressione non ne ricorda l’inizio, ma la fine”
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Al Palazzo di Stato del Cremlino va in scena il balletto “Le Corsaire” ispirato al poema di Lord Byron, mentre nel vicino Parco Zarjade, a due passi da San Basilio e Piazza Rossa, si festeggia la Maslenitsa, il “Carnevale russo”, con blini e birre al miele. Il terzo anniversario dall’inizio dell’offensiva in Ucraina - che qui, per minimizzare, si continua ostinatamente a chiamare “Operazione Militare Speciale” - passa in sordina.

Non che gli anni precedenti fosse andata diversamente. La “commemorazione”, per così dire, era stata sempre anticipata alla vigilia e fatta coincidere con la Giornata dei Difensori della patria: nel 2023 un concerto-raduno nello stadio Luzhniki di Mosca, poi un festival musicale “Non abbandoniamo i nostri”, quest’anno andato in onda domenica sulla tv Pervyj Kanal, “Primo canale”. Sul palco la solita sfilata di solisti e gruppi patriottici come il cantante Shaman o la band Nashi. Nulla di più.

Lo stesso presidente Vladimir Putin ha parlato domenica in occ…

Al Palazzo di Stato del Cremlino va in scena il balletto “Le Corsaire” ispirato al poema di Lord Byron, mentre nel vicino Parco Zarjade, a due passi da San Basilio e Piazza Rossa, si festeggia la Maslenitsa, il “Carnevale russo”, con blini e birre al miele. Il terzo anniversario dall’inizio dell’offensiva in Ucraina - che qui, per minimizzare, si continua ostinatamente a chiamare “Operazione Militare Speciale” - passa in sordina.

Non che gli anni precedenti fosse andata diversamente. La “commemorazione”, per così dire, era stata sempre anticipata alla vigilia e fatta coincidere con la Giornata dei Difensori della patria: nel 2023 un concerto-raduno nello stadio Luzhniki di Mosca, poi un festival musicale “Non abbandoniamo i nostri”, quest’anno andato in onda domenica sulla tv Pervyj Kanal, “Primo canale”. Sul palco la solita sfilata di solisti e gruppi patriottici come il cantante Shaman o la band Nashi. Nulla di più.

Lo stesso presidente Vladimir Putin ha parlato domenica in occasione della giornata dedicata alle forze armate. “Così ha voluto il destino. Così ha voluto il Signore, se così posso dire. Sulle nostre spalle è ricaduta una missione tanto difficile quanto onorevole: difendere la Russia”, ha detto consegnando le onorificenze ai reduci dal fronte ucraino.

Ieri invece ha chiamato il presidente cinese Xi Jinping quasi a voler smentire che la nuova amministrazione statunitense sia riuscita a creare crepe nella loro “partnership senza limiti”. E in nottata ha tenuto un incontro col governo sulle terre rare e concesso un’intervista al giornalista Pavel Zarubin per dirsi aperto alla cooperazione sui metalli con gli Stati Uniti e indicare così a Donald Trump una via per l’intesa proprio mentre il presidente statunitense era a colloquio col leader francese Emmanuel Macron. Nessun accenno all’anniversario.

“Non c’è nulla di sorprendente nel fatto che il 24 febbraio non sia diventato una data sacra per la Russia odierna”, commenta il politologo Mikhail Komin. “L’inizio di una guerra non viene commemorata a livello nazionale, a meno che non sia associato al dolore e al rimpianto. Se uno Stato non si pente di aver iniziato una guerra, non ne ricorda l’inizio, ma la fine o le battaglie importanti che hanno portato alla vittoria”. Ed è per questo che negli anni scorsi si sono tenuti concerti, allo stadio Luzhniki o in Piazza Rossa, per celebrare l’annessione della Crimea il 18 marzo o delle quattro ragioni del Sudest Ucraina il 30 settembre.

Al momento ricordare che il conflitto è iniziato tre anni fa vorrebbe dire ricordare che non è ancora finito, a dispetto dell’appellativo “operazione militare”. E, secondo l’analista politico Andrej Pertsev, è improbabile che il 24 febbraio diventi una data speciale anche quando il conflitto finirà. “Il culto della vittoria in sé non implica un giorno di lutto e di ricordo. Una cosa è la Grande Guerra Patriottica (come in Russia chiamano la Seconda Guerra Mondiale, ndr), quando siamo stati attaccati, ma qui, che cosa c’è da ricordare? Che siamo stati noi a iniziare la guerra? L’enfasi sarà molto probabilmente sul “Giorno della Vittoria””.

Al Cremlino non dispiacerebbe se la vittoria su quello che chiama “regime nazista ucraina” coincidesse con la vittoria sul Terzo Reich che viene commemorata il 9 maggio con una parata in Piazza Rossa e di cui quest’anno ricorrono gli 80 anni. Xi Jinping ieri ha ribadito che ci sarà.

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